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Satisfiction » Max Manfredi anteprima. Faustus
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Inediti 30.11.2018

Max Manfredi anteprima. Faustus

Torna in scena Il dottor Faust (quello di Marlowe). E torna su carta in una nuova versione scritta dal cantautore Max Manfredi (Faustus, Galata edizioni, 75 pp., 10 euro) nella collana Destini incrociati che già comprende testi inediti di Cesare Pavese e i racconti maledetti di Oliviero Malaspina, cantautore a sua volta e collaboratore di Fabrizio e Cristiano de André.

Il testo che tanti scrittori ha influenzato, da Shakespeare a Goethe, da Thomas Mann a Pessoa; che a teatro è stato reinterpretato, ad esempio, da Carmelo Bene e Franco Branciaroli, che è stato diretto da Grotowski e moltissimi altri; e che al cinema ha visto le riproposizioni di Méliès, Murnau e Richard Burton, fino a quella di Sokurov (tutte con la mediazione di Goethe), torna vivo e a far parlare di sé.

Faust, l’intellettuale con una fame di conoscenza tale da non riuscire a essere saziata da nessun sapere sperimentato e che si rivolge alla magia nera invocando il demonio per siglare infine con lui un patto (fatale). Ricordiamo l’influenza che in quegli anni, sul finire del 1500, esercitava in Inghilterra (e sul teatro) John Dee, ministro di una sapienza occulta.

Perché è il teatro, qui, ad essere chiamato in causa, non solo il libro. Il teatro che implica partecipazione condivisa, non una lettura solitaria. Il libro di Manfredi sarà infatti presentato, e inscenato, questo pomeriggio al Teatro Garage di Genova.

Il testo, in qualche modo, strizza l’occhio al teatro dell’assurdo – che un senso aveva in quegli anni e che però ha ancor oggi (in maniera differente, certo)- per rendere conto del crollo umano e intellettuale di chi non ha più nulla da sperimentare e aspetta che qualcosa cambi, arrivi (forse Godot?); e nel frattempo continua ad indagare con quella stessa fame che non può essere placata. È tracotante (come Icaro che voleva alzarsi ad altezza vertiginose e oltrepassare i limiti dell’umano) perché sente che niente riesce più a ricomporlo in unità (appunto dotata di senso) se non quella musicalità che è propria del teatro e della parola cantata; e che può esistere in forma scritta solo come canovaccio che deve essere declinato e modulato.

Non una lotta tra bene e male, il testo di Max Manfredi, ridotto ai personaggi principali, ma una domanda inquieta sull’arte e sul senso di essere artisti, come argomenta Franco Arato nella lettera che funge da prefazione al libro:

“Qual è la fonte di questa ossessione esistenziale e letteraria? Mi pare che a te, più che il mito di Faust che lotta con Dio e col Diavolo (per esempio, nel senso della rivisitazione di Auden-Stravinskij nel Rakes’ Progress, atto II: dove c’è anche l’accento sulle smanie popolistiche del dopoguerra), importi il Faust che s’azzuffa col dèmone dell’arte, insomma dell’uomo che si chiede: ‘sono artista? Che senso ha il mio Streben? Vale la pena essere artisti in un mondo che odia la bellezza?’ “.

Il libro Di Max Manfredi può essere letto ma anche guardato perché corredato dalle belle foto della messa in scena.

Conclude Franco Arato:”Sublime o antisublime? A me pare che nella zuffa tra quei due per te vinca sempre il primo. Sì, si può scherzare sul professorino anglo-tedesco, sui suoi sogni di carriera e di giovinezza, sui suoi incauti esperimenti chimico-diabolici; e tuttavia tu ti sei davvero seduto “inquieto dinanzi al sipario del suo cuore” (parole della chiusa). Ci hai creduto. E se non ci avessi creduto non avresti scritto, non saresti salito sul palco a illuderti, a (sublimemente) illudere il tuo pubblico”.

Rossella Pretto

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Luce rossa e suburbana. Wagners con teschi e “chiodi” in similpelle, in un ritrovo “dark” con birre, improbabili

dolci tedeschi e berretti da goliardi.

Elena di Grecia porta i vassoi, fra rutti e manate svogliate, eppure resta intangibile.

Mefistofele e Faustus, già svaccati amiconi, con giacconi e berretti.

Rumore bianco assordante.

Faustus: Lucifero…era un angelo?

Mefistofele: Eh?

Faustus: Lucifero…era un angelo, una volta?

Mefistofele: Oh, sì, Faustus…uno dei più amati da Dio.

Faustus: Ah?

Mefistofele: UNO DEI PIÙ’ AMATI DA DIO!

Faustus: Ah…(pausa) E com’è che adesso è diventato il Re dei Demoni?

Mefistofele: Eh?

Faustus: COM’È CHE E’ IL RE DEI DEMONI, ADESSO?

Mefistofele (a bocca piena): Gonfio di orgoglio e d’insolenza, Dio l’ha ricacciato giù in faccia al cielo.

Faustus: Che?

Mefistofele: Gonfio di orgoglio e d’insolenza, Dio l’ha ricacciato giù in faccia al cielo.

Faustus (tirandogli la manica): E voi?…E VOI, SUOI SODALI?

Mefistofele: Angeli infelici, caduti, che non di alzano più. Dannati.

(Faustus fa cenno di ripeterglielo all’orecchio)

Angeli infelici ANGELI INFELICI! CADUTI! DANNATI!

Faustus:Ma dannati dove?

Mefistofele: Eh?

Faustus: DANNATI DOVE?

Mefistofele: IN INFERNO!

Faustus: E com’è che adesso non sei in inferno (scuotendolo) COM’È CHE ADESSO SEI FUORI

DALL’INFERNO?

Mefistofele: Sono in inferno, adesso. SONO IN INFERNO QUI!

Faustus: Sei fuori dall’inferno, adesso. Com’è che non sei in inferno?

Mefistofele (rabbrividendo): Ho visto dio…

Faustus: Chi? Eh?

Mefistofele: HO VISTO IL VOLTO DI DIO!

Faustus: Ah! (facendo un gesto di superiorità con la mano, come dire “me cojoni”)

Mefistofele: Ho (veloce) gustato il gaudio del paradiso… (lento) e adesso m’è levato…( sta per farsi prendere

da una crisi d’astinenza- gli ci vorrebbe una overdose di Paràclito- il teatro in questo caso è lo “sciroppo”) Oh, Faustus.

Faustus: Ma allora dov’è, dov’è l’inferno?

Mefistofele: È qui, nelle viscere degli elementi…

Faustus: Dove?

Mefistofele: NELLE VISCERE DEGLI ELEMENTI!…Sono dannato, ti dico! Dannato. Adesso!

Faustus: Eh?

Mefistofele: Sono DANNATO ADESSO! L’inferno non ha limiti… non ha dogane… l’inferno non si sdogana!

Faustus: Per me è una balla, cantafavole!

Mefistofele: Sono dannato, ti dico! DANNATO ADESSO!

HO VISTO DIO! NON MI POTETE ROMPERE I COGLIONI!

Distrugge quel che gli capita a tiro.


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