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Satisfiction » Le spose sepolte
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Recensioni Autore: Marilù Oliva / HarperCollins / pp. / €

Le spose sepolte

Recensione di Martino Ciano
Le spose sepolte

Benvenuti a Monterocca, piccolo comune incastonato nell’Appennino bolognese.

È questo un paese con una Giunta tutta al femminile, in cui il rosa spicca tanto da essere soprannominato la Città delle Donne. Il rispetto della natura e delle buone maniere sono i punti cardine della vita quotidiana. Addirittura, qui ha trovato sede anche una azienda farmaceutica, ossia, il Centro Studi Rita, che porta avanti interessanti esperimenti su un nuovo anestetico che induce le persone a dire la verità.

Ma è tutta Monterocca ad apparire come un enorme esperimento sociale, grazie al quale si ridà dignità al ruolo della donna, senza porre l’uomo in secondo piano. Proprio nella ricerca della parità, attraverso il riequilibrio del rapporto tra generi, sta la grandezza di questo progetto umanistico e sociale.

Non tutte le ciambelle escono col buco, però, e qualcosa di terribile scuote il tranquillo borgo: una serie di omicidi conduce infatti a Monterocca. L’autore è un killer che ha una mania particolare: uccide uomini le cui mogli sono scomparse all’improvviso. Su di loro, il sospetto dell’uxoricidio non se n’è mai andato, ma è sempre mancata la prova regina… il cadavere. Fatto sta, che laddove non è arrivata la giustizia, è giunto l’assassino, che prima di compiere il delitto ha fatto confessare tutto al malcapitato, grazie al potente anestetico che induce a raccontare la verità.

Ecco a voi Le spose sepolte di Marilù Oliva, ultima fatica letteraria dell’autrice bolognese, con la quale dimostra di avere fantasia da vendere. A confermarcelo le 380 pagine di questo romanzo che vi appassioneranno una dopo l’altra, grazie a una solida impalcatura narrativa dalla quale prende forma una trama ricca di intrecci, come richiede il genere.

Ad indagare su quanto sta avvenendo, Micol, un’ispettrice giovane, ma anche impacciata; una figura che rimane impressa nella mente del lettore proprio per la sua semplicità. Una delle caratteristiche del libro è questa: personaggi comuni, né supereroi né tormentati-bastiancontrari che popolano da anni opere che ormai si leggono per passatempo. Oliva preferisce concentrarsi sulla sostanza, animando le pagine di uomini e di donne che hanno una loro unicità. Un lavoro sicuramente difficile, ma che ripaga in termini di impatto narrativo.

Al di là della trama, la scrittrice bolognese riesce soprattutto a rendere palese il tema dell’opera, ovvero, la disgregazione dell’ambiguità mascherata da perbenismo e la vana presunzione di riuscire a creare una società perfetta… perché alla base della vita sta l’imprevedibilità dell’uomo, o meglio, il suo Es.


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