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Satisfiction » Er Pasola, Giacche Palance e la banda der Monco
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Extravaganze 14.05.2013

Er Pasola, Giacche Palance e la banda der Monco

di

Il 30 novembre 1961, “Il Tempo” (giornale, in teoria, indipendente, ma schierato in realtà a destra) pubblica un articolo discretamente lurido: “Denunciato per tentata rapina Pier Paolo Pasolini ai danni dell’addetto di un distributore di benzina”. Il pezzullo da gogna è pure accompagnato da una immagine: il Poeta che imbraccia minaccioso una mitragliatrice. La notiziaccia si rivelerà poi, in una delle tante stazioni della Via Crucis pasoliniana, una grossolana calunnia. La foto no: peccato che sia tratta da un film, “Il Gobbo” (1960) di Carlo Lizzani, cupo dramma criminale ambientato nella Malebolge delle borgate, ove il Nostro intrepreta il famigerato “Monco”. Pare che Pasolini, “Giacche Palance” come lo chiamavano i suoi adorati ragazzi di vita, per via di quel meraviglioso volto ligneo, scolpito, fra Chet Baker ed Egon Schiele, da statua Gotica, non disdegnasse comparire dall’altra parte della macchina da presa; sempre con l’amico Lizzani, infatti, il papà di “Accattone” indosserà nel 1966 lo sdrucito poncho di Don Juan, il prete col fucile, nel folle spaghetti western  “rivoluzionario” (ovviamente ambientato in Messico) “Requiescant”. Ricorda lo stesso Lizzani: “L’unica cosa a cui era allergico in “Requiescant” era l’angolazione della macchina. Lui ha sempre girato frontalmente, quando sentiva che la macchina andava sotto, per inquadrare i volti degli attori coperti dal cappello, ad esempio, diventava allergico. Glielo leggevo in faccia. Sentivo che ne soffriva”. Er Pasola, allievo gentile e famelico del grande storico dell’arte Roberto Longhi, ha tutta la nostra comprensione. Passare da Piero della Francesca a “Django” non è cosa da tutti. Comunque il Poeta, Vanitas Vanitatum, non chiese soldi, per quel ruolo, ma una fiammante Ferrari: epifenomeno perdonabilissimo, ma, l’anno successivo, se ne ricorderà il “Vescovone” dispettoso, l’ex-amico Federico Fellini che in “Toby Dammit” metterà in bocca ad un allucinato divo (Terence Stamp pittato come Poe) la stessa richiesta. Un bolide “col cavallino” per interpretare “il primo western cattolico della storia del cinema” che dovrà essere-parola di un mellifluo Salvo Randone – “un po’ Dreyer, un po’ Pasolini… con un pizzico di John Ford”… Diavolo di un vecchio Snaporaz…


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