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Satisfiction » Storyboard. Letteratura disegnata via Web: Alessandro Tota
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Quote 05.09.2012

Storyboard. Letteratura disegnata via Web: Alessandro Tota

di

“Il campo espressivo e artistico più vitale oggi nel mondo è il romanzo a fumetti.” Lo diceva qualche anno fa Goffredo Fofi e crediamo che questa affermazione sia vera ancora oggi. Gli autori di graphic novel non hanno ormai più nulla da invidiare a quelli di letteratura scritta. Anzi, potremmo dire che forse è sempre più vero il contrario.

È sufficiente pensare allo straordinario lavoro dell’ultima generazione di artisti (americani ed europei, soprattutto) che sta da qualche anno rivoluzionando il linguaggio e i canoni del fumetto stesso. Un piccolo ma agguerrito gruppo di sceneggiatori e disegnatori che ha saputo sperimentare e produrre veri e propri capolavori.

In Italia, purtroppo, il loro lavoro continua ad essere poco conosciuto anche da parte dei cosiddetti lettori forti, un pubblico spesso viziato da pregiudizi e da un pizzico di snobismo pseudo-intellettuale nei confronti dei “fumetti” e dei “fumettari” in genere.

Storyboard ha la presunzione di credere che sia possibile invertire questa tendenza. L’idea è quella di costruire, a cavallo di un’ideale frontiera tra fumetto e letteratura, un luogo di incontro tra autori e lettori, un’occasione di apertura a una dimensione creativa altrimenti inaccessibile.

Abbiamo chiesto ad alcuni fumettisti di aprire il loro portfolio e di mostrarci alcuni dei loro lavori inediti. Disegni schizzi, ritratti, tavole, storie mai pubblicate prima saranno la materia su cui Storyboard elaborerà le proprie uscite.

Ogni uscita, un autore. Ogni autore, un’intervista e una selezione di materiale inedito in esclusiva.

Storyboard nasce oggi. Buona lettura, buona visione.

Niccolò de Mojana

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In questa prima pubblicazione, Storyboard presenta alcuni lavori inediti di Alessandro Tota. Nato a Bari nel 1982, diplomato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, Alessandro vive e lavora a Parigi. È tra i fondatori della rivista “Canicola” (Prix Bd Alternative, Festival del fumetto di Angouleme 2007). Ha pubblicato su numerose riviste, tra le quali “Hamelin”, “Lo Straniero”, “Orang”, “Black”, “Internazionale”, “Repubblica XL”. I suoi libri sono:

“Yeti” Coconino Press / Fandango Libri, 2010 
(“Premio Miglior Opera Prima”, e “Premio della Critica XL” al Romics 2010, “Premio Miglior Fumetto Italiano”, al Treviso Comic Book Festival 2010) (pubblicato in Francia con il titolo di “Terre d’accueil“, dalle Editions Sarbacane, con la partecipazione di Amnesty International).

“Fratelli” Coconino Press / Fandango Libri, 2011
(pubblicato in Francia con lo stesso titolo dalle Editions Cornelius).

“Palacinche” con Caterina Sansone, Fandango Libri, 2012.
 Un reportage sull’esodo istriano tra fumetto e fotografia. Di prossima pubblicazione in Francia con les Editions de l’Olivie.

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Intervista ad Alessandro Tota

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Che cosa leggi di “non-fumettistico” e quali sono i tuoi libri e i tuoi autori preferiti nel campo della letteratura scritta?

Generalmente affronto un autore alla volta: mi appassiono al lavoro di uno scrittore per un periodo più o meno lungo e mi capita di rileggere i suoi libri a breve distanza di tempo, per capire come lavora. La mia ultima passione è Jack London. Ho comiciato a leggerlo con “John Barleycorn, ricordi alcolici” pubblicato dalla UTET nella bellissima traduzione di Luciano Bianciardi. Sono seguiti “Il Richiamo della Foresta” e “Martin Eden”. Adesso sto leggendo “La Strada”, un libro sulle sue memorie di vagabondo. “Il Richiamo della Foresta” mi interessa molto in questo periodo. Mi piace il fatto che sia rapido, che il personaggio abbia una trasformazione completa nel giro di poche pagine. Trovo interessante che sia ancorato in un ben preciso contesto storico e allo stesso tempo si ponga oltre l’epoca di cui parla: il fatto che lavori su figure che sono quasi degli archetipi. Volendo provare a elencare i miei amori letterari, il primo che mi viene in mente è Philip Roth. Ultimamente ho letto “Indignazione” e l’ho trovato in formissima. I suoi romanzi che preferisco sono forse “Patrimonio” “Il complotto contro l’ America” e “Ho sposato un comunista”. Poi John Fante, un maestro nel modo di guardare le cose. Fante ha davvero un punto di vista potente sulla vita. Semplice e potente. Carver diceva che quello che fa uno scrittore, prima ancora del talento, è “una maniera particolare di guardare le cose”. Fante ce l’ha. Ho riletto regolarmente, per anni, i primi tre libri di Burroghs: “Junkie”, “Checca” e “Le lettere dello Yage”, mentre non mi hai mai conquistato la sua produzione successiva. Passando agli italiani, i primi libri che mi vengono in mente sono “Cancroregina” di Tommaso Landolfi, “La Paga del Sabato” di Fenoglio, “Il Diario degli Errori” di Flaiano. Una bella scoperta degli ultimi tempi è stato “A roma con Bubù” di Carlo Fusco molto bello, ricco di spunti. Ci sarebbe un sacco di altra roba da citare, ma mi fermo qui.

