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Satisfiction » La casa dei bambini
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Recensioni Autore: Michele Cocchi / Fandango / pp. 261 / €

La casa dei bambini

Recensione di Martino Ciano
La casa dei bambini

La casa dei bambini è un libro che commuove e già questo lo rende una perla di rara bellezza, perché muovere emozioni attraverso la scrittura vuol dire parlare al cuore e all’anima delle persone.

Michele Cocchi sa raccontare con dovizia di particolari, lasciando spazio anche all’immaginazione del lettore. Tutto ha inizio all’interno di un orfanotrofio. Qui si ritrovano Sandro, Nuto, Dino e Giuliano, protagonisti di un romanzo corale, al quale l’autore dà i connotati di una favola.

Non sappiamo in quale epoca siamo, non sappiamo in quale area dell’Italia si trova questo orfanotrofio. Sappiamo solo che al di là delle mura della struttura si combatte una guerra civile, di cui i bambini non devono sapere nulla. La tragica realtà si rivelerà davanti ai loro occhi dopo, quando saranno adulti, quando il destino li getterà nel mondo.

Triste storia quella degli orfani; senza affetti, senza punti di riferimento; abbandonati al loro destino, in balia di inservienti che li educano a sentimenti di circostanza. Vietata l’immaginazione, perché la fantasia gioca brutti scherzi; vietato per le mamme della casa affezionarsi ai bambini. Queste sono le regole, questa è la vita. Cocchi ci descrive tutto con una scrittura lucida, mai violenta, ma razionalmente assuefatta. L’obiettivo è quello di farci entrare nella coscienza di questi pargoli, che per riempire le carenze affettive diventano adulti prima del tempo, imparando ad accarezzarsi, ad amarsi, a leccarsi a vicenda le lacrime.

Poi la svolta. Dino, Nuto, Giuliano e Sandro escono dalla casa per entrare nel mondo, in quel luogo di cui non hanno consapevolezza e nel quale provano a ridimensionarsi. Ebbene, sarà proprio in mezzo alla guerra, al sangue e alla violenza, che quell’orfanotrofio ritornerà ad essere, mentalmente, la loro isola felice; il posto in cui si ritrova se stessi e l’origine di ogni significato.

Mille peripezie stanno in mezzo a questo andirivieni della coscienza. Ognuno di loro dovrà vederne e sopportarne tante. L’unica consapevolezza che tutti e quattro avranno, sarà che la vita fugge e mai si arresta. Sono queste le lacrime delle cose; le lacrime dell’esistenza, che si infiltrano nell’anima per depositarsi in quei luoghi dove la coscienza si è modellata. Per questi uomini, rimasti sempre bambini, solo l’orfanotrofio è stato un posto sicuro. Tutto il resto del mondo li farà sentire spaesati, stranieri.

Il libro di Cocchi è un piccolo rebus, un mite enigma che cattura e che si lascia risolvere. La scrittura del giovane autore pistoiese è magistrale, così vicina a quel Calvino che ha saputo trasformare la tragedia in favola.


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