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Satisfiction » I Middlestein
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Recensioni Autore: Jami Attenberg / Giuntina Editore / pp. 219 / € 15

I Middlestein

Recensione di Enzo Baranelli
I Middlestein

“Il cibo era fatto d’amore. E l’amore era fatto di cibo e se riusciva a far smettere di piangere un bambino, allora non c’era niente di sbagliato”. Jami Attenberg racconta, con il suo romanzo ambientato nel 2010 a Chicago, la storia di una famiglia americana di origine ebraiche nella sua lotta con il cibo. Edie Herzen già da piccola è “così compatta”: la madre la nutre per placare il suo pianto ed Edie inizia a vedere il mondo in relazione a una fetta di pane con salsicce e anelli di cipolla grigliati: la prospettiva primigenia del suo essere.
Leggere “I Middlestein” è quanto di più vicino si possa immaginare a una rilettura di Katherine Mansfield e Anton Čechov. La delicatezza e il rigore totale della scrittura di Jami Attenberg spingono il lettore all’interno della storia della famiglia Middlestein (Edie e suo marito Richard e i due figli Robin e Benny). Una storia che attraverso le sue derivazioni come nel racconto di Rachelle, la moglie di Benny e dell’organizzazione del bar mitzvah per i loro due figli gemelli, Josh ed Emily, tocca ogni colore dello spettro di emozioni e situazioni famigliari che il lettore abbia sperimentato sia nella finzione, sia nella realtà. L’universo famigliare dei Middlestein è un ricco boccone per i lettori temprati da “Le correzioni”. La solidità della trama (Edie e il suo vizio con il cibo: pesa 130 chili e aumenteranno) e la bellezza stilistica vengono confermate quando l’autrice descrive i lineamenti di Emily e Josh. Charles Baxter scrisse che nessun autore in America ha più descritto il volto di un personaggio da decenni; lo scrisse prima che Jami Attenberg arrivasse con il suo “I Middlestein” a porre un nuovo termine di paragone per la letteratura americana contemporanea, per Chicago, e per ogni storia famigliare passata e futura. Famiglia americana ebrea, madre e cibo, figli: queste sono le key words de “I Middlestein”; in particolare il cibo è la chiave per aprire l’opera di Jami Attenberg e contemplarne la splendida architettura.


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