Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Sidebar". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-1". Impostare manualmente id a "sidebar-1" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Footer Widgets". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-2". Impostare manualmente id a "sidebar-2" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_deregister_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_register_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_enqueue_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196
Satisfiction » Sonno bianco
Notice: Trying to get property of non-object in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: meta_post_keywords in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: wpzoom_sidebar in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/header.php on line 108

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 13

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 14
990x27_promo
Recensioni Autore: Stefano Corbetta / Hacca Edizioni / pp. / €

Sonno bianco

Recensione di Anna Vallerugo
Sonno bianco

Da gemelle identiche Emma e Bianca percorrono bambine un lungo tratto di vita assieme, in una simbiosi totalizzante. Fino a una distrazione che risulterà fatale, causa di un incidente che le coinvolge entrambe ma che obbligherà da quel momento la sola Bianca a un letto di ospedale, immobilizzata in un sonno che non ha nulla di naturale. Come la sua, anche le vite di chi le sta accanto – della gemella, della madre, del padre – si accomoderanno in una bolla di sospensione, mentre il tempo scorre irredimibile a due velocità, quella della vita reale di chi è fuori dalla camera della clinica e quella rallentata dentro le pareti della stanza di Bianca, dove la bambina si fa ragazza pur stesa in stato vegetativo, impossibilitata a rispondere alle domande di Emma, al monologo che vorrebbe essere impossibile dialogo a scusarsi, a cercare di liberarsi da un insostenibile peso: perché è per salvare Emma – distratta nell’inseguire una pallina che rimbalzava sull’asfalto di un autogrill – che Bianca è stata travolta da un camion.

Nessuno è destinato a sottrarsi alla potenza di questo dolore, anche chi resta fuori da quella clinica porta nel corpo i segni di ciò che è successo: rimane una leggera zoppia dovuta all’incidente, in Emma; Enrico, marito e padre, è tormentato da fitte intercostali; nella moglie Valeria, è una nausea psicosomatica a parlare. Reagisce ritraendosi nella sua, di stanza (altro spazio riservato, riparo impenetrabile da animale ferito) quest’ultima. È qui che si astrae negandosi al marito, distrutta delle perdita – in qualche modo – di entrambe le figlie date alla luce conscia di un amore fragile, perché diviso, insicuro perché da ripartire. Nell’elaborazione del dolore, e nello sforzo di conservare un personale segreto, Valeria arriva perfino a rendersi inabile alla parole, lei che con queste lavora (è traduttrice).

Alfabeti interrotti, silenzi, vuoti percorrono i rapporti minati dalla tragedia familiare ma anche da rimorsi e sensi di colpa che ognuno porta in sé per ragioni diverse.

Non ne è immune nemmeno Emma, personaggio all’apparenza più risolto perché puntellato da una passione, il teatro, da una relazione d’amore con il suo insegnante e da un’amicizia con un giovanissimo pianista: palliativi che non le impediranno di pervenire a un tentativo di porre fine alle proprie inquietudini con una scelta che assumerà significato decisivo nell’inatteso svilupparsi della trama e che porterà a un finale che sposta tutti i baricentri, di nuovo.

Si fa rarefatta e lieve la scrittura di Stefano Corbetta, al suo secondo romanzo dopo il buon esordio con Le coccinelle non hanno paura (Morellini) e si modella con facilità – solo apparente, studiata e calibrata, invece – a tematiche delicate.

Sceglie un topos classico, quello del Doppio, Corbetta, che limita ai bordi, con mano leggera, senza cadere nel già letto: lo rende opportuno, solido canovaccio cui far fare un passo di lato a lasciare emergere le tensioni reali, la vera forza di questo romanzo: le pagine in cui dà voce al non detto, alle assenze, alle giornate a somma zero, ai vuoti declinati in maniera diversa per ogni singolo personaggio, ognuno figura tragica a sé.

La scelta del narrato piano e introspettivo – già maturo, controllato, scarno dove opportuno, efficace nei flashback limitati a giusto numero – di Stefano Corbetta veicola efficacemente l’idea che la vicenda di cui vuole farci leggere è di quelle che possono accadere a chiunque, iterando in un romanzo che vuole essere di congedi, un’ennesima assenza: quella dell’eccezionalità dei fatti di cui racconta.

Le perdite possibili in Sonno bianco (Hacca) devastano, aprono voragini, abissi privati. Creano solitudini, spostano assi di equilibri familiari, disvelano verità. Se in tutto ciò si faranno necessario viatico a ricompattare, a far sopravvivere, a ridare senso, se, in un parola, si poggino su una speranza salvifica, individuale e finale o sull’assenza di questa qui non si vuole né si può dire. Ciò che si può invece dire è che permane nel lettore, una volta concluso Sonno Bianco, una lunga traccia di Bianca e del suo doppio: e anche questo è uno dei segni inequivocabili di buona scrittura.


Notice: ob_end_flush(): failed to send buffer of zlib output compression (0) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 3778