Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Sidebar". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-1". Impostare manualmente id a "sidebar-1" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Footer Widgets". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-2". Impostare manualmente id a "sidebar-2" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_deregister_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_register_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_enqueue_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196
Satisfiction » Lettere a Cioran
Notice: Trying to get property of non-object in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: meta_post_keywords in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: wpzoom_sidebar in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/header.php on line 108

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 13

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 14
990x27_promo
Recensioni Autore: Nicola Vacca / Galaad Edizioni / pp. 104 / €

Lettere a Cioran

Recensione di Gianluca Garrapa
Lettere a Cioran

Non possono che essere indirizzate a un morto, le lettere di Nicola Vacca. A un morto che da vivo non sopportava la presenza di questi vivi zombie che non hanno mai concepito altro concepimento che la nascita, laddove altro non è che aborto, per citare Bene, il nascere. Un morto che ancora oggi è più vivo di noi.

Il viaggio che Vacca compie, inizia al cimitero di Montparnasse e la descrizione dell’atto iniziatico e iniziale, dà il tono a tutto il saggio. Diciamo meglio: saggio-diario. Poiché di quotidianità viscerale e essenzialità si nutre il poeta Vacca che incontra sulla soglia dell’indicibile il filosofo Cioran. Non si parla di o su qualcuno con piglio accademico da prolisso nevrotico attratto solo dall’accumulo di nozioni da esibire. Al contrario: qui c’è vita e morte. Qui c’è verità e autonegazione: Per sopportare il mondo è necessario, piuttosto, essere scettici fino alla radicale espulsione di se stessi dalla vita che decade mentre accade. Conoscere non è farsi una cultura che ci colonizza subdola, deflagrando il pensiero singolare nell’inutile e, ahinoi, imperante, pensiero unico. L’essere colui che conosce è il contrario dell’essere cattivo, captivus, catturato, prigioniero della falsità del vivere: non si muore che all’atto di nascere e conoscere espia: si può anzi dire che l’indagine speculativa del rapporto tra redenzione e conoscenza sia il tema principale. Questo è: la verità ci renderà vivi. Ma per far questo si deve cadere dall’albero di nozioni e socialità false che regge le nostre fantomatiche vite. È un non-luogo comunissimo quello del cadere, ma l’idea della caduta più che rimandare al francese Camus, la sua chute nell’assurdo rapporto col mondo, e forse gli studi legati alla giurisprudenza dell’autore hanno un qualche inconscio richiamo, ricorda proprio il fallimento, il vuoto della cosa lacaniana, ma anche il porsi l’ostacolo per superarlo. Penso al teatro povero di Grotowski. Penso soltanto. Il discorso sarebbe lungo. Eppure, gettati in questo saggio, in questo atto di lettura non possiamo non vedere il palese materializzarsi di Cioran e il suo perenne cadere nel tempo.

Il pregio di questo scritto è la lucida essenzialità lineare che unisce porti di attracco affatto diversi tra loro a partire dall’esergo che rimanda a una delle opere di Emil: è un viaggio verso la fine in cui il lettore non si annoia, a sentir parlare di morte, fallimento, e inutilità. Il segreto è quello di riuscire a trasfondere nello scritto il fatto, la pragmatica vocalizzazione del corpo sulla carta: Cioran è sempre lucido di fronte alla decomposizione delle idee. E Vacca non solo le esprime, queste idee, ma le ha metabolizzate, dopo 40 anni di studio e amorosa adesione a una visione dolorosa della vita.
Eppure, chi conosce Cioran e Vacca, non può che notare questa fascinazione per tutto ciò che è estremo, entrambi sanno interpretare la vita e il pensiero senza mai trascurare l’ironia nascosta dietro l’enormità del vuoto che attanaglia l’esistenza.

Anche qui: mi viene da pensare all’idea di Freud riguardo la naturale crudeltà dell’uomo. Quell’orrore freudiano dell’amare il prossimo tuo come te stesso, di cui Lacan spesso parla come pericoloso e squallido narcisismo. Sappiamo che Cioran è contrario a ogni psicoterapia, nonostante la sua depressione endogena che gli ha procurato questa salvifica, per noi e il mondo, insonnia.

Svegliatevi dormienti, scrisse un altro visionario, e comprendete che tutte le teorie politiche che non esitano a considerare l’uomo un animale «ragionevole» rientrano nell’utopia. È questo: come Cioran pensa per paradossi e squartamenti, allo stesso modo l’autore sviluppa il suo cammino di amico, più che di accademico gelido critico, del suo autore di culto.

È vero che l’esigenza del reale genera ferite, che la visceralità non egoica di Cioran è il sangue, ma non un esibizionistico narcisismo psicotico. Se Cioran non sopportava le psicoterapie era perché aveva la forza necessaria di sublimare la sua vita in arte: nascono dai suoi malesseri, dalle sue sofferenze, da quello che lui chiama l’«inconveniente di essere nati», per raggiungere e toccare il lettore, per fustigarlo, per svegliarlo, per cambiare in qualche modo la sua vita.

Vacca racconta e parla anche di sé, della sua esperienza e attraverso il suo partecipato viaggio noi incontriamo un mondo: quante volte, passeggiando per il Jardin du Luxembourg, me lo sono immaginato seduto su una di quelle immense sedie verdi, con lo sguardo perso in uno dei suoi amari sillogismi.

