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Satisfiction » La colpa
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Recensioni Autore: Raffaele Mangano / Amatea / pp. / €

La colpa

Recensione di Anna Vallerugo
La colpa

Una telefonata inattesa raggiunge un uomo a Milano da un convento lontano più di mille chilometri, quello dei Frati Minori di Acireale. Il messaggio che la comunicazione porta è volutamente vago: si comprende però che c’è qualcuno che desidera rendergli ragione della scomparsa del padre, già affermato architetto, sparito nel nulla trent’anni prima.

La comprensibile sorpresa per l’avvocato Fabio Di Girolamo – protagonista de La colpa (Amatea), ottavo romanzo di Raffaele Mangano – viene presto sostituita da uno sconcerto che non riesce a nascondere a Eliana, la compagna: del padre, fino a quel momento, l’uomo conservava soltanto il ricordo di una figura impercepibile, di cui riusciva a recuperare a sprazzi nella memoria episodi ormai vecchi di decenni in poche, frammentarie immagini di prima del grande vuoto. Poi la fuga inspiegabile e immotivata, in totale assenza di giustificazione (anche nei confronti del resto della famiglia) di un individuo che mai aveva cercato in seguito di ricucire qualsivoglia rapporto e la cui defezione come padre – “la” colpa che Fabio gli attribuisce dolorosamente più e più volte – era stata causa anche di decisioni che molto avevano definito la sua, di vita, imprimendo scelte, svolte e direzioni.

Le sorprese per chi si muove in questo romanzo denso di colpi di scena, si susseguono rapide: la notizia di una lunga permanenza del padre in un luogo inaspettato, un convento, in cui aveva deciso di richiudersi al mondo rifugiandosi in una fede che tutto ammanta e tacita (senza aver mai mostrato in precedenza di voler coltivare interessi spirituali) apre un capitolo in cui ogni certezza verrà rovesciata da questo nuovo, unico perno certo su cui l’avvocato milanese si ritrova a dover ruotare.

Alla richiesta di presentarsi all’istituto per il pietoso occuparsi dei pochi effetti personali lasciati nella cella alla morte del genitore, Fabio acconsente, deciso a cogliere l’occasione di andare a fondo dei misteri che avevano accompagnato suo malgrado buona parte della sua esistenza.

Nel lungo viaggio verso le proprie radici, il protagonista dovrà e vorrà ricostruire le figura del padre e di sé: una scoperta che passa attraverso la parola, strumento unico di decostruzione e ricostruzione di un territorio umano, prima di tutto.

E anche reale, dei luoghi: nelle pagne de La colpa ritroviamo un puntuale e affettuoso affresco di una Sicilia di splendori e mistero, assolata controparte di un Nord a cui l’avvocato sente di appartenere sempre meno: in certe mappe antiche le aree inesplorate venivano rappresentate con il colore bianco: Fabio aveva fatto la stessa cosa e la sua personale rappresentazione cartografica di Milano e dintorni conteneva diverse zone vuote.

Ogni incontro con chi il padre aveva frequentato prima dell’esilio volontario apporta brandelli di conoscenza incompleti, mai definitivi, che talora arricchiscono il quadro, talora ribaltano la tela in capovolgimenti necessari, svelando aspetti dello scomparso: le fragilità impensabili di un uomo senza pelle, di sensibilità occulta e feroce, custode di un pesante segreto da svelare con cautela, in giri di boa propedeutici alla comprensione in un finale di espiazioni, forse di pacificazione.

Raffaele Mangano costruisce con maestria una trama tesa intorno a un personaggio complesso, umanissimo nei suoi tentennamenti e nella tentazione sempre presente del dubbio. Sceglie opportuno tono intimo, di diario confessionale, a tracciare colpa dei padri, chiusure dei figli, castighi di entrambi – con riverbero di letture dostoevskiane – in pagine delicate di confessione e bilanci.

Si affida a un parlato attento, Mangano, a restituire umane incertezze e piccoli fallimenti della supponenza, spaziando tra l’analitico e l’ironico.

E pagina dopo pagina, restituisce al suo protagonista l’interezza di un rapporto padre-figlio che si fa struggente, lasciando quest’ultimo infine finalmente libero, anche di perdonare.


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