Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Sidebar". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-1". Impostare manualmente id a "sidebar-1" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4161

Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Footer Widgets". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-2". Impostare manualmente id a "sidebar-2" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4161

Notice: wp_deregister_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4161

Notice: wp_register_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4161

Notice: wp_enqueue_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4161
Satisfiction » Lechitiel. Intervista ad Andrea Bassani
Notice: Trying to get property of non-object in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: meta_post_keywords in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: wpzoom_sidebar in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/header.php on line 108

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 13

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 14
990x27_promo
Lapislapsus 02.05.2018

Lechitiel. Intervista ad Andrea Bassani

di

XLIII

In parole povere,

te lo dirò in parole povere:

resta la poesia.

Passano i volti, le mani si allontanano,

svaniscono i baci, le promesse, muoiono gli ardori.

Sembra che il vuoto non abbia fine quando precipiti.

In parole povere, resta la poesia:

nemmeno l’amore.

Restano versi su fogli di carta,

sentori, impressioni,

colori di sorrisi perduti.

Restano ghiacciai interiori

che un tempo furono tiepidi tremiti.

Non sarò ermetico che per questo,

per dirtelo chiaro:

resta la poesia,

resta il sudore,

resta l’orma di una stretta di mano

tra la tua miserabile condizione

e l’angelo della consolazione.

Vuoi sapere chi rimane?

Te lo dirò in parole povere:

resta la poesia. Il resto scompare.

Domanda: Che ruolo ha la poesia nella vita di Andrea Bassani e quando hai compreso che era il tuo modo di comunicare la tua spiritualità? Quando, e come, ti sei ritrovato?

Risposta: La poesia non ha un ruolo nella mia vita. Non più. Oggi è la vita stessa. La poesia ha avuto inizialmente una funzione “riequilibrante”, sicuramente terapeutica, che è durata per tutto il periodo di transizione dal dolore alla coscienza e dalla coscienza all’attuazione del destino. Mi ha tenuto compagnia la poesia, mi ha ascoltato, ascoltava i miei lamenti, le mie richieste e rispondeva, riempiendo il vuoto con un suono. Io la sentivo arrivare la poesia, la percepivo accanto quando, in Lechitiel, si faceva surrogato di un corpo assente. Ma non era questo la poesia. Era molto di più. Oggi non è quell’entità che giungeva da chissà dove, interveniva e se ne andava come una compagna occasionale: oggi la poesia è un equilibrio interiore, un metodo che è divenuto respiro e ritmo della mia presunta esistenza. Volevo solo vomitare un dolore e non sapevo che nel dolore c’è un’inestimabile opportunità di scoperta e ritrovamento, di risveglio: una specie di tavola rotonda a cui possiamo prendere posto e “imparare”, che nel linguaggio delle anime equivale a “ricordare”.

Mi chiedi come e quando mi sono ritrovato.

Mi ritrovai quando ebbi la chiara visione di una sensibilità che si faceva sempre meno una condanna e sempre più una possibilità.

X

Pensarti è dissolvermi:

è farmi cosa leggera

per venirti ad amare

nel regno degli invisibili.

Domanda: Questa è una lirica tra le più brevi. La tua versificazione è libera, metaforica e, mi pare, pure metafisica. Spesso l’anafora rende visibile il senso della ricerca ossessiva e di Lei e della Scrittura: un’ossessione amorosa, è l’amore quello che trasforma la bellezza di questa silloge. Il pensiero di lei ti dissolve: ho l’impressione che un amore cortese postmoderno aleggi tra le tue parole. Mi sbaglio?

Risposta: Lechitiel è stato scritto in un tempo particolare in cui lasciavo un passato disastroso, sia a livello sentimentale che sociale, per affacciarmi alla nuova vita, quella spirituale, che per quanto fosse promettente in positivo mi chiedeva di mollare tutto il mio mondo di allora per qualcosa che in un certo senso non mi apparteneva.

Avevo fretta di chiudere col passato e di risolvere il problema centrale della mia giovinezza: l’amore non ricambiato. Dovevo elaborare il fallimento dell’amore umano e accettare quanto prima la proiezione nuova, appena scoperta, dell’amore perfetto, quello universale, francescano. Questo poema è quanto lascio del mio indagare su ciò che è davvero bellezza e non lo è, su ciò che davvero è amore e non lo è mai stato. Il cuore di chi ama è la sola bellezza incapace di far male: ecco il riscatto del poeta.

Ecco la poesia che “recupera” i fallimenti del passato, conferendo luce al dolore, splendore alle vergognose nudità, nobiltà al cuore che ama.

Se per amor cortese intendi questo, confermo che la tua impressione è assolutamente fondata.

LXXIII

Un addio non esiste se l’amore persiste,

se anche l’anima non ha abbandonato.

