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Satisfiction » Le ultime parole di Brasillach su Céline
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Céliniana 09.02.2015

Le ultime parole di Brasillach su Céline

di

Il 6 giugno 1944 gli Alleati sbarcarono in Normandia, scatenando dei durissimi bombardamenti sulle città normanne. Specialmente colpite furono le città di Rouen e Caen, con gravissime perdite tra i civili, la distruzione di numerosi beni architettonici francesi, e limitati danni invece alle poche forze tedesche dentro le città.
Robert Brasillach, del quale ricorre in questi giorni il 70° anniversario dalla tragica morte per esecuzione capitale il 6 febbraio 1945 dopo un controverso processo per Collaborazionismo, commentò su “L’Echo de France” questi fatti, attaccando i diversi intellettuali francesi, da Valery a Mauriac, i quali, chiamati in causa sull’argomento dei danni arrecati ai capolavori d’arte francesi dai bombardamenti Alleati da un inchiesta della rivista “La Gerbe”i, avevano preferito defilarsi, dimostrando una certa pavidità anche perché una loro parola in difesa del patrimonio artistico nazionale non avrebbe certo “compromesso la loro preziosa indipendenza”.  E Brasillach, in un passo del suo scritto – inedito in italiano – che riportiamo di seguito, evoca a riprova la risposta alla stessa inchiesta dell’inclassificabile Célineii. Sarà questa l’ultima volta che l’autore de Il mio paese mi fa male citerà Céline; due personalità molto diverse, inconciliabili prima e durante la Collaborazione, accomunate però dall’amor di Francia.

*

“La prova è data dalla risposta di Céline. In realtà, ammiro tantissimo quelli che vogliono legare Céline a qualsiasivoglia partito. L’avventura del Fronte popolare avrebbe dovuto dare di che riflettere ai lettori superficiali e ai loro cervelli di mosca. Poiché nel Viaggio al termine della notte vi era una netta condanna del mondo borghese, allora l’autore fu consacrato da “L’Humanité” come un Grand’uomo, e le Case della Cultura l’ammirarono. Questo fino a quando non riportò da Mosca le brevi e violente parole di Mea Culpa. Oggi, se fossi nei panni di chi intende incatenare Céline alle magnifiche profezie de La scuola dei cadaveri, starei in guardia: tutti sanno che Bardamu è il refrattario totale, che non si accoda a nessun conformismo, neanche al conformismo dell’anticonformismo, che dice le sue quattro verità a chi le vuol capire, e che non baratterà mai con le parole la forza della realtà. È pienamente convinto che la follia del mondo sia una gran fregatura, e che abbiamo rigettato ogni valido rimedio volto ad attenuarne gli effetti. Per questo, quando gli si chiede la sua opinione sulle distruzioni artistiche in Francia, risponde in tutta tranquillità che per fermare il massacro [della guerra] darebbe in cambio tutte le cattedrali del mondo. Ecco qui un’opinione schietta e sana, che mi sembra pochi abbiano il coraggio di dare. E che prova, tanto per iniziare, che nessuno ha preteso da Céline delle lacrime di coccodrillo per le cattedrali di Caen e Rouen. Ma Céline dice ciò che pensa, e pensa ciò che vuole. I nostri “taciturni”, non oseranno mai dire che se ne fregano delle cattedrali. Ne vivono, dell’amore della cattedrali, ne scrivono, e ne fanno professione. Sì, sono dei professionisti di questo amore, come ci sono professionisti di altri amori. E sanno bene, e Céline lo sa anche, beninteso, che la distruzione delle cattedrali o dei palazzi non farà cessare per questo il massacro. Ma ecco, sembra proprio che anche il solo disapprovare – timidamente, peraltro – l’inutile distruzione della Bellezza del mondo, sia dar sostegno alla Germania. […]

(Traduzione di Andrea Lombardi)


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