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Satisfiction » I giorni della nepente
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Recensioni Autore: Matteo Pascoletti / Effequ editore / pp. 201 / € 13

I giorni della nepente

Recensione di Jennifer Radulovic
I giorni della nepente

È la mia storia. Anzi, la tua. È la nostra, la vostra. Questo è il primo pensiero che si affaccia alla mente, leggendo I giorni della nepente (sottotitolo Una storia tossica) piccolo, grande romanzo d’esordio di Matteo Pascoletti. Una vicenda alla quale molti di noi crederanno di essere lontani e che, invece, riga dopo riga, ci dimostra come ciò che sta accadendo ai protagonisti potrebbe essere drammaticamente la nostra vita. I giorni della nepente è quel tipico libro che si “legge tutto di un fiato”, di quelli che inizi un po’ perplesso prima di andare a dormire, pensando che gli dedicherai soltanto qualche minuto stanco della tua giornata e, al contrario, ti ritrovi qualche ora dopo a divorarne le pagine mentre sta albeggiando, perché devi assolutamente finirlo.
Il libro stesso è una corsa: corsa da una pagina all’altra, corsa alla vita, corsa verso la morte, contro la morte. Un ritmo incalzante e vivace orchestrato in un impianto dialogico, anzi – come forse preferirebbe definirlo lo stesso autore – corale. Matteo Pascoletti – classe 1978, perugino doc, autore di racconti, blogger, dottore di ricerca in Italianistica, ma soprattutto attento osservatore ed esperto di comunicazione e giornalismo – fa parlare uno alla volta tutti i suoi personaggi chiave. La storia, infatti, si sviluppa su più piani e soltanto inoltrandosi nelle pagine ci si accorge che si sta svolgendo un medesimo ineluttabile destino che ognuno dei protagonisti racconta con la propria voce, mostrando i fatti attraverso la sua prospettiva soggettiva. Ma queste voci non sono indipendenti tra loro e, con un inesorabile effetto domino, le scelte di uno, gli sbagli dell’altro e le casualità della vita li legano vicendevolmente, facendo in modo che una strana notte d’estate tra ragazzi confusi si incateni – si scateni – in un percorso imprevedibile: è quella che gli storici chiamano congiuntura. Scopriamo allora come spaccati umani che, nella nostra quotidianità aborriamo, ci siano più vicini di quanto crediamo e di come sia semplice cadere nel baratro, un baratro costituito non solo dal vizio o dalla perdizione, ma soprattutto dalle nostre debolezze, dalla nostra viltà, dalla nostra indifferenza. I giorni della nepente parla di droga, ma non è un libro sulla droga, non è un’accorata denuncia: è una storia avvincente che tiene incollati dalla prima all’ultima riga, un noir contemporaneo di italica visione, il bruciante ritratto di un Paese tutto che è ormai comandato da meccanismi insensati. Questo turbinio di vite scorre intorno alla grande falla sociale della nostra Italia che maltratta una generazione di giovani con il precariato, la disoccupazione, il disconoscimento delle loro capacità e l’incomprensione della loro sensibilità. Dietro lo sfondo delle urla del profeta e della nepente (una pianta carnivora) c’è la politica senza fare politica, il giornalismo, le nuove tecnologie, la forza imperante dei social network che hanno il potere di innalzare o affossare una persona con la spensierata facilità di un click, c’è soprattutto il caso mediatico, la gogna mediatica per un uomo che in una maledetta domenica di settembre uccide chi ha ucciso e si fa assassino.
Quell’uomo siamo noi.


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