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Satisfiction » La promessa
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Recensioni Autore: Giovanni Cocco / Nutrimenti / pp. 302 / € 16

La promessa

Recensione di Roberto Sturm
La promessa

La caduta, nel 2013, è stato accolto con favore di pubblico e critica, da alcuni accostato alla migliore letteratura americana postmoderna. Un romanzo di forte impatto con cui l’autore ha dimostrato una forte personalità e un uso maturo degli strumenti narrativi, nonostante fosse alla sua prova d’esordio. C’era quindi attesa per quella che, per bocca di Giovanni Cocco, sarebbe stata la seconda “puntata” di una trilogia.

Se alcuni personaggi del primo romanzo compaiono anche ne La promessa, uscito da pochissimi giorni per Nutrimenti, se anche in questo testo lo scrittore lombardo usa un fatto di cronaca nera – il suicidio/omicidio del pilota tedesco Andreas Lubitz, schiantatosi consapevolmente con il suo aereo contro il massiccio Trois–Évèchés nel marzo scorso, incidente in cui persero la vita centoquarantaquattro passeggeri e sei membri dell’equipaggio –, come collante della vicenda, l’orizzonte narrativo non è lo stesso.

Lo sguardo de La caduta è senz’altro più universale, più vasto, le ambientazioni passano da una parte all’altra del mondo per affrontare temi con un impatto sociale fortissimo.

Ne La promessa credo che la scelta di Cocco sia stata consapevolmente diversa. Ambientato nel microcosmo di un paesino ai piedi del massiccio nel versante francese delle Alpi, l’attenzione della storia è più rivolta ai sentimenti dei personaggi, in special modo del protagonista: Vincent De Boer.

Ex inviato speciale l’uomo, a un certo punto della sua esistenza, probabilmente per punire se stesso per i frequenti tradimenti, lascia la moglie Marie. Erano sposati da dodici anni e Marie forse è la donna che amerà sempre. Anche i rapporti col figlio che lei aveva avuto dal precedente matrimonio, Lucien, sono ottimi. Non hai mai capito perché l’abbia tradita.

Vincent ha lasciato il lavoro di giornalista per l’insegnamento, con l’obiettivo di avere una vita più tranquilla e combattere il senso di apatia che prova.

La notizia della disgrazia lo scuote, senza un motivo apparente chiede al giornale in cui ha scritto per anni di mandarlo sul posto per un reportage prima ancora che i dettagli dell’incidente siano resi noti.

Da Parigi si trasferisce a Le Vernet, piccolo villaggio di centocinquanta abitanti ai piedi del Col de Mariaud. Oltre ai residenti, giornalisti, psicologi e squadre di soccorso, incontra un prete, Joseph, che si è spostato dalla parrocchia del suo piccolo paese per dare conforto ai parenti delle vittime straziati dal dolore.

Lentamente, a mano a mano che la vicenda prende contorni definitivi, il giornalista sente crescere un senso di empatia verso il pilota tedesco, come se le vicende che ha vissuto e che riempiono i giornali replicassero in qualche modo le sue. La spiegazione di quel gesto folle, smascherato dalla scatola nera, non può essere riportata esclusivamente alle ipotesi dei media. Vincente pensa alla sindrome di burnout, un disagio psicofisico connesso a un lavoro che interessa, di cui sospetta di soffrire anche lui.

Intanto la vita va avanti, e mentre il suo desiderio di sentire Marie è sempre forte, la sua attuale giovane compagnia gli rivela di essere incinta. Vincent rimane interdetto, vorrebbe ripetere a Juliette che non desidera affatto un figlio, tantomeno se non l’ha avuto con la ex moglie. Anche qui spunta un parallelismo nella vita dei due uomini: la fidanzata di Andreas dichiara di aspettare un figlio dal giovane.

Le reazioni dei parenti delle vittime si fanno più violente quando le indiscrezioni sono confermate: i genitori di Andreas, anche loro sul posto da prima che la verità venisse a galla, devono essere scortati.

Sono i sentimenti e le emozioni dei personaggi, come dicevo, a essere protagonisti in questa storia. L’indagine di Cocco è efficace, e oltre a toccare la sensibilità di tutti i personaggi mette in mostra il carattere di Vincent De Boer, un uomo prossimo alla mezza età, che non è riuscito ancora a trovare la sua strada, che evita le scelte. Il suo cinismo e la sua fragilità sono evidenti, e convivono in una personalità in cui i momenti bui sembrano sempre avere il sopravvento. La vicenda lo porterà verso la maturità, verso la consapevolezza che la vita è fatta di scelte che ne escludono altre. La storia è anche una riflessione sul senso della vita.

Giovanni Cocco si conferma una penna eccellente: impianto narrativo ben studiato, struttura robusta, stile disincantato e pulito, trama lineare. L’inserimento di fatti realmente accaduti dà un valore aggiunto al testo, un’attualità difficile da rendere esplicita specialmente quando si parla di periodi così recenti.

L’ambientazione è resa straordinariamente, il gelo delle montagne si estende alla disperazione delle persone che popolano la storia. Non sorprende scoprire, dalla nota finale dello stesso, che l’autore ha vissuto diversi giorni nei luoghi della tragedia.

 

 


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