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Satisfiction » Restiamo così quando ve ne andate
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Recensioni Autore: Cristò / TerraRossa Edizioni / pp. 236 / € 15

Restiamo così quando ve ne andate

Recensione di Enzo Baranelli
Restiamo così quando ve ne andate

Il protagonista, Francesco, ha quarantadue anni e abita in un piccolo appartamento, per vivere lavora in un ipermercato: conta le monetine e le infila in buste che sono identiche a quelle con cui si raccolgono i bisogni dei cani. Nella sua casa le stanze hanno un nome: Stanza delle esperienze estatiche e ipnotiche (hashish), Stanza del mondo orizzontale dove legge e dorme e infine Stanza dei rimorsi con un pianoforte su cui suona pezzi composti personalmente o interpreta brani di musicisti classici.

Scrivere sui muri delle stanze significherebbe dare una geografia alle mie ossessioni, fornire una mappa dettagliata delle mie debolezze al demone che fraziona il mio tempo e ne butta l’avanzo ai cani. Per il momento mi basta che io conosca i loro nomi e di che natura sia l’incantesimo che occupa ognuna di loro.

Così fa meno paura.” E le stanze parlano, sono loro a sussurrarsi segreti come il titolo del libro.

Vi è un uso quotidiano di internet, così Francesco scopre che un serpente, il Boomslang, viene mobbizzato in senso ornitologico: e si identifica nel Boomslang. Il riferimento al mobbing lavorativo è chiaro.

Cristò usa un linguaggio limpido, cadenzato da metafore e dolcemente ironico, sebbene la narrativa del lavoro tenda al tragico. Appena aperto il libro mi sono subito concentrato su queste pagine dense e non per distillazione, ma di una densità vera e soffice. La scrittura non è mai ellittica e procede lineare come il tempo, i giorni, che fanno susseguire un capitolo ad un altro. Il tempo in cui non lavora a volte è dilatato dalle canne di hashish, che per Francesco ha una valenza terapeutica. Allontana il dolore, lo strazio del lavoro e le ossessioni. “L’hashish non mi aiuta a essere quello che voglio ma mi fa rimbalzare nella testa il dubbio che in fondo potrei essere ogni cosa.”

Quando Francesco, un combattuto compositore, suona il pianoforte sento la necessità di un accompagnamento adatto, scelgo uno dei tanti album di Keith Jarrett, magari solo con Charlie Haden al basso. Il romanzo si muove con grazia intorno a suoni musicali non i miei, ma quelli del testo stesso. Una magnifica musicalità avvolge le parole di Cristò, i gesti ripetuti sono la batteria, il rituale dell’hashish è il basso, e il resto è pianoforte. Monica, forse la ragazza del protagonista, la ragazza-forse, è il violoncello come in un album di Stephan Braun.

Francesco vuole assemblare una Dream Machine per sperimentare il raggiungimento delle porte della percezione senza sostanze chimiche (servono un piatto a 78 giri, una lampadina e del cartoncino su cui verranno apposte delle aperture) e segue il progetto in pdf trovato nel web. Alla fine ci passerà davanti undici ore tra sonno e veglia e strane forme rossastre: “Restiamo così quando ve ne andate; attonite nel silenzio particolare della vostra assenza. Vuote.”

La seconda parte ribalta il concetto temporale della prima ed è ambientata in dieci ore, non in dieci giorni, e la terza sarà ambientata in dieci mesi; la quarta è lasciata alle stanze che dialogano tra di loro.

Il pensiero pomeridiano mi attraversa e osserva con serenità il mio paesaggio: la valli di campagna del bambino che ero, stuprate dal centro commerciale in cui sono state trasformate.”

Non voglio e non posso anticipare la trama, quindi mi ritrovo solo con note fitte sulla pagina bianca in fondo al libro, “Restiamo così quando ve ne andate” di Cristò è un’opera che unisce vita, morte (reale e immaginata) a una musica aspra e poi più dolce e in perfetta armonia. E l’amore, l’amore è un sassofono che ricama delicate linee e punti in questo magnifico romanzo, che lascia stupefatti per la grazia che ha toccato lo scrittore creando un ritmo soffice che fa affondare il lettore tra le pagine.


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