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Satisfiction » Un uomo da niente
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Recensioni Autore: Jim Thompson / Einaudi / pp. / € 17

Un uomo da niente

Recensione di Enzo Baranelli
Un uomo da niente

“I libri di Thompson […] sono oggetti rari e meravigliosi: diamanti di seconda scelta forse, ma pur sempre diamanti. Fatti per essere usati, e non ammirati, hanno i loro grossi difetti. Eppure messi controluce, riflettono le nuove prospettive di un mondo che credevamo di conoscere. E sanno penetrare a fondo oltre lo schermo dietro il quale la vita svolge il suo corso” James Sallis, “Tre vite difficili”, Giano, 2004 (JS).
Jim Thompson, alcolizzato come molti suoi protagonisti, come Clinton Brown, “l’uomo da niente” attorno a cui ruota questo romanzo di cui è la voce narrante: Brownie, il correttore di bozze/giornalista in una città dal nome programmatico, Pacific; Jim Thompson, ispiratore di registi e scrittori, probabilmente uno degli ultimi sottovalutati scrittori della narrativa americana del dopoguerra,  è morto a Hollywood nel 1977. Non aveva un soldo. Il crimine non paga, ma neppure scriverne rende abbastanza: almeno non vi renderà ricchi. Se avete talento. Può ingrassare i conti bancari solo se siete intrattenitori per un pubblico dalla bocca buona (come Dicker, Cornwell, Grisham, Patterson e sodali). E’ triste che “La strana vita di Cutter e Bone” di Newton Thornburg non sia, oltre che a un libro di culto, un capolavoro che riesca a raggiungere più persone. Il problema con le persone è che se provi a cercarle o a spiegare, il problema è che non si fanno trovare: rifuggono la letteratura, temendo di trasformarsi in zombie che si aggirano tra gli scaffali di librerie distrutte con lo sguardo fisso. L’inferno non sono gli altri come disse Sartre, ma “quasi tutti” gli altri.
Einaudi propone ”Un uomo da niente”, buon romanzo del 1954 (“Colpo di spugna – Pop. 1280” è del 1964, “Bad Boy” è del 1953, mentre “L’assassino che è in me” risale al 1952). Thompson per oltre dieci anni ha lavorato su canovacci forniti dall’editore, stravolgendoli fino ad adeguarli alla propria disperata visione della società. In “Un uomo da niente” il lettore s’imbatte in una scena di un omicidio (il primo): la visione di Clinton Brown crea un’atmosfera disturbante, vicina al delirio psicotico, simile a quella de “Il corridoio della paura” di Samuel Fuller, film del 1963: “Quella tremenda ubriachezza da sobrio, con tutte le sue terribili domande, cominciò a svanire. Così era andata e così sarebbe dovuta andare. Eppure era difficile lasciarla in quelle condizioni. Mi sembrava ci fosse da dare il tocco finale. Qualcosa che Ellen aveva sempre voluto, forse, senza rendersene conto. […] E lasciai cadere i fiammiferi”.
“Thompson ha osato conferire dignità letteraria agli impulsi più proibiti e ha tentato di sistemarli in un contesto tale da rendere impossibile l’istintiva condanna del lettore. Così facendo, ci ha detto ben più di quanto fossimo disposti a sapere. Tuttavia, dovremmo starlo a sentire” Geoffrey O’Brien citato in JS. L’elemento disturbante della narrativa di genere, il seme che avrebbe dato i suoi veri frutti dopo oltre vent’anni, era stato gettato. Clinton Brown in “Un uomo da niente” è la variazione sul tema ossessivo su cui si basa la narrativa di Jim Thompson: raccontare l’inferno sulla terra. “Oggi come cicatrici dell’infanzia, come ricordi ed esperienze che ci hanno segnato in un modo che abbiamo appena iniziato a capire, questi libri stanno rientrando nella memoria collettiva di un’America che, almeno per certi versi, ha assunto la sagoma, la forma che per la prima volta aveva scoperto proprio in quei libri, riflessa negli strani specchi di Jim Thompson” (JS).

Cabaret Bisanzio


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