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Satisfiction » La storia segreta della Rivoluzione
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Recensioni Autore: Hilary Mantel / Fazi / pp. 318 / € 17.50

La storia segreta della Rivoluzione

Recensione di Enzo Baranelli
La storia segreta della Rivoluzione

Niente nomi, la folla ha soltanto voglia di aumentare, abbracciare, incorporare, saldarsi, fondersi, sbraitare”.

La prima parte del romanzo sulla Rivoluzione francese inizia quasi sottotono nella casa dei Desmoulins a Guise in Piccardia. Lo stile segue i pensieri dell’avvocato Jean-Nicholas e ci introduce alla famiglia snob dei de Viefville di cui ha sposato una cugina. La longa manus dei Viefville si proietta su tutta la Piccardia con sindaci di città (come a Guise), studi di avvocati, e hanno anche un deputato per impressionare il popolino. Però, nota Jean-Nicholas, hanno pagato l’ultima rata della dote di sua moglie con tre mesi di ritardo. Nella stanza, che è il suo studio, vi è suo figlio piccolo, Camille, che guarda la piazza di Guise.
Poi la narrazione si sposta a casa dei Danton con Georges-Jacques che è un piccolo vandalo. E poi a casa dei Robespierre ad Arras. Hilary Mantel, due volte vincitrice del Man Booker Prize, segue con uno stile ironico le peripezie di questi bambini che diventeranno protagonisti della rivoluzione. Trascorsi gli anni ritroviamo Camille e Georges-Jacques a Parigi a fare pratica presso rinomati avvocati. Intanto arrivano le rivolte, come quella per il pane del 1774. Maria Antonietta è bella e stupida: “Ma non sono tutte solo belle a diciotto anni?”. E i bambini diventati adulti, avvocati, pamphlettisti, discutono di libertà e sognano un matrimonio che li possa sistemare. Sempre con un velo di ironia, Hilary Mantel dipinge un mondo in bilico, scosso da tensioni sociali e debiti di stato.
“Io penso invece che mi piacerebbe collaborare a una rivoluzione sanguinosa e violenta, una cosa che arrecasse un affronto a mio padre”. Nelle parole dei futuri rivoluzionari pesano anche i conflitti irrisolti con l’autorità paterna. Non vi è solo l’aristocrazia e il re, ma, nella società patriarcale francese, i padri vengono inquadrati nello stesso obiettivo cui è destinata la rivolta. Le grafie dei nomi cambiano come gli indirizzi delle abitazioni e i nomi delle mogli e delle amanti, a volte d’Anton, a volte D’Anton, più spesso, con la grafia corretta, Danton. “Il 29 agosto del 1788 una folla bruciò i posti di guardia sul Pont-Neuf”: il prezzo del pane è di nuovo salito.
Entra nel romanzo anche Pierre Chordelos de Laclos al seguito di Luigi Filippo, Duca d’Orléans. “Le relazioni pericolose” è stato pubblicato a Parigi nel 1782 ed è andato subito esaurito. Hilary Mantel gioca con il lettore dandogli in pasto particolari e gesti minimi, come le discussioni tra vicini di casa o nei locali pubblici, insieme a fatti e nomi noti a tutti cercando, con successo, di trascinarlo nella narrazione. Nel 1789 il prezzo del pane è passato da due lire tornesi a quattordici. Arrivano le elezioni per gli Stati Generali. Il figlio di Georges-Jacques Danton muore nella culla a pochi mesi di vita: è una mattina di aprile e il cielo non promette nulla di buono. “Robespierre di fronte a quell’attenzione dell’Assemblea arrossisce. Comincia tutto in quel momento : 1789, 6 giugno, ore 15,00”. E’ un romanzo che usa il flusso di coscienza e molti dialoghi. Le descrizioni diventano brani inseriti tra le riflessioni di un personaggio e una discussione. A poche pagine dalla fine, questo primo volume sulla Rivoluzione francese lascia il lettore avvinto da una trama funambolica e dall’incedere, a passi pesanti, della Storia: la riunione nella sala della pallacorda, Monsieur de Guillotin, le invettive di Mirabeau e Robespierre. “Hanno preso la Bastiglia!”: e con un ultimo dialogo tra gli insorti e le donne al loro fianco si conclude questo primo atto su “La storia segreta della Rivoluzione” (pp. 318, Fazi, 17,50 €). Le teste devono ancora cadere.


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