Arrivasse per mezzo d’un gesto esagerato,

si puntassero lame alle gole:

l’amore fa quello che vuole

e l’anima obbedisce.

Per te tutto era un gioco:

promesse, baci, parole.

Arrivederci e addio

le usavi allo stesso modo.

Sfidavi a duello la tua felicità,

minando la salute

di chi ti stava accanto.

E quando ti accorgesti di far male

ti guadagnasti il pane

nelle grazie di Satana.

Domanda: Nell’immaginario poetico tuo, e forse anche nel reale che ti attraversa, è presente la lotta accanita tra Satana e Dio. Un viaggio, il tuo, fino alla contemplazione della Bellezza che altro non è se non il riflesso divino. Un duello interiore e una costante: la mancanza. La poesia mette in forma simbolica l’assenza, il dolore e l’abbandono, guarisce in qualche modo. Cosa hai dire al riguardo?

Risposta: L’assenza di un corpo d’amore è un vuoto iniziatico. Nella mancanza della persona amata, noi ci ritroviamo davanti allo specchio della nostra misera pochezza e dell’imbarazzante ignoranza riguardo la nostra interiorità che non sappiamo coltivare, con cui non sappiamo interagire, a cui non abbiamo ancora attinto, verso cui mai ci siamo incamminati.

La poesia mette ordine in tutto questo caos, in questo turbinio di agitazioni e nuove sconosciute emozioni, chiamando ogni cosa col suo nome e squadrando da parte a parte ciò che accade. La poesia compie questo atto misericordioso e geniale: rende bene il male, raccoglie il coltello che ci ha squarciato il ventre e ce lo pone in mano perché possiamo proseguire a squarciarci volontariamente, coraggiosamente e consapevolmente, fino a scoprire che nessun amore è mai stato perduto perché dentro di noi batte il cuore di Dio. Allora lo stesso tormento per cui Satana avrebbe scommesso sulla nostra fine, improvvisamente diventa l’inizio di una vita nuova, una vita diversa, una vita verso la Luce. Ma molte sono le tentazioni,

I dubbi e le paure: bisogna rimanere saldi e per farlo occorre la forza delle convinzioni. Non è vero che non ci sono risposte. Si può arrivare a tanta verità se la poesia non diventa pensiero ma rimane “contatto”.

XXXV

Quando la morte verrà a congedarmi,

benché tra noi sia finita,

a te correrà il mio corpo segreto:

si farà largo tra gli spaventi e le prime lacrime,

una mitraglia di vento sul tuo volto

sarà il mio ultimo saluto.

Quando la morte verrà a sciogliermi dalle catene,

sarà tempo di scordare ogni cosa,

che all’anima che riposa

nulla interessa del mondo,

nessun ricordo, nessun dolore, nessuna parola.

L’anima liberata sarà dunque imprescindibile,

indifferente al passato come al futuro:

sarà un eterno presente,

un vuoto pieno e assoluto.

La morte, lo sai, non dà preavviso,

non rispetta nessuno (per questo lo scrivo):

quando la morte verrà a congedarmi,

amore mio, amore grande ed immenso,

ascoltami, ti prego:

quando la morte verrà a congedarmi,

benché tra noi sia finita,

io sarò distrutto e cancellato per sempre.

Ma tu non disperare,

non perdere il sorriso,

perché con te sarò altrove,

ancor più invisibile e discreto:

camminerò sulla tua pelle, abiterò il tuo corpo;

continuerò ad amarti di nascosto, non temere:

anche stavolta non saprai che ci sono.

Domanda: Che rapporto hai con la morte?

Risposta: La morte non esiste. Se esistesse, in quanto fine, non ne avremmo paura. Esiste solo una vita, una vita eterna entro cui si consuma questo breve sogno dell’esperienza umana. L’uomo che teme la morte non teme la sua fine ma la sua eternità in relazione ai suoi sensi di colpa, alla sua coscienza sporca, al male commesso e nascosto, al bene non compiuto, all’amore tradito, al peccato che forse è peccato davvero, al purgatorio, al paradiso, all’inferno. L’uomo, in sostanza, teme di non essere idoneo per l’aldilà, qualora vi fosse un aldilà. Personalmente cerco di vincere questa preoccupazione quotidiana confidando nella bontà del mio Signore, il mio amato Dio d’Amore, sperando che la morte mi colga nella Sua grazia. Pertanto la mia morte non mi preoccupa, al momento, ed è giusto che questo corpo muoia. Mi preoccupa invece la morte di coloro che amo, il dover sopravvivere alla straziante, violenta, disumana separazione da loro. Temo di non essere forte abbastanza, nonostante la fede, nonostante sappia del loro essere ancora in vita, da un’altra parte. Dobbiamo imparare in tempo ad amare senza corpo. Io devo imparare a farlo. È necessario.

