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Satisfiction » Sei Nosferatu in cerca d’autore
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Extravaganze 30.04.2013

Sei Nosferatu in cerca d’autore

di

 

Il cinema delle origini, quello dei pazzi e dei pionieri è una costante sorpresa: un sorridente vaso di Pandora. Sì, anche quello “pornografico”, prodotto per bordelli di lusso, negli anni beati in cui Apollinaire poteva avvinarsi ad una fanciulla in un boulevard parigino sussurrandole all’orecchio: “Signorina, non appena vi ho scorta folle d’amore, ho sentito i miei organi genitali tendersi verso la vostra bellezza sovrana, ritrovandomi più in calore che se avessi bevuto un bicchiere di Rakì”…Fra queste deliziose porcellonate, ve ne è una intitolata “Saffo e Priapo”, datata 1911, e che si vuole addirittura sceneggiata ed interpretata da Gabriele D’Annunzio, nei panni di un fratacchione gaudente (con barbone posticcio come nelle comiche di Charlot) che stupra una camerierina fedele agli amori di Lesbo…Le didascalie, sembrano, a onor del vero, un rutto del Vate (squisitezze come “Le tue labbra sono i margini di un’ardente ferita aperta dalla tua lingua come da stilo acuminato”) ma qual dispettoso piacere, per chi non ha mai amato il flaccido decadentismo da Ikea del Poeta abruzzese, vederlo, alla fine del rullo, deflorato da un fallo ligneo! Nel campo delle extravaganze letterario-cinematografiche non possiam non piangere la mancata realizzazione di un celluloideo sogno del nostro Pensatore davvero legato da un tenace “fil rouge” alla più giovane delle Arti: Luigi Pirandello. Altro che Vate, il cui unico (reale) contributo al cinema è stato scribacchiare su di un foglietto qualche esotismo d’annata per “Cabiria” (1914) di Giovanni Pastrone. Chiedendo, per di più, una cifra esorbitante, perché “i suoi levrieri eran di molto voraci…”. Pirandello no: il grande scrittore di Agrigento credeva ciecamente all’invenzione dei Lumiere, anche se, al loro treno, preferiva le navi spaziali di Georges Méliès…Fra i mille progetti (anche teorici) che lo hanno visto protagonista ve ne è- ectoplasmatico- che commuove da quanto è bello: un adattamento cinematografico de “I sei personaggi in cerca d’autore”. La storia ci insegna che nel 1928 Pirandello partirà per Berlino, con l’intenzione di firmare un contratto con i produttori “Feldner und Samle”, e con un copione, del quale sarebbe stato protagonista assoluto nel ruolo del “Poeta”: riportiamone alcuni stralci: “Il crepuscolo, con la sua luce fioca, illumina le ville del quartiere suburbano. Il Poeta si allontana dalla finestra e va su e giù per la stanza come assorto in profondi pensieri. Poi si siede. La stanza si riempie di una specie di nebbia dalla quale affiorano a poco a poco figure imprecise, vaghe, mutevoli, fantastiche. Si stringono intorno a lui e sembrano opprimerlo, come in un incubo, una infinita tristezza”… Non vi vengono i brividi? Non vi smuove i precordi pensare a Pirandello, improvvisata Icona votata al martirio cinematografico, dimenarsi straziato tra le inquiete ombre dell’Espressionismo? La leggende, infatti, vuole che l’unica pretesa ai produttori tedeschi fu quella di affidare il proprio “script” a Friedrich W. Murnau, di cui aveva venerato, per la sua oscura possanza Sturm und Drang, il “Nosferatu”. Putroppo, l’11 marzo 1931, il grande regista morì, in un incidente presago di futuri disagi ballardiani, fra le lamiere della propria Isotta Fraschini, avvinto alle braccia di Garcia Stenvenson, il proprio stupendo amante filippino. Scrivendo così, ex abrupto, la “FINE” a questa bellissima pagina di Cinema che mai sarà.


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