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Notice: wp_register_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

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Satisfiction » L’arte dell’attesa
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Recensioni Autore: Andrea Köhler / add editore / pp. 126 / € 14

L’arte dell’attesa

Recensione di Stefano Scrima
L’arte dell’attesa

Attendere può essere un’arte? È una domanda che ognuno di noi dovrebbe porsi, oggi più che mai. L’era del digitale, dell’eterno presente e simultaneo, sta letteralmente minando spazi, intervalli, pause, e con essi le attese di cui il tempo si colora. Ed è questa la domanda che accompagna il libro della scrittrice tedesca Andrea Köhler, L’arte dell’attesa, tradotto da Daniela Idra e pubblicato da add editore. Il risultato di questa meditazione sull’attesa è raffinato, un insieme di frammenti che, tra pensieri filosofici e idilli lirici, va a comporre un quadro ricco di sfumature di un fenomeno che oggi rischiamo di trascurare avvelenandoci di un continuo e sospeso fluire. Le attese – pensate a quelle in posta o in qualsiasi altro ufficio affetto da burocrazia – sono vissute da noi impazienti cronici come un tormento, sono solo il tempo che stiamo perdendo, pensiero figlio della logica consumistica che ha ormai colonizzato le nostre vite. Eppure, scrive Köhler, l’attesa, anche quando si tramuta in quella particolare esperienza chiamata noia, può essere “un tempo di raccoglimento e preparazione interiore” (p.63), “il lasso di tempo in cui ci fermiamo per attirare le prede dell’oblio, perché è nel tempo della «bonaccia dell’anima» che si annida l’idea giusta. Così, anche la distrazione fa parte dell’attimo creativo” (p.64). In sostanza, nell’attesa maturiamo, il tempo finalmente si distende, permettendoci di rielaborare l’esperienza accumulata. Peter Handke si spinge addirittura a definire, in un ribaltamento della concezione comune di pieno e vuoto, l’attesa come “l’ora del vero sentire” (p.101). E cosa sarebbe l’esperienza amorosa senza le sue attese? Ecco, sì, attendere può essere un’arte, quando conosciamo il suo potere. Ma è il Godot di Beckett, per Köhler, a svelarci la più grande segreta evidenza dell’attesa, quella che non possiamo permetterci di dimenticare: “L’assenza di Godot […] non è una tragedia, anzi – contro tutti i profeti di disperazione – è una fortuna. Se abbiamo l’attesa, la nostra esistenza ha una direzione e uno scopo” (p.48).


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