LXIV

Tu non sai cos’è un giorno,

solo un giorno lontano

dal tuo corpo accogliente,

dai tuoi occhi commossi per le mie rime.

Tu non sai cos’è il bianco di queste mura

che depresse mi trattengono la fuga

con tentacoli d’oscura malattia.

Tu non sai cos’è il crepuscolo

dove stanco di vivere mi stendo

implorando Dio di dormire

perché un moto di ribellione non mi desti.

Tu non sai cos’è il silenzio,

questo chiodo di silenzio

conficcato nella parete del mio canto,

obbligato a sostenere le trame del tuo dipinto

senza mai vederne i colori.

Tu non sai cos’è l’amore,

né cos’è amare né quanto ti amo.

Tu solamente sai che io esisto

come a largo il pescatore sa di un molo

dove poter attraccare sicuro.

Tu non sai cos’è la poesia,

questa musa che ha preso il tuo posto,

morbosa, pesante, presente,

nella stessa misura

in cui tu non ci sei.

Domanda: Cosa è la poesia?

Risposta: La poesia è un destino.

Molti credono che sia un’arte ma non lo è. È la poesia che si serve dell’arte come del poeta, come della letteratura. La poesia non è parola ma le parole possono essere cariche di poesia.

Un libro andrebbe setacciato come fanno con la terra i cercatori d’oro. E come quella terra ha valore perché da qualche parte contiene oro, così vale per il testo poetico.

È importante ricordare che sempre sono le parole ad avere bisogno di poesia. Mai viceversa.

XXXIII

Poiché continua l’inganno,

la storia si ripete.

Stanco l’errore di escogitare scuse

che lo riparino dal danno e dalle accuse.

Cercando di vuotare il vuoto che mi riempie,

la ballata consueta prosegue

come un valzer di spari e lampi.

E la passione che ti tormenta, uomo,

tu vorresti barattarla con la pace,

ma non perdi l’occasione d’assecondar le brame

del tuo duce vorace

che sempre meno ti segue,

sempre più incapace.

La cultura è un fuoco che brucia.

Incenerita la linfa animale, fragile e grigio,

te ne stai lì, a legger Montale, tra sfilate

di gambe attente a non inciampare

nella pozzanghera del tuo fermento.

Ancora ucciso

da assassini impenitenti,

lentamente svanisci

e ti lasci crollare

sul fondo del ventre,

dove l’anima impotente

possa marcire

e beata, dolente rimanere,

priva di conforto

e di soluzione.

Domanda: Quali sono i tuoi riferimenti letterari? e che rapporto hai con la tradizione classica? come mai prediligi il verso libero?

Risposta: Non ho riferimenti letterari, rimango affezionato a quei versi che mi risultano potenti in quanto pregni di linfa poetica. I classici li stimo, ne ho un rispetto dogmatico. Io non prediligo il verso libero ma il verso libero mi predilige e, istintivamente, puntualmente obbedisc

Ogni desiderio è figlio di una bellezza.

Dunque la bellezza è madre,

una madre che non ama.

Domanda: Il Cantico della Bellezza è il poemetto che conclude la tua silloge. Lacan sosteneva che la bellezza fosse l’ultima barriera che permette di accostarci, mantenendoci separati, dalla Cosa del desiderio, dall’eccesso di godimento, quel vuoto terrificante che risucchia lasciato dall’oggetto per sempre perduto, il corpo della Madre: cosa è per te, per il poeta Bassani, la Bellezza?

Risposta: Quando tu mi chiedi “cos’è la Bellezza?” mi compaiono davanti mille risposte valide e nessuna esatta. Sono domande, queste, che meritano una risposta chiara e sincera, che non dilaghi in stesure di vagheggiamenti filosofici. Vorrei che si capisse che il mio percorso poetico non è letterario ma “umano” nella valenza più povera del termine. È il dolore che mi ha reso umano e in questo slancio di desiderio di riscatto ho trovato Bellezza e ho compreso che la Bellezza è purezza e non quelle figure eccitanti che corroborano l’animo e creano dannazione nella mente, quelle “schiavitù”, madri dell’esteta, che impassibili alla sua disperazione lo conducono mano a mano nell’abisso (queste bellezze sono bellezze inferiori in quanto diaboliche e totalmente inutili in quanto mondane). La vera Bellezza, ora che ho scritto Lechitiel posso dirlo, è la carezza di un bambino sul volto di un uomo che piange.

Andrea Bassani, Lechitiel, Terra d’Ulivi ed., collana Parole di cristallo, 2016, pagg. 124


Notice: ob_end_flush(): failed to send buffer of zlib output compression (0) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 3743