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Satisfiction » Scrittura e magia di Alejandro Jodorowsky. Intervista a Moreno Fazari
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Il cielo sopra 03.07.2018

Scrittura e magia di Alejandro Jodorowsky. Intervista a Moreno Fazari

di

Pubblicato in Italia per la prima volta nella seconda metà degli anni Novanta, “Psicomagia” di Alejandro Jodorowsky è un libro a dir poco originale, la cui lettura non può lasciare indifferenti, non foss’altro per quel senso di magia e di sogno che permeano ogni singola pagina. Costruito attraverso una serie di conversazioni tra l’inventore dell’arte della psicomagia e il giornalista Gilles Farcet, il testo scorre fluido, accompagnando il lettore in un mondo affascinante dove sogno e realtà si mescolano fino a confondersi con naturalezza. Non stiamo parlando di un romanzo di fantasia, ma di un’autobiografia artistico-spirituale, nonché trattato di una nuova terapia. Il sottotitolo del libro non a caso è: “una terapia panica”.

Essendo Alejandro Jodorowsky un personaggio tanto poliedrico da risultare improbabile riuscire a darne una definizione esaustiva, ci si può affidare per presentarlo adeguatamente alle righe essenziali e del tutto efficaci che, nell’introduzione al libro “Psicomagia”, gli vengono dedicate dallo stesso Gilles Farcet: “Alejandro è un atto psicomagico ambulante, un personaggio eminentemente ‘panico’, le cui caratteristiche sgretolano l’ordine del nostro universo, in apparenza così prevedibile”.

Ma che cos’è la psicomagia? E’ un’arte sacra attraverso cui si impara a parlare il linguaggio dell’inconscio, affinché esso possa rispondere nell’immediato. “Invio messaggi all’inconscio utilizzando il linguaggio simbolico che gli è proprio – spiega l’autore di “Psicomagia” -. Nella psicomagia spetta all’inconscio decifrare l’informazione trasmessa dal conscio”.

La psicomagia ha a che fare indubbiamente con questa bellissima parola: immaginazione: “L’immaginazione attiva è la chiave di una visione ampia – si legge nel libro di Jodorowsky – consente di mettere a fuoco la vita da punti di vista che non sono i nostri, pensare e sentire partendo da prospettive diverse. Questa è la vera libertà: essere capaci di uscire da se stessi, attraversare i limiti del piccolo mondo individuale per aprirsi all’universo. Mi piacerebbe che i lettori del nostro libro ammettessero, perlomeno, l’idea del potere terapeutico dell’immaginazione, della quale la psicomagia, in fin dei conti, non è altro che una modesta applicazione”.

Silvia Castellani a commento del libro “Psicomagia” di Alejandro Jodorowsky

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Intervista a Moreno Fazari, stretto collaboratore di Alejandro Jodorowsky, da cui ha appreso l’arte della psicomagia nonché le tecniche di lettura dei tarocchi di Marsiglia. Moreno Fazari ha sviluppato soprattutto gli aspetti collegati alla psicologia e alla psicogenealogia, approfondendo inoltre lo studio di terapie energetiche e dello sviluppo personale. Attualmente vive e lavora a Parigi dove conduce regolarmente corsi e seminari.

La scrittura di Alejandro Jodorowsky è evocativa e poetica. Da lettore con un punto di vista privilegiato, qual è secondo lei l’insegnamento più forte che si ricava dagli scritti del Maestro?

Dal mio punto di vista la cosa più importante che si vuole trasmettere attraverso la sua poesia, la sua arte, è quella di innalzare la coscienza. La scrittura di Jodorowsky mira ad allargare la coscienza, dando un nuovo punto di vista dal quale si può vedere il mondo e sé stessi in maniera diversa. Questo è l’insegnamento maggiore che personalmente riscontro nella sua scrittura. Quando ho iniziato a leggerlo, dopo averlo conosciuto, quello che mi ha toccato di più è stata proprio questa conoscenza ampia basata sulla sua enorme esperienza artistica e di vita.

