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Satisfiction » L’ultima notte di Antonio Canova
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Recensioni Autore: Gabriele Dadati / Baldini Castoldi Editore / pp. / €

L’ultima notte di Antonio Canova

Recensione di Mario Schiavone
L’ultima notte di Antonio Canova

Quest’ultimo libro di Gabriele Dadati, dopo anni di lavoro certosino, mostra come talvolta la materia narrativa possa essere ben scalfita e levigata proprio come se fosse fatta di pietra “viva”.

L’arco narrativo del libro prende avvio da una conversazione fatta di vita vera e storia, lunga circa 72 ore, svelata dal Grande Maestro Antonio Canova – ormai in punto di morte- al fratellastro Giovanni Battista Sartori. Un espediente narrativo, ben congegnato, che permette al lettore di scoprire, quasi come se si viaggiasse in compagnia di Canova stesso, i diversi momenti di vita (e di lavoro) del Maestro; un viaggio che accompagna ogni lettore fino al momento cruciale della narrazione stessa. Un frammento storico preciso che trova spazio nel 1810 e che corrisponde all’esperienza professionale che più ha segnato la vita dell’artista: realizzare un’opera presso la corte Napoleonica della Francia ottocentesca, lì dove lo scultore avrebbe dovuto compiere il suo gesto cimentandosi in una nuova creazione capace di offrire al popolo, nella sua interezza, il meglio dell’aspetto regale della Regina Maria Luisa D’austria, moglie di Napoleone.

Di pagina in pagina, inutile nasconderlo, nascono molte domande necessarie. Tutte capaci di aprire squarci sul vissuto di un artista unico al mondo. Perché questo libro, oltre che invenzione letteraria, è un brillante testo che si fa narrazione viva e autentica di un momento preciso dell’esistenza di un uomo-artista-genio fuori da ogni canone in quanto a visione e capacità “ri-creative”. Fra le diverse domande, grazie a un libro così sincero frutto di anni di ricerche, verrebbe voglia di chiedere a Canova in persona qualcosa come:

Maestro, da dove traeva spunto per quelle forme scultorie tanto perfette, così reali nella loro precisione e così vive nella loro essenza? Ne sono certo: Canova stesso non avrebbe mai risposto a una domanda così invadente.

Eppure, anche se non è concesso a nessuno di noi tornare indietro nel tempo e interrogare Canova per porgli alcune domande, leggendo questo libro di Gabriele Dadati non si può evitare di fare a meno di acquistare – insieme al libro stesso – un biglietto speciale che conduce in una dimensione bio-artistica del tutto sconosciuta ai più. Un titolo di viaggio che ci accompagna nell’ultimo grande viaggio di Antonio Canova, una personalità mai fugace; sempre più potente nell’imaginario artistico mondiale, che lasciando questo mondo sussurra le sue “ultime” parole come se a pronunciarle non fosse lui ma tutti i suoi “figli”. Proprio ognuna di quelle creature da lui sognate, ideate, scolpite e restituita alla vita stessa come in una sorta di creazione divina.

Per oltre trecento pagine, quel biglietto di viaggio compreso nel libro e che profuma di vita e di arte, mi ha tenuto con gli occhi incollati al libro. Un libro, questo, unico per capacità visiva, vero per i spunti di ricerca offerti, prezioso perché colma un vuoto in tanta letteratura italiana che poco ha affrontato le vite dei grandi geni artistici. Un lavoro letterario frutto di domande intelligenti che l’autore stesso ha incontrato e si è posto nella stesura di quello che è stato un manoscritto-impresa, e che oggi ( e domani) rimarrà un libro degno di attenzione, un diario di viaggio ricco di note artistiche, una biografia immaginata ma reinventata (e narrata) con sapienza da uno dei più originali autori italiani attivi sulla scena.


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