Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Sidebar". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-1". Impostare manualmente id a "sidebar-1" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Footer Widgets". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-2". Impostare manualmente id a "sidebar-2" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_deregister_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_register_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_enqueue_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196
Satisfiction » Resto qui
Notice: Trying to get property of non-object in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: meta_post_keywords in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: wpzoom_sidebar in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/header.php on line 108

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 13

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 14
990x27_promo
Recensioni Autore: Marco Balzano / Einaudi / pp. / €

Resto qui

Recensione di Geraldine Meyer
Resto qui

Potremmo leggere questo libro come fosse la storia di Erto e Casso prima che costruissero la diga del Vajont. Oppure come la storia di qualunque paese in cui l’arroganza e l’ingordigia del potere abbiano pensato che la storia si possa cancellare con un colpo di ruspa e una gettata di cemento. Ma lo possiamo anche leggere come un libro di resistenza politica. Perché, in fondo, quando si tenta di resistere ad un sopruso, poco importa che si parli di politica o di devastazione di paesi e persone. Resto qui è questo e molto di più. E non perché non abbia un tema narrativo ben chiaro ma perché, al contrario, è talmente chiaro e lucido da essere universale. Cosa che accade quando si può gridare al miracolo leggendo ancora qualcosa che può rientra, a pieno titolo, nella letteratura civile.

Resto qui è un libro che indigna, che interroga, che commuove anche e che non si lascia abbandonare prima di averci condotti fino all’ultima parola dell’ultima pagina. Perché, in fondo, è un libro che canta il più bell’elogio alla parola, alla narrazione, alle storie, al loro spesso essere l’unico unguento caldo sulle ferite. Anche quando, quelle ferite, non si rimarginano.

Siamo a Curon, piccolo paesino di montagna, in quel Sud Tirolo una volta Austria. Una di quelle terre di confine in cui la storia è passata sovente con protervia e violenza, incurante dell’identità delle persone, dei territori, della loro cultura. Non a caso, qui, l’arrivo del fascismo, è accompagnato dalla proibizione, per la gente del posto, di parlare tedesco. Le persone vengono colpite, da subito, in quello che è il loro patrimonio più prezioso, la loro lingua. E’ qui, e in questi anni, che conosciamo Trina, protagonista e voce narrante del libro. Giovane donna, poi moglie e madre, che ci racconta la storia del suo paese, violentato dal fascismo prima e dal nazismo poi ma anche dall’ingordigia e dalla protervia del sistema che, tra queste valli, ha preso il nome di Montecatini e della diga che avrebbe, anni dopo, sommerso tutto il paese.

Trina racconta della sua infanzia, dell’uomo che diventerà suo marito, dei genitori, dei figli, Michael e Marica. Marica, quella figlia che, ad un certo punto sparisce e di cui non si saprà più nulla. Quella figlia a cui Trina si rivolge, dolente e piena d’amore, rancorosa e ferita, lungo tutte le pagine del libro. Racconta a lei per raccontare a noi perché: “Io invece credevo che il sapere più grande, specie per una donna, fossero le parole. Fatti, storie, fantasie, ciò che contava era averne fame e tenersele strette per quando la vita si complicava o si faceva spoglia. Credevo mi potessero salvare le parole.”

E Trina racconta, racconta che arriva la guerra e lei scappa con il marito sulle montagne. E noi sentiamo il freddo, sentiamo la neve che ci si posa addosso, sentiamo l’odore della montagna e quello della paura. Ascoltiamo la storia degli uomini che partono da questa valle per andare a combattere senza nemmeno sapere bene chi e cosa. Da una parte il fascismo e dall’altra il nazismo che si dimostra per quello che è. E, in mezzo, come capita alle terre di frontiera, un mondo intero che, come accade appunto ai mondi frontiera, viene fatto a pezzi da chi scambia l’identità con una bandierina da mettere su l’enorme risiko a cui è stata ridotta, spesso, la storia.

E mentre veniamo catapultati e tenuti stretti tra le parole di Trina, ascoltiamo la guerra farsi dopoguerra, con le speranze che diventano, presto, paure. Le stesse paure di prima. Ora il nemico, quello che sacrifica la gente in nome di un malinteso progresso, è la diga. Quella che violenterà, ancora e per sempre, questi luoghi, questa valle fatta da chi non ha voluto andarsene, né prima né dopo. E sono pagine che sanguinano, che fanno male, che riportano storie già sentite. Quando la gente si adatta al destino, lo accetta invece di opporvisi, prega Dio per non agire. Sembra di leggere, per tanti versi, le pagine lucide e combattive, di Tina Merlin che nel suo meraviglioso Sulla pelle viva, ci ha raccontato la preparazione e la tragedia del Vajont, con tutte le connivenze tra politica, industria e, purtroppo, rassegnazione di molti.

Marco Balzano ci regala un’opera che è altissima letteratura e denuncia. Con un linguaggio tanto più tagliente quanto più semplice. Una lingua scavata, sembra, nella stessa roccia di cui son fatti questi monti, queste valli. Non si nasconde, Balzano, dietro formule edulcorate ma scrive cosa è stato il fascismo, e cosa è stato il sistema criminale di chi ha pensato che, in fondo, un paese potesse essere sacrificato, la sua gente costretta ad andarsene mentre le case venivano abbattute con il tritolo e l’oro bianco arricchire i soliti noti, senza portare beneficio alcuno alla comunità. Anzi, violentandola per sempre e irrimediabilmente. Con quel senso dell’irrimediabile che non ci abbandona mai, anche grazie alla foto di copertina, con quel campanile che è tutto ciò che resta di Curon. Quel campanile, in mezzo al lago artificiale su cui, oggi, qualcuno va in canoa. Quel campanile davanti a cui i turisti, oggi, si fanno foto e selfie. E la memoria viene, di nuovo, sommersa d’acqua.

Resto qui è un libro tragico, bellissimo, imprescindibile soprattutto di questi tempi. Un libro che è un monito già dal titolo. Fatevi del bene, leggetelo. Perché potreste leggere parole di questa portata

[…] e come al solito i carabinieri sono rimasti a guardare. Senza le loro braccia conserte e senza quelle del re il fascismo non ci sarebbe stato” gli stessi carabinieri che facevano cordone per tenere lontana la gente che voleva spiegazioni dagli ingegneri che costruivano la diga

Dal primo momento noi contro loro. La lingua di uno contro la lingua dell’altro. La prepotenza del potere improvviso e chi rivendica radici di secoli

Il progresso vale più di un mucchietto di case

L’uomo col cappello scosse le spalle e annuì con compassione. La conosceva bene la gente, lui che da tutta la vita girava il mondo. Era uguale ovunque, assetata solo di tranquillità. Contenta di non vedere. E’ stato così che aveva già sgombrato altri paesi, sventrato quartieri, abbattuto case per far passare binari e autostrade, gettato colate di cemento sulle campagne, fatto costruire fabbriche lungo il corso del


Notice: ob_end_flush(): failed to send buffer of zlib output compression (0) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 3778