La letteratura, se non è corpo, è solo esercizio, attaccamento all’effimero, laddove in Cioran, e in tutta la scrittura di Vacca, è sempre uno sprezzante distacco da tutto, tranne che dalla carne viva del proprio esistere a segnare, senza insegnare, il tragitto.

Sono sempre gli eretici che fanno la storia della letteratura e della cultura, non mai chi ‘insegna’ come si scrive. I faccendieri dell’omologazione che sopperisce alla miseria della vita.

Come non avvertire questa diffrazione del pensiero visivo quando l’autore ci dice che in un piccolo appartamento di trenta metri quadri all’ultimo piano di un palazzo tipicamente parigino, ho iniziato a scrivere questo libro dopo essere stato sulla tomba dello scrittore rumeno, al cimitero di Montparnasse. Come non sentirsi di colpo svegliati dal nostro anonimo andazzo quotidiano, sottomessi al sistema del comodo? La scrittura, e l’atteggiamento, di Vacca quanto di Cioran, fa questo: svegliarci, sottrarci a un torpore che ci concede solo brevi, insufficienti, intervalli di coscienza.

Eppure la tomba vuota di Cioran attrae il nostro autore, come Cioran era un autore irresistibilmente attratto dal nulla. Il nulla è proprio quell’innominabile spazio che rende tale un vaso contornandolo, è l’apparizione disincarnata del ritmo tra le parole, è la ferita. È quel che ci spetta dopo l’inutile affanno di riempire la vita di tutto.

Siamo mancanti in quanto esseri parlanti, e scriventi, siamo mancanti nel corpo, siamo negati dall’eterno, dalla parola che non può esprimere quel che c’è di pure nel nostro sentimento: siamo vivi, perché dovremo morire: la negazione è l’humus per cui vale la pena di esistere.

Eppure quel paventato pessimismo nichilistico del filosofo romeno, Vacca ce lo trasduce nella sua variante eroica, citando lo stesso Cioran: «non c’è negatore che non sia assetato di un qualche catastrofico ».

Non è un no, alla vita. Ma un sì, alla vita e al suo non-senso.

Nessuna pesantezza, nessun barocchismo inutile: si dice per dire quel che si deve e si può dire: «Tutto ciò che non è diretto è nullo».

È questo il tono stesso del saggio-diario di Vacca: pensare per aforismi, per illuminazioni, è infatti un modo – il più radicale – di opporsi a qualsivoglia filosofia sistematica, a ogni forma ipocrita di ragionamento.

E infatti il ritmo del libro si costruisce su brevi capitoletti che alternano scene di vita e pensieri di una filosofia terrestre. Vitale.

Dunque sappiamo, ancora una volta, da quei pochi autori che hanno il coraggio di dirselo e scriverlo che non ci resta allora che prendere atto del nostro fallimento di uomini e abbandonarci a questa caduta, ma con vigile consapevolezza. Non illudersi di guarire dalla malattia che è la vita, malattia mortale, contagiosa che non lascia scampo. Alimentarsi di quelle scorie, come se tra il pensiero istintivo e quello imposto dalla società, come Cioran riesce dolorosamente a fare, si potesse tracciare un solco di pensiero singolare, ma non unico. Quel che resta del corpo dopo che il linguaggio è riuscito a sottometterlo, la scrittura-sintomo, la singolarità non allocabile: del processo del pensiero restano visibili solo le scorie, ciò che si conserva dopo la fermentazione.

E allora addio a tutto, alla propria terra, alle proprie origini, a tutto quel bailamme che ci contiene in questo manicomio assurdo di ipocrisia e benpensanti, non si può stare bene mai. Nomadi. In nessun luogo: non trovare pace in nessun luogo ha permesso a Cioran di comprendere che, molto spesso, sono proprio le radici a intrappolare la coscienza nella menzogna.

Oggi più che mai, si sente la necessità di filosofi del genere, in questa epoca anestetizzata dalla tv e da internet, dall’immagine, dal soporifero nulla conformistico che niente ha a che fare con il Nulla incandescente della Cosa. Dice Cioran durante l’intervista al suo interlocutore: «che io sono soltanto un marginale, uno che scrive per svegliare. Lo riferisca: i miei libri aspirano a svegliare».

Frammenti che si oppongono al sistema, qualsiasi, totalitario. I gesti spezzati nell’attorialità di Bene, le rotture del senso: è una filosofia di vacillamenti. Un’instabilità che disturba: Cioran era perfettamente consapevole che un uomo libero è sempre di disturbo alla società.

Certo, dopo aver letto e meditato questo saggio di Nicola Vacca, magari dando uno sguardo ai Cahiers di Cioran, non possiamo non provare una sorta di desolato fastidio per un’epoca in cui molti passano il tempo a elogiare se stessi, nella più squallida e narcisistica autoreferenzialità, mentre Cioran riempie trentaquattro quaderni di frecce e pugnali prendendo spunto, anzitutto, dalle proprie piccole e grandi miserie.

Eppure, chi, meglio di Cioran, potrà sostenere il nostro peso preso dalla vertigine del Nulla, e quale miglior accompagnatore, se non il Vacca di queste Lettere, potrà prenderci per mano e rassicurarci e arricchirci del nostro fallimento esistenziale mostrandoci come, con lieve e umanissima ironia, anche l’abisso personale dello scrittore rumeno si nutre di piccole gocce di felicità?

Buona meditazione!


Notice: ob_end_flush(): failed to send buffer of zlib output compression (0) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 3778