Ai destinatari degli atti psicomagici (atti simbolici creativi dove tramite una profonda conoscenza del linguaggio dell’inconscio si possono coscientemente inviare allo stesso dei messaggi, ndr), così si apprende dal libro Psicomagia, viene talvolta richiesta una lettera in cui si deve raccontare la realizzazione dell’atto assegnato. Cosa rappresenta questa scrittura “di ritorno”?

Si tratta di un ritorno molto importante, fa parte della realizzazione stessa dell’atto creativo, ne costituisce l’epilogo e serve anche a chi ha assegnato l’atto per capire, da un punto di vista etico, se tutto si è svolto secondo regola o se qualcosa invece non ha funzionato al meglio; in questo caso dà anche la possibilità di rettificare qualcosa nella pratica di quell’atto. L’importante premessa è che, pur esistendo atti che potremmo definire generali, perché vengono dati in determinate situazioni, questi non sono mai uguali, solo similari, perché il vero atto psicomagico è pensato in maniera specifica per la persona cui si riferisce, che lo andrà a realizzare con grande attenzione ai dettagli; potremmo intenderlo come un vestito cucito addosso all’individuo, concepito al momento dopo un attento ascolto. Una volta che l’atto psicomagico è stato realizzato, occorre annotarne quanto prima i passaggi perché non si disperdano, perché è altamente simbolico, dunque è facile che i dettagli sfuggano con il passare del tempo. Oltre a costituirne l’epilogo, la lettera che si scrive dopo l’atto creativo rappresenta altresì una forma di “pagamento” che può avvenire in termini di energia, tempo o di un’azione materiale. Occorre dare qualcosa di sé per guarire, per progredire nella propria evoluzione, e l’atto di scrivere una lettera entrando a fare parte integrante del processo di guarigione, permette anche di condividere quanto è stato ricevuto. In estrema sintesi, scrivere la lettera a corollario dell’atto psicomagico fa sì che la persona possa “mettere delle parole sopra lo stesso atto” scrivendole, facendo un’azione materiale che passa attraverso la razionalità, sancendo l’atto e attivando così, oltre alla parte creativa del cervello attivata con la realizzazione dell’atto simbolico, anche quella razionale.

Da oltre venti anni lei è assistente di A. Jodorowsky da cui ha appreso anche la psicomagia e l’arte dei tarocchi. Come si legano tra loro queste due arti?

Ho appreso da Jodorowsky che i tarocchi sono un modo per accedere all’altro, alla psicologia della persona che si ha di fronte, al suo mondo, ai suoi blocchi, ai suoi limiti, alle sue resistenze. Non si può leggere il futuro con i tarocchi, assolutamente no, io stesso avevo questa credenza errata. I tarocchi sono un linguaggio visivo molto antico, uno strumento di conoscenza di sé e di aiuto. In psicomagia occorre essere in grado di saper parlare il linguaggio dell’inconscio per poi, coscientemente, inviargli dei messaggi. La lettura dei tarocchi se fatta in questo modo, dà la possibilità a chi la pratica di accedere all’inconscio parlando il suo linguaggio simbolico. Jodorowsky che è un pluriartista, ha riportato alla luce e studiato profondamente gli atti simbolici praticati dagli sciamani, dai popoli detti primitivi, che erano stati relegati alla superstizione, perché gli occidentali non avevano gli strumenti per capire questo tipo di approccio psicologico. In realtà si tratta di un linguaggio simbolico che non si esprime né con parole né con pensieri. Jodorowsky è stato un visionario per poter riportare alla luce questi atti simbolici e spiegarli in modo razionale. La psicomagia si lega ai tarocchi dopo una lunga esperienza su di sé, sulla conoscenza dei simboli e dell’inconscio per poter comunicare con esso attraverso il suo linguaggio. Ci sono altre vie per arrivarci che sono più lunghe, ma attraverso gli atti simbolici si può comunicare con l’inconscio. Guardiamo alla parola psicomagia: psico perché la possiamo spiegare, è una cosa psicologica; magia: non possiamo spiegare, parla all’inconscio nel suo linguaggio. Nella psicomagia l’inconscio decifra l’informazione trasmessa dal conscio e i tarocchi sono la porta privilegiata per accedere al nostro inconscio che comunica tramite i simboli.

