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Satisfiction » Roberto Benigni & Vincenzo Cerami. La tigre e la neve
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Il cielo sopra 28.03.2018

Roberto Benigni & Vincenzo Cerami. La tigre e la neve

di

SCENA 58 A

Finito il lungo muro, i due si trovano davanti, d’improvviso, l’immensa lavagna del cielo. Il firmamento si apre in tutta la sua magnifica, imponente estensione. È il cielo notturno, inzeppato di stelle, vicine e lontanissime, alcune delle quali baluginano dolcemente.

ATTILIO Madonna, che cielo!

FUAD Il cielo di Baghdad è il guanciale della notte.

La volta del cielo è attraversata da sottili segmenti luminosi, quasi tutti verdognoli, nel silenzio. Sono le tracce della contraerea. Quella bellezza del creato è percorsa da missili e bombe che vanno a esplodere lontano, all’orizzonte, dove s’accendono muti e intermittenti bagliori. Nel vedere quelle sinistre comete, la voce di Fuad si fa amara.

FUAD Sembra che sparino angeli!

ATTILIO E’ la prima volta che vedo il cielo delle Mille e una notte!

FUAD A ottanta chilometri da qui, più di tremila anni fa, costruirono la Torre di Babele…per toccare questo cielo!

ATTILIO A ottanta chilometri da qui sono nate tutte le lingue, allora.

FUAD Da quando hanno voluto toccare questo cielo, non ci si capisce più!

I due si allontanano.

SCENA 58 B

Entrano in una piazzola polverosa, ma guardano sempre il cielo. Si seggono su un ammasso pietroso, in mezzo alla piazza.

ATTILIO Certo, bello è bello…eh! Vien voglia di toccarlo davvero!

FUAD Una leggenda islamica dice che ogni tanto Allah scende sulla Terra perché ha nostalgia di rivedere la volta stellata da sotto!

ATTILIO Millenni di saggezza, Fuad, e guarda che roba! Ma non si impara nulla!

FUAD Lo sai perché si fanno le guerre? Perché il mondo è cominciato senza l’uomo e senza l’uomo finirà!

ATTILIO (Tra sé) Ah sì, eh?

Si alzano e se ne vanno. Senza accorgersene si erano seduti su una statua caduta di Saddam Hussein, la faccia di pietra nella polvere, al posto dei piedi i tondini di ferro divelti dal piedistallo.

SCENA 58 C

FUAD Perché stanotte non vieni a dormire su un letto vero, a casa mia, così ti riposi?

ATTILIO Ti ringrazio, Fuad…c’ho una sedia da barbiere…ora mi faccio una dormita pelo e contropelo…accanto a Vittoria, non si sa mai!

I due si fermano, come per salutarsi. Fuad guarda negli occhi l’amico.

FUAD Ti capisco…fa molto più rumore un albero che cade che una foresta che cresce!

ATTILIO (Allegro) Buonanotte, Fuad, dài, che se ci si comporta bene, se siamo bravi…poi si va in Paradiso!

Fuad si allontana da Attilio, ma si gira a rispondere.

FUAD Dopo di noi, Attilio, non c’è nulla. Nemmeno il nulla, che già sarebbe qualcosa!

ATTILIO (Ride) Ma guarda…a me mi piace esserci. Io son sicuro che anche da morto mi ricorderò sempre di quand’ero vivo!

FUAD (Fa un bel sorriso) Buonanotte, Attilio!

ATTILIO A domani, Fuad!

Uno se ne va di qua, l’altro di là. Resta il cielo stellato.

Roberto Benigni

Vincenzo Cerami

da “La tigre e la neve” (Einaudi), 2006, pp. 133, 134, 135, 136.

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La sceneggiatura presenta diverse citazioni nascoste, un “gioco” che sottopone al lettore due possibilità: provare a indovinare oppure andare all’appendice del libro dove sono elencate tutte le fonti. Il “gioco delle citazioni nascoste” (le citazioni nel testo sono segnalate da un simbolo posto accanto alla battuta in cui sono inserite), è ampiamente argomentato dallo stesso Roberto Benigni nello scritto introduttivo dove avverte il lettore così: “Voglio fare come Henry James, che meravigliosamente ha detto: la mia mente è talmente pura che non è mai stata sporcata da un’idea. Anche Walter Benjamin sognava di pubblicare un libro interamente fatto di citazioni. A me manca l’originalità necessaria – gli ha risposto George Steiner -. Però sarebbe piaciuto perfino a lui.” E’ sempre Roberto Benigni a benedire a più riprese il lettore: “Poiché tu stai leggendo – scrive -. E una sceneggiatura, per giunta! E cos’è una sceneggiatura? Lo sceneggiatore è come lo Spirito Santo. Colui che ha soffiato nell’animo di Dio tutte le trame, gli intrecci, le battute e ha letto l’Eternità per poi scrivere quello che l’autore ha realizzato in sette giorni”.

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Relativamente al brano sopra riportato, ecco l’elenco delle citazioni:

Pagina 134.

FUAD Il cielo di Baghdad è il guanciale della notte.

Da Adonis, Damasco, in Un riparo nel fulmine, in Memoria del vento, Guanda, Milano 1998.

[…] Damasco | frutto e gianciale della notte”.

FUAD Sembra che sparino angeli!

Da Fadel Azzaoui, L’ultimo Iraq, in Intifada. Antologia della poesia araba contemporanea, Prospettiva editrice, Siena 2003.

FUAD Una leggenda islamica dice che ogni tanto Allah scende sulla Terra perché ha nostalgia di rivedere la volta stellata da sotto!

Da una leggenda islamica.

Pagina 135.

FUAD Lo sai perché si fanno le guerre? Perché il mondo è cominciato senza l’uomo e senza l’uomo finirà!

Da Claude Lévi-Strauss, Tristes Tropiques [Tristi Tropici].

Le monde a commencé sans l’homme et il s’achévera sans lui”.

FUAD Ti capisco…fa molto più rumore un albero che cade che una foresta che cresce!

Da un aforisma di Lao-tse.

Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”.

FUAD Dopo di noi, Attilio, non c’è nulla. Nemmeno il nulla, che già sarebbe qualcosa!

ATTILIO (Ride) Ma guarda…a me mi piace esserci. Io sono sicuro che anche da morto mi ricorderò sempre di quand’ero vivo!

I. Da Giorgio Caproni, Pensatina dell’antimetasificante, in Ciarlette nel ridotto, in L’opera in versi, Mondadori, Milano 1998.

Un’idea mi frulla, |scema come una rosa. | Dopo di noi non c’è nulla. | Nemmeno il nulla, | che già sarebbe qualcosa”.

2. “Io son sicuro che anche da morto mi ricorderò sempre di quand’ero vivo!”

Da Vivian Lamarque, Questa quieta polvere, VI, in Poesie 1972-2000, Mondadori, Milano 2002.

[…] anche da morta mi ricorderò i ricordi| mi ricorderò sempre di quando ero viva […]”.


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