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Satisfiction » Ti strappo e ti getto in pasto ai cani
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Recensioni Autore: Alessio Viola / Caratteri Mobili / pp. 132 / € 15

Ti strappo e ti getto in pasto ai cani

Recensione di Claudio Della Pietà
Ti strappo e ti getto in pasto ai cani

Filologia delle parole ultime.

Leggendo il nuovo romanzo di Alessio Viola, usciranno commenti del tipo: “Che tenerezza, che delicatezza, che tatto, che penna…”.
Io dico che forza, che potenza, che coraggio, che paio di palle, mi verrebbe anche da dire, per sdrammatizzare.
Andare dall’urologo è molto faticoso, figuriamoci descriversi nudi davanti ad un gran numero di persone mascherate di verde, per lo più donne di solito, che ti palpeggiano, ti infilano un piacevolissimo catetere, e te lo ricordano due, tre volte, come se ribadendo il fatto facesse meno male, e conclusa la tortura (ma tu hai ancora bruciori indicibili) ti chiedono: è preoccupato ?
Alessio Viola descrive in modo impeccabile sia il giorno della biopsia, sia il giorno dell’operazione, impeccabile perché realizza una traduzione simultanea del pensiero in azione e tu che leggi sei assorbito dalle sabbie mobili del suo intreccio di parole, non hai scampo. Si fa carne, dolore, forza e potenza, una drammatica situazione in cui ti trovi a tuo agio, e’ la tua vita di ogni giorno, quella del tuo amico con cui hai parlato l’altro ieri, o di quello che due anni fa ci ha lasciato le penne.
Manca solo una componente a mio parere, che latita quasi sempre anche nel cinema, il parentado. Sono convinto che Alessio li abbia esclusi per ciò che sto per dire. I parenti sono i più falsi, quelli che raccontano più balle di tutti in queste situazioni, per tanti motivi: perché non vogliono accettare la realtà (è finita. Basta. Time out); perché non vogliono disturbare gli altri ( disturbare ? Ma se la gente non ha un cazzo da fare. Anzi il pettegolezzo anche macabro, o soprattutto, è il carburante della vita di tanti); perché lui/lei forse non ha capito cosa gli sta capitando …sssst fate attenzione a come parlate.
“Ehi ! Sveglia, siamo nel 2015, 2 zero uno 5, leggo, ascolto, non sono ancora scemo.
Ho un cancro, e ce l’ho in uno dei posti più classici, che fanno più ridere, che fanno più sperare. Capito, siate sereni e liberi, rilassatevi. Organizzo tutto io.”

E con un balzo, il narratore ci porta in un nuovo mondo, dove il protagonista non e’ più presente, sarà già uscito dalla sala operatoria. Ma noi lettori rimaniamo in sala d’attesa, e passano un buon numero di pagine, sfogliando le quali, si materializza la speranza, il desiderio di guarigione. Oggi si guarisce molto di più di tanti anni fa. E il protagonista ha organizzato tutto, ha convocato i punti di riferimento della sua vita attorno ad un tavolo, a parlare di lui.
Cinque donne, cinque storie, cinque visioni, cinque liste di canzoni. Ha deciso tutto lui. Il protagonista, in quanto tale, ha tutto sotto controllo. Lui, il pantofolaio per eccellenza, le ha spiazzate tutte.
Il collettivo anti tutto, che con lui ha condiviso molto, in forme e modi diversi, viene ribaltato, rimescolato, rimesso in discussione anche per ciò che bisogna bere insieme davanti ad un tavolino di una piazza affollata ogni minuto di più.
Ma è tempo di alzarsi, e di gettarci in pasto alla folla.
 
” Lui era riuscito nell’impresa impossibile, la malattia che aveva loro annunciato lo aveva aiutato a compiere il miracolo di far incontrare quelle donne. Con toni apparentemente soft e quasi disinvolti, che nascondevano la sua tendenza al melodramma, aveva raccontato di come erano andati alcuni esami fatti recentemente e della diagnosi arrivata troppo tardi, a causa del suo ridicolo sottovalutare il problema. Ci aveva giocato per tanto tempo, tra esami clinici sempre rinviati e impegni ad operarsi continuamente rimandati, voglia di non sapere, di non conoscere il futuro, paura. Poi si era deciso ad accettare quello che gli stava succedendo, aveva finalmente accettato di operarsi, e aveva scelto di condividerlo con le donne della sua gioventù. Era stato lui a stilare quell’elenco, a indicare chi dovesse essere contattata e invitata alla cerimonia. Non era stato un lavoro facile per lui, e non era stato facile per le donne ricevere quell’invito. Non è che se ne ricevono tanti nella vita di inviti come questo. “


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