Che cosa ha imparato dalle letture pubbliche dei Tarocchi che puntualmente tiene in un bar parigino, letture che potrebbero essere definite autentiche ‘esperienze artistiche collettive’?

È un esperienza unica e diretta, che si fa con persone che non si conoscono, che io non conosco e non si conoscono tra loro. Si tratta di un momento di incontro creativo che dà accesso a informazioni nuove per tutti coloro che vi prendono parte. Io stesso vedendo tante persone in poco tempo arricchisco la mia esperienza dal punto di vista umano e relazionale tramite l’ascolto innanzitutto, che vuole essere un’apertura all’altro. Non c’è l’ostacolo del denaro perché tutti possono presentarsi a queste letture pubbliche dei tarocchi che tengo ogni settimana in un bar di Parigi, ascoltare le letture e porre domande nell’ambito di un contesto aperto e ricettivo dove appunto si realizza uno scambio collettivo di esperienze di vita. Le persone sono sempre emozionate quando partecipano a queste letture pubbliche di tarocchi, a volte sono anche spaventate e reticenti, perché magari hanno timore di una risposta negativa alle domande che pongono, ma scoprono subito che l’approccio del metodo di lettura dei tarocchi di Jodorowsky è sempre positivo, questa è una regola imprescindibile. Il modo di approcciarsi alla persona deve sempre poter trasformare qualcosa che viene magari percepito come negativo in qualcosa di utile. Per fare sì che questo sia possibile occorre essere totalmente aperti metalmente ed è qualcosa che si impara solo con l’accumulo di una esperienza ampia dove l’attenzione all’altro viene posta al centro: più presti attenzione agli altri, più riesci a conoscere te stesso e viceversa. Potremmo dire che queste esperienze artistiche collettive sono uno specchio infinito. Ad oggi personalmente, in quasi 25 anni di attività, credo di avere letto i tarocchi a più di 50mila persone.

In quali termini si può parlare di scrittura e arte che curano? La domanda prende le mosse anche dal fatto che ogni anno, in Italia e in Francia, lei tiene corsi e seminari su molteplici argomenti di valenza artistica e/o terapeutica.

L’arte – intesa come sacra – deve innanzitutto essere utile, servire a guarire l’altro tramite una elevazione della sua coscienza che allo stesso modo fa parte del processo di guarigione. Non parliamo di guarire il corpo chiaramente, questo spetta ai medici. Si tratta piuttosto di guarire l’anima, per quanto possibile ovvio, attraverso un approccio artistico-creativo. E’ provato infatti che stare bene a livello energetico, non avere stress, in una società complessa quale quella in cui viviamo, eliminando laddove possibile certi pesi psicologici, allunga la vita e migliora la nostra quotidianità. Ci preoccupiamo dunque, in estrema sintesi, di essere utili alla persona attraverso percorsi artistico-creativi nel raggiungimento di uno stato di benessere che, conseguentemente, fa la sua parte positiva nel benessere totale dell’individuo.

Una domanda che non le hanno mai fatto a cui vorrebbe rispondere. Possibilmente anche la risposta, nel caso non sia già contenuta nella domanda.

Mi hanno fatto tantissime domande in questi anni in cui mi sono dedicato alla lettura dei tarocchi e alla psicomagia e ad onor del vero non saprei cosa risponderle. Se non che ho sempre cercato di trovare una risposta soddisfacente per l’interlocutore.

Che cos’è l’immaginazione?

Ci sono tanti aspetti facenti parte dell’immaginazione, ma l’aspetto più importante o comunque principale è a mio vedere quello che ci permette di concepire qualcosa che va al di là dei limiti ad oggi conosciuti. Questo è quanto sta alla base della costruzione del nuovo, ciò che ci fa evolvere come esseri umani.

L’ultima domanda ha a che fare con il tema di questa rubrica di parole e immagini ovvero il cielo. Le chiedo: com’è il cielo oggi sopra Moreno Fazari?

Un cielo che mi permette di vedere tutte le possibilità, mi fa aprire le porte della coscienza e avanzare sul cammino della illuminazione. Si tratta di un cielo fatto di cambiamento anche per il nostro pianeta. Un cielo insomma dove potere scorgere nuovi orizzonti, perché siamo esseri magici e infiniti.


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