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Satisfiction » Niente stoffe leggere
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Recensioni Autore: Domenico Calcaterra / Meligrana Editore / pp. / € 3.99

Niente stoffe leggere

Recensione di Nicola Vacca
Niente stoffe leggere

I danni causati dalla critica militante sono sotto ai nostri occhi e sembrano davvero irrimediabili. Critici militanti scorazzano armati della loro prepotenza e attraverso la lente del pregiudizio ideologico  compiono, con la complicità di un sistema editoriale corrotto, operazioni di mistificazione che nulla hanno a che fare con la vera letteratura. Giampaolo Serino, in un suo recente intervento  sulla critica scomparsa, afferma giustamente che per essere ottimisti siamo alla fine. Direi  che i funerali sono stati celebrati. La critica letteraria è in crisi. Il mondo giornalistico delle recensioni sta perdendo terreno. Questo è un cattivo segno di tempi che  ha ripercussioni anche sulle pagine  culturali dei quotidiani italiani. E certo possiamo affermare che la critica militante ha fatto la sua parte. La critica letteraria italiana non vive un  periodo felice. Ma i suoi assassini sono i critici letterari stessi, troppo pieni di sé ch non hanno nessuna intenzione di rinunciare alla loro arroganza culturale e soprattutto  esercitano quel mestiere per trarre da esso vantaggi personali. Il critico letterario di una volta recensiva libri non per procurarsi  potere , non per compiacere alcune case editrici, o fare il ruffiano con il libro scritto da un amico. Il recensore di un altro tempo parlava di libri perché li amava. Poi è arrivata la critica militante con il suo codazzo di servi sciocchi al servizio di poteri culturali. Oggi c’è una logica interna al sistema editoriale che è terribile. Pochi sono i critici impuri ancora impegnati sull’essenza dell’opera piuttosto che su tutto quello di marginale e superfluo che gravita intorno a essa.

Il giovane Domenico Calcaterra è uno di questi e salutiamo con favore il suo Niente stoffe leggere, da poco pubblicato in versione e-book. Una raccolta di saggi in cui l’autore propone  con ferma convinzione una fuga  dagli asettici notomizzatori, i verificatori in camice, gli ordinati compilatori di referti; dal lazzaretto parassitario degli specialismi, dai gelidi pirotecnici furori filologici, dagli ottusi scienziati di professione <<Il desiderio fortissimo di un ricongiungimento, l’appassionato bisogno di ritornare alla vita; volontà di strappare l’arte, la letteratura, dal proprio orto concluso, in apparenza autoreferenziale, restituirla all’endogeno magma che l’ha generata. Non ho mai smesso di pensare l’attività del critico nei termini di un simile e decisivo tentativo di risalire la corrente: “rifare la strada” – ha scritto da qualche parte Debenedetti. Vissuta come atto di fede “protestante”, la critica rivendica le ragioni della letteratura che sono, in uno, quelle della vita>>. Calcaterra mette sotto accusa gli intellettualini da salotto e arrabbiati che godono di un spropositato credito sulle colonne dei principali colonne dei supplementi culturali. L’autore di questi saggi  rimpiange la lezione di sobrietà e rigore di maestri come Luigi Baldacci che nel suo indimenticabile Letteratura e verità (1963) aveva subito messo le carte in tavola circa il suo riferimento d’orizzonte, il terreno entro il quale giocare la partita interpretativa: la convinzione sul rapporto, «strettamente necessario», tra letteratura e società. La critica non può essere promozione e ideologia e i recensori dovrebbero essere guide attente e scrupolose per i lettori.  La nostra cultura ha più che mai bisogno di critici corsari e emotivi che sappiano rivendicare le ragioni della letteratura che sono appunto quelle delle vita.

 


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