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Satisfiction » La prima vita di Céline
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Recensioni Autore: Andrea Lombardi / Italia Storica / pp. 56 / € 9

La prima vita di Céline

Recensione di Francesco Piga
La prima vita di Céline

La prima vita di Céline, scritto da Andrea Lombardi ed edito dall'”Associazione Culturale Italia Storica”, è un libretto piccolo, formato mignon, ma essenziale per i lettori di Céline perchè riguarda un periodo della sua vita poco considerato dai nostri critici (eccetto che da Marina Alberghini in Louis-Ferdinand Céline.Gatto randagio, Milano 2009, nel capitolo secondo “Il vizio di essere uomini”), o che comunque è da esaminare maggiormente, con più attenzione, per l’importanza che riveste sia nella biografia sia nelle opere dello scrittore. Lombardi, dopo averci ricordato che Céline, uno dei massimi scrittori del ‘900, un vero rivoluzionario dello stile narrativo, è stato un uomo dalle molte vite, si sofferma su quella che considera la prima, come recita il sottotitolo, Il corazziere a cavallo Louis Destouches nella prima guerra mondiale.    Mostrando una grande competenza di storico, ripercorre con dovizia di particolari le azioni belliche, fatte spesso di durissimi combattimenti, del 12° Reggimento Corazzieri, dalla lunga tradizione militare, evidenziando le vicende di Destouches, che in questo Reggimento si è arruolato volontario a diciassette anni, recluta a spalare letame e strigliare il pelo dei cavalli, per poi essere promosso Brigadiere e Maresciallo. Lombardi, ben consapevole della forte incidenza che le vicende biografiche hanno sulle opere di Céline, fa continui riferimenti ai testi in cui tali esperienze sono state trasposte, dal Viaggio al termine della notte a Casse-Pipe.    Céline, in un diario di questo periodo, si augura che la provvidenza gli procuri una vita piena di incidenti. La lettera che invia ai genitori nell’accogliere la notizia della guerra evidenzia il senso del dovere che lo caratterizzerà in ogni occasione: “Quanto a me farò il mio dovere sino in fondo”. Prima le scaramucce e poi la battaglia della Marna in cui i contendenti perdono in una decina di giorni quasi mezzo milione di uomini tra morti, feriti e prigionieri. Conosce così gli effetti spaventosi e devastanti della guerra, le atrocità, vede gli scempi, si imprimono nella sua memoria immagini di sangue, di strazio e di agonia, si rende conto dell’assurdità della guerra, “un’ignobile tragedia”. A questo proposito Lombardi riporta la frase detta dallo scrittore nel 1939 a Pierre Ordioni, una affermazione rilevante per capire i cambiamenti interiori, forieri della scrittura, che la prima guerra mondiale vissuta in prima persona produce in lui: “Senza il maresciallo d’alloggio Destouches, non ci sarebbe mai stato Céline. Vedrà, al ritorno non sarà più lo stesso. […] La guerra vi fa smaltire la sbornia”.    Il Maréchal Destouches sfugge alla morte durante una ricognizione in cui salva la vita al comandante della pattuglia. Si offre volontario, in una missione “quasi suicida” per fare da staffetta e assicurare un raccordo tra due reggimenti che stanno attaccando sotto fuochi incrociati; compiuta la missione, sulla via del ritorno, è ferito  al braccio destro dall’esplosione di una granata; all’ospedale da campo deve protestare contro l’l’Ufficiale medico per evitare l’amputazione del braccio. All’ospedale di Val-de-Grâce la sua attenzione è rivolta, più che alla propria sofferenza, agli altri feriti, ai mutilati, con “il loro carico di dolore e orrore”, come scrive Lombardi che giustamente prosegue: “qui potrà riflettere a fondo sulla sua esperienza al fronte, maturando quel rifiuto della guerra che trasporrà poi nel Viaggio al termine della notte: rifiuto della guerra fine a se stessa e del suo idealizzarla, ma non disprezzo dei doveri per la propria nazione”. Riformato per invalidità permanente, termina così il suo servizio attivo nell’Armée. Per l’eroismo dimostrato è insignito della Medaglia Militare e della Croce di Guerra con Stella d’Argento. E Céline, un vero patriota, sarà sempre fiero di avere questa onorificenza, così come mostrerà con orgoglio ai visitatori di Meudon la tavola a colori a tutta pagina che la rivista “L’Illustré National” dedica, nel dicembre del 1914, alla sua impresa. Orgoglioso, ma sempre più disgustato dalla retorica militare, dal comportamento dei propri simili, dal destino di morte dei soldati.    Mentre la biografia vera di Céline si può ricostruire mettendo in ordine le sue opere, facendo però attenzione alla finzione letteraria, a come lo scrittore ha elaborato i dati reali, qui, gli avvenimenti di guerra sono già di per sé così allucinanti che non c’è alcuna necessità di stravolgerli per trasmettere ai lettori le emozioni di dolore e di sdegno. Esclama: “Si faceva la coda per andare a crepare”. Il raccapriccio per lo sventramento di animali visto fare dagli uomini del reggimento, “vittime e carnefici” al tempo stesso, come Lombardi sottolinea, si ritrova nel Viaggio: “[…] E poi sangue ancora e dappertutto, per l’erba, in pozze molli e confluenti che cercavano la pendenza giusta. […] ho dovuto cedere a un’immensa voglia di vomitare e mica un po’, fino a svenire”.    Da questa “prima vita” si genera la sua idea della morte, l’ossessione per la terribilità del nulla, il presagio di un Fato di distruzione, anche se, già prima della guerra, era rimasto segnato in maniera indelebile dalla sua infanzia trascorsa a Montmartre, e al Passage Choiseul, tra la miseria e le abiezioni della periferia parigina, a contatto con l’abbrutimento esistenziale e sociale. La morte resterà così il tema dominante di tutte le opere di Céline, sarà sempre presente nelle emozioni da esprimere con ritmo musicale, nella sua scrittura tesa unicamente all’essenziale. La morte è a credito, le sofferenze e il male di vivere, lo sfacelo fisico e morale, sono proprie del senso di tragedia greca che contraddistingue il pensiero di Céline. Le immagini della guerra, di questa prima guerra mondiale e della seconda a cui parteciperà, sono dunque reali, e al tempo stesso si fanno allegoriche nel riflettere tutti gli orrori del mondo e della condizione umana. Le ferite delle guerre comprometteranno per sempre anche la sua salute, con nevralgie, emicranie e insonnia. Il libro di Lombardi, che si concentra su questo periodo fondamentale della vita di Céline, è molto utile perché, se ogni aspetto biografico è all’origine della personalità complessa dello scrittore, queste esperienze di guerra sono dunque le prime a imporsi e a premere per essere espresse in scrittura.    Quattordici tavole, a colori e in bianco e nero, completano il libro, stampe d’epoca e foto Céline tra cui due di lui convalescente in ospedale, insieme ad altri feriti di guerra. Lombardi riporta la scritta sul retro di una delle due foto: “Vue de héros en décadence, Louis”.  


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