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Satisfiction » Zeig
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Recensioni Autore: Martino Ciano / Giraldi editore / pp. 144 / € 11

Zeig

Recensione di Anna Vallerugo
Zeig

Sempre più di rado il filone post-apocalittico viene scelto per profetizzare orwellianamente un futuro disastroso ma di marca ipotetica: negli ultimi anni gli autori che lo prediligono lo piegano a diagnosi ideologica di un tempo ben riconoscibile come quello presente, dove già si intravvedono tutti i semi di una tremenda corruzione.

Così è anche in Zeig (Giraldi Editore), terzo romanzo di Martino Ciano, giovane giornalista calabrese e sensibile critico letterario dove a parlare è la voce di Marselo, operaio a Colpaca, luogo immaginario in cui apparenze e realtà si rincorrono, si sommano e si elidono.

È nato da una crisi economica profonda questo Mondo nuovo, dove i modelli di società tradizionale sono ribaltati a favore di una sottomissione del singolo senza compromesso: a Colpaca il vivere è possibile soltanto se ci si consegna – col corpo, ma soprattutto con l’anima – alla Titti-Teet-Troot, fabbrica grande madre che provvede a ogni bisogno materiale dei suoi figli-adepti favorendo (in un obnubilamento sintetico coatto) l’alimentare una compulsione al consumo, alla produzione massificata.

Una volta che il corpo è in pace viene ad annullarsi il bisogno di relazioni significative, di amori, di letture, e di coltivare dubbi: l’ultima, in special modo. È solo il desiderio materiale che va perseguito, assuefatto, è lui che contorna e delimita la vita tutta di chi abita la città immaginaria, che deve assopire la coscienza e assecondare i ritmi della Valle di Cristallo, toponimo pieno di una poesia del tutto inesistente, annullata, mai perseguita.

Dove sopravvivono, invece, umanità, incertezze, la ricerca, dove le arti, la letteratura, la parola? In un luogo dedicato, a Redimos, spazio che accoglie filosofi, tossici letterati, erotomani mentali, anonimi sognatori.

Gran burattinaio e signore assoluto di tutto il regno è la figura tragica di Gesualdo Istorio, colui che convince la mandria operaia dell’inesistenza del tempo e azzera la Storia passata così come la possibilità di quella futura.

È con lui che verrà in contatto non tanto Marselo, personaggio che percorre e viene percorso dalla follia di Colpaca ma la sua anima, Zeig, libera di vagare per Redimos, guidato da una Beatrice che altri non è che sua sorella (in un suggerimento, si ipotizza, di poter trovare una salvezza nei soli rapporti familiari).

Marselo si sdoppia in Zeig: scisso, si osserva dal di fuori, due stadi di coscienza innestati su una stessa persona come li definisce Alessandro Vergari nella puntuale postfazione. Sono gli occhi di Zeig (nome che il protagonista condivide, l’ironia è voluta, con il prodotto industriale più venduto a Colpaca, una barretta di cioccolata) a confrontare i due mondi, i due inferi, piuttosto, perché anche quella di Redimos scopriremo essere luce solo apparente, con scrittori che digrignano i denti…concorrenti in una competizione a chi batte meglio, schiavi anch’essi in modo e misura diverso di un ente superiore che detta regole, impone comportamenti, punisce ogni deviazione dalla Via.

L’alternativa, vedremo, è apparente ed è illusorio ogni tentativo di rivoluzione: l’Uomo rimane condannato a un eterno presente (infinitamente ripetibile) un circo che vuole tutti allegri, di luci che non illuminano.

Visionario, complesso, borghesiano, il romanzo di Martino Ciano poggia su una lingua ricca di accostamenti arditi e ripetute sinestesie in un ritratto riuscito di inferno possibile. Distaccandosi da buona parte di scritture su un mondo guasto più presente che futuro, Ciano umanizza la tela di fondo dove fa muovere i suoi personaggi, donando alla metallica Colpaca e ai macchinari in perenne movimento della Teet Tit Troot una marcata carnalità, lasciandoci intuire che il loro fascino di fredda città meccanizzata e di fabbrica di uomini-automi nascondono tracce di un’attrazione sottile e perversa dove i luoghi si fanno accoglienti madri universali ma anche prostitute attente ai bisogni di ognuno, premurose in ogni dove, al limite in una sensualità malata.

Lontano da tentazioni manichee, Ciano mescola con padronanza i bianchi e i neri, insinua dubbi, suscita sconcerto, si prova in una trama di fili complessi, mantenuti in tensione fino all’epilogo non scontato, senza concedere nulla alla retorica della salvezza.


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