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Satisfiction » Gaja Cenciarelli. La nuda verità
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Inediti 10.12.2018

Gaja Cenciarelli. La nuda verità

“Bacco, tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere”: potrebbe andare, questo detto, per il nuovo romanzo di Gaja Cenciarelli (La nuda verità, Marsilio, 247 pp., 16,50 euro) che descrive l’incontro passionale, e dai risvolti cupissimi, tra Stefano, amante e conoscitore di vini, e Donatella, un’oncologa gelida, un’accanita e cinica fumatrice.

Oppure: balnea vina Venus corrumpunt corpora nostra, sed vitam faciunt balnea vina Venus, cioè bagni, vino e sesso corrompono i nostri corpi, ma bagni vino e sesso sono la vita: paradossale come solo gli antichi sanno essere.

E con gli antichi dobbiamo fare i conti se vogliamo penetrare la nuda verità della scrittrice. Gli antichi, la loro saggezza e la mitologia. Attraverso la mediazione di Klimt, i suoi quadri e, nello specifico, “Medicina” e “Atena”, il dipinto della dea che nella mano destra stringe una Nike, il modello del suo successivo “Nuda Veritas”.

Vi trovano posto Bacco, il dio del vino e dell’ebbrezza, che forse possiamo riconoscere meglio in Dioniso, il ragazzo terribile, e che qui prende la maschera di Stefano; Venere, la dea del Desiderio- in controluce ma sempre presente nella sua declinazione più nera (e più “rossa” anche); Atena, la dea nata dalla testa di Zeus che, dopo aver inghiottito Meti per paura che desse alla luce un figlio che potesse detronizzarlo, al momento opportuno, preso da un violentissimo mal di testa, si fece incidere la calotta cranica da Efesto perché ne uscisse l’armata e urlante Atena. E qui Atena è Donatella.

Perché Stefano paragona Donatella ad Atena?

“Perché tu vuoi capire sempre tutto”, le dice, “tutto passa dalla mente, per te. Proprio come Atena, che è nata dalla testa di Zeus, e che non ha mai usato il suo corpo. Perché non ha mai avuto né marito, né amante, cosa piuttosto rara tra gli dèi dell’Olimpo […] Era conosciuta come Athena Parthenos, infatti. La vergine Atena”.

E poi troviamo Aletto, una delle vendicative Erinni, la più spietata, “quella che non dorme mai. Che non dà tregua”, e cioè Catia, ex (ma non troppo) moglie di Stefano.

Dioniso e Aletto, gli spietati. Come spietata è la verità.

Non dirò nulla della trama, se non, molto vagamente, che parla di eros, vendetta e malaumanità, che confina spesso con la malasanità. Ma parla anche, attraverso questa ben congegnata storia, di umanità ferita, della cicatrice che porta sulla pelle, quella che impedisce il contatto perché troppo doloroso.

Quanti potrebbero riconoscervisi, soprattutto oggi che le esigenze del corpo vengono azzerate in nome di un desiderio, di un bisogno tutto mentale, immateriale e inesausto, che porta non alla sublimazione ma alla rinuncia e al nulla per non sentire il dolore che la vita comporta? Perché la vita, sì, è dolore sordo, è perdita, incapacità, impotenza, fuga; e proprio per questo si trasforma in volontà di potenza, bisogno di controllo, razionalità (ecco la testa di Atena).

Si viene alla luce sporchi di sangue e placenta, si nasce urlando per restare vivi. E l’urlo è forse quello che meglio racconta la potenza della vita che si riafferma, nonostante tutto, nonostante il fallimento e la solitudine, nonostante la perdita dell’amore, del lavoro, del decoro.

È l’urlo che deve uscire, furioso e selvaggio, l’urlo della donna che ritrova, nello sforzo estremo, nella caduta rovinosa, le radici antiche del suo essere.

Rossella Pretto

#

È mezzanotte e un quarto quando Susan Wheeler implora Mark Bellows di non lasciare che il dottor Harris la operi, di non lasciare che la portino nella sala operatoria numero otto.

Poco dopo, Mark riesce a chiudere la valvola dell’ossido di carbonio che causa la morte cerebrale, il dottor Harris è convinto di averla mandata in coma irreversibile, ma Susan si sveglia. Il dottor Harris è sconvolto. Fuori dalla sala operatoria lo aspetta la polizia.

«Piaciuto, Atena?»

«Un bel film» risponde lei, neutra.

«Ti è piaciuto molto. Il dottor Harris mi ricorda te.»

«In che senso?» Donatella aggrotta la fronte, insospettita.

«Be’, il medico onnipotente, con le manie di grandezza, che fa quel che vuole dei corpi dei pazienti. Hai mai pensato al traffico d’organi, Atena? Un bel traffico di cuori, di fegati… Ma tu non potresti, tu ti occupi di organi marci» dice Stefano.

Donatella è livida.

«Il dottor Harris che dice… aspetta…» Prende il telecomando e manda indietro il film.

Si ferma nel punto esatto in cui Susan Wheeler capisce di essere stata drogata e il dottor Harris inizia la sua arringa:

«La nostra società deve affrontare decisioni gravissime, decisioni riguardanti il diritto di morire, di abortire, decisioni sulle malattie irreversibili, sui coma profondi, sui trapianti, decisioni che riguardano la vita e la morte. Ma la Società invece non decide, il Congresso non decide, i Tribunali non decidono, la Religione non decide, perché? Perché la Società lascia la decisione a noi, gli Esperti. I Dottori!»

«Non ti permetto certe insinuazioni. Io sono un medico coscienzioso.»

Stefano inarca un sopracciglio.

«Sei coscienziosa ma non sei accogliente.»

«Che vuoi dire?»

«Che sei completamente sprovvista di calore umano. Ah, comunque in questo film c’è anche una bellissima storia d’amore. Ammesso che certe storie ti piacciano.» Stefano si alza, si sistema la giacca.

«Non m’interessano. E non m’interessa essere accogliente.»

«Brava, Atena. Le missioni impossibili costano energie e tempo preziosi. Meglio essere se stessi. Tu sai chi sei, no?»

«Non sono affari tuoi chi sono io.»

«Non hai risposto. Ma non fa niente. Tanto ci rivedremo presto, vero?»

Donatella lo guarda dritto in faccia e pensa: Non abbiamo scopato, se è questo che vuoi sapere.

Odia quella parola. Scopato.

«Non capisco perché.»

«Il Müller Thurgau.»

Donatella ride, beffarda.

«Se aspetti di berlo qui con me, puoi riprendertelo. Portalo alla tua bella e accogliente Francesca.»

Stefano s’infila il cappotto sorridendo e scuotendo la testa.

«Per Francesca c’è un altro vino. Il Müller Thurgau è tuo. A ciascuno il suo.»

«Ti ho detto di riprendertelo!»

Stefano la guarda, intenerito.

«Io non sono uno dei tuoi pazienti.» Allunga una mano e le accarezza la guancia, con dolcezza. Poi le prende il viso tra le mani e la bacia a lungo. La lingua di Stefano è piacevole e le sta in bocca senza insultarla.

Lui conclude il bacio sfiorandole le labbra chiuse.

«Buonanotte, Donatella.»

Stefano apre la porta e dopo un secondo lei è di nuovo sola.


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