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Satisfiction » Non luogo a procedere
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Recensioni Autore: Claudio Magris / Garzanti / pp. 360 / € 20

Non luogo a procedere

Recensione di Maria Caterina Prezioso
Non luogo a procedere

Per una volta vorrei partire dalla fine e dal titolo “Hanno scaricato le immondizie in mare … l’acqua non deve essere molto profonda, ma andiamo giù, giù, gettare immondizie in mare è reato e anche gettare uomini, ma il giudice dichiara ….”

Claudio Magris è un grande narratore e per sua stessa ammissione l’invenzione di questo romanzo è ispirata del tutto liberamente a una persona realmente esistita, il professor Diego de Henriquez, un geniale triestino che si è dedicato tutta la vita a raccogliere armi, materiale bellico di ogni genere per costruire un originale Museo della Guerra che servisse a documentare e traghettare i visitatori a ricercare definire e sostanzialmente determinare la Pace.

Non luogo a procedere affonda nelle carni del lettore come un rapace nel ventre dell’agnello.

Non luogo a procedere perché il fatto non sussiste, questa è la frase giuridica perfetta che annienta ogni colpa, che azzera la realtà e ci fa pensare che non sia accaduto veramente, che siamo stati preda di una nostra fantasia cattiva, che ci permette di dormire sogni quieti. Il fatto non sussiste.

Claudio Magris magicamente attraversa la linea sottile del diritto per raccontare, inventare, traslare dal reale la storia di delitti impuniti, di colpe mai espiate, di estremi limiti dell’animo umano. A Trieste c’è la Risiera di San Sabba, l’unico lager nazista in Italia dove, tra il 1943 e il 1945 furono mandati a morire, gasati con il Zyklon B migliaia di partigiani italiani e jugoslavi, ebrei, antifascisti. Nella Risiera di San Sabba è in funzione un forno crematoio. E come il professor Diego de Henriquez anche il nostro protagonista vive in un capannone circondato dai suoi ordigni di distruzione di massa, dorme in una bara e muore nel 1974 in un rogo misterioso che distrugge buona parte dei suoi preziosi taccuini dove aveva annotato fatti e misfatti di una guerra sporca oscena non per come è iniziata ma soprattutto per come è finita. Delitti impunti. Non luogo a procedere.

“Avvoltoi e iene di tutto il mondo unitevi, ignari di essere invece carogne e carcasse il cui fetore sta già richiamando i necrofori”. Ed ecco sopraggiungere la rimozione, dopo la guerra non si parlò di quel che era accaduto nella Risiera di San Sabba. E altri anni di silenzio, un silenzio interminabile. Tutto poteva tornare alla normalità, tutto doveva tornare alla normalità. Tutti zitti perché per tutti ci fu un guadagno e nessuna remissione dei peccati. Certo i processi ci furono ma insufficienti a dimostrare un bel niente .. non luogo a procedere … il fatto non sussiste.

Ma qualcuno dovrà pur raccogliere l’eredità amara della Storia e questo qualcuno sarà Luisa. È la giovane donna che riceve l’incarico di elaborare il progetto del Museo, Luisa, figlia di una ebrea triestina e di un sergente afroamericano che è arrivato a Trieste con la 92ª Divisione di fanteria di soldati neri. Luisa si assume il compito di fare ordine, di dare un profilo al Museo e di raccogliere l’eredità del professore per farne un monumento alla Pace. Impresa non facile che trascina il romanzo dal punto di vista di osservazione della Storia verso un percorso personale di Luisa nel mondo dei morti viventi, di coloro che defraudati di un passato e di un futuro non riescono a vivere il presente senza sentire la colpa di essere sopravvissuto. A molti ebrei questo è capitato, la narrativa e la storia di tempi recenti ce lo raccontano, eppure nonostante ne siamo a conoscenza, cancelliamo quei volti come fossero esuli dei quali non sappiamo che farcene come conviverci. Siamo noi a volte a determinare quel non luogo a procedere perché il fatto non sussiste.  


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