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Satisfiction » La gente per bene
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Recensioni Autore: Francesco Dezio / TerraRossa Edizioni / pp. 207 / € 14

La gente per bene

Recensione di Enzo Baranelli
La gente per bene

Questo è un mestiere che può fare anche una scimmia, quindi lo puoi fare anche tu”. Elio Petri, “La classe operaia va in paradiso”.

Il titolo prende spunto da un brano de “Il lavoro culturale” di Bianciardi citato in epigrafe. L’incipit è fulminante e in poche battute riesce a descrivere una situazione famigliare priva di qualsiasi idillio.

Dopo l’esordio con lo stupendo “Nicola Rubino è entrato in fabbrica” (revisionato e ripubblicato sempre per TerraRossa Edizioni nel 2017), Francesco Dezio prosegue sulla linea della narrativa industriale di cui è stato lo scrittore fondante nel nuovo secolo, riuscendo da subito a far immergere il lettore nella storia, grazie a uno stile ironico ed empatico. La scuola o meglio le scuole sono il primo gradino verso “il farsi una posizione nella vita”, ma l’io narrante si trova a stridere contro i binari prefissati.

Anche il lavoro nella fabbrica, dove si trova a disegnare in AutoCAD i diversi pezzi di macchinari assemblati altrove, lascia il protagonista piegato da un’immane fatica: le ferie inesistenti, gli straordinari non pagati, l’ambiente ostile. E non si parla di una sola fabbrica nelle pagine di “La gente per bene”. Dezio dà voce a tutta una parte del paese che la letteratura sembra ignorare e lo fa con una feroce e intima partecipazione a queste vite spezzate come, in parte, è stata anche la sua.

Contemplo la geometria combinata delle traverse con gli elementi delle strutture portanti che rilucono al sole, i granelli di polvere vagante in controluce e mi domando cosa cazzo ci sto a fare qui.”

Francesco Dezio descrive un quadro del mondo del lavoro allucinato attraverso un auto-fiction brillante dove sono sparsi piccoli intermezzi dialettali che caratterizzano il linguaggio. La scrittura è potente ed illuminata da un puro realismo che è difficile trovare nella letteratura italiana contemporanea; tranne alcuni rari casi, ma ambientati nel Nord Est: penso a Trevisan e Santarossa.

L’autore odia la gente per bene, quelli che voltano la testa dall’altra parte per non vedere questo rabbioso mondo dove si lavora al minuto, ci si spacca la schiena e gli occhi, se non la vita stessa, quindi il suo è un romanzo scomodo, ironicamente beffardo e, per questo, imprescindibile, percorso da una passione sorda e dilaniante.

Sicuramente “La gente per bene” si confermerà uno dei migliori romanzi del 2018.

Passi il tempo così, ti lasci per strada la vita così, a inviare via e-mail curriculum. Non ti sei neppure accorto che le rotelline della sedia su cui stai seduto stanno incidendo il pavimento a forza di ruotare. Pure tu stai scavando, per vedere la luce in fondo al tunnel.”


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