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Satisfiction » Luna di miele con nostalgia
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Recensioni Autore: Molly Antopol / Bollati e Boringhieri / pp. 251 / € 17.50

Luna di miele con nostalgia

Recensione di Enzo Baranelli
Luna di miele con nostalgia

Insegnante di scrittura creativa presso l’università di Stanford dove hanno studiato alcuni trai maggiori autori americani da John Steinbeck fino a Scott Turow, passando per George V. Higgins, Molly Antopol ha lavorato a quest’opera per dieci anni, e ora “The UnAmericans”, celebrato dal New York Times come un capolavoro e pubblicato lo scorso anno negli Stati Uniti, arriva in Italia.
I racconti sono quadri senza cornice su vite colte nel momento della loro torsione verso la luce. L’autrice padroneggia il linguaggio con un’autorità profonda e impeccabile, incute quasi timore, perché riesce a parlare di sentimenti ed epiche cadute scaricando l’intero peso sulla pagina, con la naturalezza più estrema.
Il titolo originale “The UnAmericans” allude ai protagonisti delle sue storie: emigrati ebrei, membri del partito comunista americano, oppure ebrei in Israele, tutti colti in differenti luoghi del tempo oltre che dello spazio. Sono storie in qualche modo comuni, ma dotate di una forza dovuta a una penna che incide le parole nella carne della narrazione. “Luna di miele con nostalgia” (titolo del primo racconto della raccolta) è un libro che vi conquisterà per l’inesorabile sequenza delle parole che non potevano essere disposte diversamente. Antopol ha accesso a mappe segrete della nostra anima più remota e dimenticata.
Non occorre farsi portavoce di un malcontento qualunquista o attaccare organizzazioni criminali, per essere intrepidi scrittori, e Molly Antopol lo dimostra in ogni riga che scrive, nell’analisi dei rapporti umani, facendo scattare serrature che conducono al cuore pulsante di uomini e donne confusi, avvolti da una felicità amara o distrutti dalla delusione. “Talia lo guardò, improvvisamente consapevole quanto fosse pericoloso anche solo starle vicini. Era così che le persone finivano per essere infelici, pensò – evitando di fare scelte, lasciando che un attimo avvolgente, meraviglioso, dettasse quello successivo, fino a quando non si trovavano a vivere un’esistenza completamente diversa dai loro sogni. Fece un grande, incerto passo indietro”. Sono storie costruite in modo quasi classico, in cui la lezione dei grandi scrittori americani è appresa e riscritta con una sensibilità delicatissima verso le vite dei suoi protagonisti. La fragilità dei rapporti umani è il motivo conduttore di questi racconti dal sapore magico, perché è un incantesimo quello che li lega al lettore.
La narrazione può svelare il presente oppure fornire l’anello di congiunzione tra generazioni diverse, celebrando la memoria e la storia orale, come accade in “La nonna mi racconta una storia”; un titolo semplice per una vicenda di guerra, una crociata dei bambini contro gli assassini tedeschi. Mentre Antopol racconta, il tempo si ferma e noi lettori restiamo immobili, assetati di fronte a questa sorgente pura, creata attraverso un prezioso lavoro d’intaglio delle parole.
Sempre è avvertibile un senso di perdita come in alcuni racconti di Harold Brodkey e le situazioni sono troppo fluide perché un narratore, se non dotato di un eccezionale talento, le possa cristallizzare nella sua prosa. “I tredici anni sono un’età costellata da drammi d’inferno, una prigione separata dall’infanzia dall’insorgere della sessualità e isolata dalla vita a venire da un ultimo residuo di innocenza” (H. Brodkey): Molly Antopol, come lo scrittore di “Storie in modo quasi classico”, sceglie momenti carichi di tempesta (il ripensamento su un amore, l’incontro tra un figlio e il padre appena uscito dal carcere) per farne il fulcro di racconti grandiosi, momenti di torsione narrativa e di corrispondente tensione stilistica. Se in Brodkey la lacerazione è più evidente, nella Antopol quei momenti sono tizzoni ardenti celati da un velo di cenere, ma quando la loro potenza esplode, l’aria è risucchiata dai polmoni e il lettore si trova a fare un respiro profondo e prendere maggiore coscienza di sé, della pagina che ha davanti e di tutto quello che lo circonda. (Enzo Baranelli).


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