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Satisfiction » Vladimir Orlov, Danilov, il violista
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Recensioni Autore: Vladimir Orlov / Carbonio editore / pp. 464 / € 17.50

Vladimir Orlov, Danilov, il violista

Recensione di Claudio Della Pietà
Vladimir Orlov, Danilov, il violista

Basta, basta, basta! Ne ho abbastanza di tutto! Dei soldi, delle donne, dei divertimenti e dei confort! Sono tutte bazzecole, puro rivestimento. Sono dei mezzi per garantire l’esistenza! Ma la vera esistenza dov’è? Dove? Presto o tardi, noi tutti, saremo soli di fronte all’essenza della vita, e cosa faremo allora? Niente! La vita ce la siamo già giocata…”

Leggere con discreta assiduità, porta a conoscere un buon numero di autori. Chi prima e chi dopo finisce per innamorarsi della loro scrittura e leggerà tutto ciò che è disponibile di alcuni di loro, frequentando i mercatini dell’usato più nascosti. Così accade a chi ama la musica, la pittura e ogni forma d’arte.

Io ho letto molto, non tutto, di due autori letterari, Kurt Vonnegut e Igor Semyonovich Shteyngart, e come non pensare a loro mentre leggevo e mentre vi racconto ora la mia lettura appassionata de “Danilov, il violista” di Vladimir Orlov, pubblicato in Italia per la prima volta da Carbonio Editore, con la bella traduzione di Daniela Liberti, a distanza di ben trentanove anni dalla prima pubblicazione in Russia. E dopo aver pensato a Kurt e Igor (detti così sembrano Rocky e Ivan Drago), ho pensato proprio al tempo. Trentanove anni. E ho detto a me stesso: “Ma ti rendi conto, in trentanove anni, in un luogo così grande come la Russia, quanti potrebbero essere i capolavori come questo da portare ai lettori? Fossero anche solo due ogni anno gli autori top, che hanno scritto un numero ragionevole di romanzi ciascuno, staremmo parlando di centinaia di libri, il catalogo di una nuova casa editrice! Tutto questo è strabiliante. Quindi complimenti a Carbonio.

E veniamo a questo capolavoro, già davanti ai nostri occhi, veniamo a questo romanzo folle, come “Il manuale del debuttante russo” di Shteyngart, come “Cronosisma” di Vonnegut, e tanti altri ancora, dove folle significa letteralmente “TUTTO”, un romanzo che è tutto, contiene tutto, dice tutto e io lettore devo essere disposto a tutto, prima di iniziare. Devo essere disposto a leggere 100/200 pagine di fila, e poi a fermarmi improvvisamente e per tre giorni su due paragrafi. E’ un romanzo impervio, quasi 500 pagine da scalare come uno degli “8000” del Nepal, dove non si parte stasera alla data ora e tanto meno si arriva fra due giorni alla tal altra ora, ma si parte consci di tutti i rischi da prendersi, certi di rimanere abbagliati, affascinati, rapiti e spaventati dalle evoluzioni di una penna come quella di Orlov.

Danilov è un demone in missione sulla terra con compiti ben precisi, simili o diversi da altri suoi colleghi, e dichiara subito la sua natura, ove la copertina accattivante non fosse sufficiente. Ma l’uomo sappiamo che è ben capace, senza troppi sforzi, di essere più diavolo di Lucifero, e così Danilov rimane lui incantato dall’essere umano. Lui che doveva ipnotizzare, si fa incantare dall’arte, dai luoghi, dalle persone, dalle donne come dagli uomini, e finisce per svolgere il compito che gli è stato assegnato in modo scorretto. I suoi capi, chi lo ha mandato, non è contento, anzi la preoccupazione è così grande che viene attentamente controllato, spiato, seguito (siamo in Russia ricordate?), e viene infine convocato davanti ad una commissione speciale, all’ora x.

Siamo solo all’inizio, e il materiale narrativo accumulato è già tantissimo. Cosa potrà succedere da qui alla fine? La domanda è il trampolino di lancio che spinge il lettore a proseguire, avido di nuove scoperte, di personaggi curiosissimi, di apparati e meccanismi statali e sociali spassosissimi.

Più si conosce Danilov, demone umano, più si conoscono i suoi amici “spiriti domestici”, e più si familiarizza con il quotidiano divenire dell’andazzo moscovita, più matura nel lettore il desiderio di avere a disposizione un demone personale, e con lui la piastrina che porta al polso, spostando la quale può decidere se vivere da uomo o da demone, in base alla convenienza del momento. Chissà, ho anche pensato che forse non c’è differenza, forse il nostro demone personale è da sempre in noi, ma soprattutto io oggi non saprei scegliere.

Aspetto le vostre analisi, aspetto di incontrarvi per capire da che parte sta la vostra piastrina a fine lettura.

Buon divertimento.

Claudio

L’uomo dal naso puntuto terminò la sua lettura. Cadde il silenzio. Solo gli uccelli invernali si lanciavano l’un l’altro dei richiami. ‘Loro cantano’ rifletteva Danilov ‘per loro non fa differenza, se hanno talento, genio, se vivono inutilmente da uccelli oppure no. Cantano e a loro è sufficiente. E indifferente. Questo posto è così perfetto, sotto i tigli e le betulle. In ogni dove c’è uguaglianza…’.”


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