 

Parlando di fumetto: quali sono i tuoi autori di riferimento? E chi tra i giovani di oggi segui con più interesse?

Adesso sto studiando Pratt, al quale non mi ero mai avvicinato e di cui solo adesso apprezzo la bravura. Sto anche rileggendo Carl Barks. Da quando insegno fumetto qui a Parigi devo preparare i corsi, che spesso sono monografici, per cui rileggo certi autori in maniera sistematica. Mi sono formato con l’Underground americano e Frigidaire. Crumb, Pazienza e Scozzari hanno avuto un’influenza che va al di là del modo di scrivere o di disegnare. Da qualche anno leggo molti manga degli anni sessanta: Myzuki che in Italia è pubblicato da Rizzoli Lizard, Shinichi Abe, Yoshiro Tatsumi, di cui Coconino Press pubblico’ il formidabile “Lampi” alcuni anni fa, una raccolta di storie del dopoguerra giapponese. Un altro autore che amo molto è Osamu Tezuka. Per fortuna in Italia la Hazard Edizioni ha fatto una splendida edizione della sua “Fenice”, uno dei capolavori del manga. In italia ci sono tanti autori che stimo, Fior, LaForgia, Nanni, Cattani, Setola, Marino Neri, MP5… sono i primi che mi vengono in mente, ma ne sto scordando degli altri. Consiglio ai lettori di andare a vedere i loro siti per farsi un’idea del loro lavoro. Tra gli stranieri seguo Ron regè Jr. e Sammy Harkam, anche se quest’ultimo non sta pubblicando molto. In America c’è Picture Box, una casa editrice che fa cose interessanti, anche se il loro approccio psichedelico è lontano dal mio. In nord Europa ci sono bravissimi autori: Aapo Rapi, Amanda Vahamaki, Benedikt Kalterborn… Di roba bella ce n’è un sacco, ma non è sempre facile trovarla, bisogna imparare a districarsi tra le uscite…

 

Una delle tavole inedite che ci hai gentilmente concesso di pubblicare su Satisfiction si intitola “L’isola dei morti”. Puoi raccontarci di che cosa si tratta?

E’ il tentativo di evocare qualcosa, un’ emozione ma anche una dimensione storica, attraverso parole e immagini ma senza fare della narrazione.

In questo caso, la Galleria Ielasi, ad Ischia, mi aveva chiesto di reinterpretare “L”Isola dei morti” di Bocklin per una mostra. Ho realizzato una serie di 5 disegni che compongono un’immagine unica: ogni disegno affronta un tipo di morte diversa. E’ una specie di collage di cose prese da incisioni del rinascimento e da libri, il tutto stravolto e rimontato. In questi lavori c’è dell’ironia, ma non è il centro della ricerca.

In questo disegno ci sono citazioni da Conrad, da un testo critico su Melville, insieme a cose scritte da me. Vediamo la morte di alcuni marinai alle prese con mostri marini e poi il modo in cui si relazionano alla morte varie figure: il sapiete, che la trova nella materia del suo studio, l’avventuriero, che la trova sfidandola, e il poeta, nei cui occhi la vediamo riflessa. Alla fine c’è la striscia col “semplice” che cerca di gabbare la morte nascondendosi dietro un sasso. Inutile dire che viene subito scovato.

 

 I tuoi progetti futuri?

Un paio di libri per bambini, che dovrebbero uscire s’anno prossimo, e il seguito del mio secondo libro “Fratelli”.

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Cliccare sulle immagini per ingrandire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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