Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Sidebar". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-1". Impostare manualmente id a "sidebar-1" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Footer Widgets". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-2". Impostare manualmente id a "sidebar-2" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_deregister_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_register_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_enqueue_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196
Satisfiction » Emanuele Altissimo anteprima. Luce rubata al giorno
Notice: Trying to get property of non-object in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: meta_post_keywords in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: wpzoom_sidebar in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/header.php on line 108

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 13

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 14
990x27_promo
Inediti 28.12.2018

Emanuele Altissimo anteprima. Luce rubata al giorno

Emanuele Altissimo, giovane scrittore torinese laureatosi con una tesi su David Foster Wallace, alla sua prima prova con il romanzo ci dà immediata dimostrazione di talento con Luce rubata al giorno in uscita il 9 gennaio (Bompiani, 2019, pp. 240, euro 17,00): storia di due fratelli durante la drammatica estate in montagna che segna il progressivo black-out della mente del più grande.

Non è materia facile da trattare perché solo chi ha attraversato un simile travaglio spirituale (ma non è condizione sufficiente) può sapere e riuscire a raccontare cosa siano l’amore e l’odio di fronte alla forza più grande della malattia mentale, che qui non è mai causa di ripiegamento su se stessi, mai autocommiserazione.

Quella crepa che incrina e può riuscire infine a spezzare non solo chi subisce il tragico deragliamento di ogni sua facoltà ma anche chi, in maniera impotente, vi assiste è qui sapientemente tratteggiata attraverso il parallelo resoconto dello schianto sull’Empire State Building del B-25 capitanato dal colonnello William Franklin Smith jr, avvenuto nel luglio 1945. Ma ci restituisce anche la grandezza da giganti dei protagonisti (Giganti sono coloro che guardano in faccia il dolore senza più scuse. Che accettano dolori per i quali non cè consolazione”, dice Altissimo): la grandezza di chi sa assorbire l’impatto e trasformarlo in coraggio. La storia ci ricorda che il grattacielo newyorchese resistette all’urto riuscendo a circoscrivere i danni- nonostante il sacrificio di quattordici persone.

Un apprendistato durissimo alla vita, quello di Olmo, protagonista del romanzo; una prova di sopravvivenza grazie a cui pervenire a una consapevolezza radicata nella luce, una luce strappata al buio di quella disperazione tremenda, una luce di resilienza che sa cosa sia il dovere (il dovere!) di andare avanti perché la vita non ha fatto sconti e non è scontata, appunto, l’onestà intellettuale che porta ad ammettere non solo l’amore ma anche l’odio lacerante che bisogna attraversare (rage, rage against the dying of the light, è il verso di Dylan Thomas citato in dedica).

Splendido il trattamento riservato al paesaggio (si sentono le sue letture americane) che dà la misura tragica, esteriorizzata, della lotta di un ragazzino già troppo forte per la sua età, capace di seppellire con tenacia tutto il male e il dolore incancellabile che la vita gli ha assegnato come dono d’ingresso al mondo: quel cielo sempre minaccioso e tonante o di un azzurro terribile, inaccettabile, c

i restituisce tutta la lucidità e la ferocia agghiacciante di questa vicenda esistenziale.

Un esordio a cui auguriamo il meritato riconoscimento.

Rossella Pretto

#

Quel giorno, il nonno era sceso a Torino per delle faccende. Mio fratello restò fuori tutta la mattina, così mi misi a tirare su il modellino dell’Empire State. Avevo terminato il primo dei sei blocchi e già svettava sul fondo del salotto. La forma solida prometteva l’altezza dell’immagine sulla confezione. Mancava tutta la parte superiore e il pennacchio di metallo, eppure lo guardai con speranza, come se avessi fatto il grosso del lavoro e ora mi toccasse la parte divertente. Mi

sedetti per terra, frugai tra i pezzi e li incastrai uno alla volta finché non giunsi al terzo cornicione. Diego arrivò per pranzo, fischiettando il ritornello di un pezzo rock. Mi vide in salotto e andò in camera sua a cambiarsi. Tornò con carta e penna, si fermò davanti al divano.

“Ora è più pericoloso” disse.

Incastrai un tassello con cautela. Lui si avvicinò e sedette sul bracciolo in fondo al divano.

“Può cadere da un momento all’altro.”

Alzai gli occhi quel tanto da vederlo in faccia. Aveva la testa cosparsa di puntini rossi. “Ti sei tagliato tutto.”

Si passò una mano sulla fronte. “Certe mattine ti tagli, altre il rasoio fila sulla pelle che è un piacere.” Guardò fuori dalla finestra. “Per me dipende dall’umore.”

Gli mostrai il sacchetto con i pezzi che avanzavano.

“Vuoi metterne uno?”

“Magari quando ne restano pochi.” Si raddrizzò e fece qualche passo verso la cucina. “Sai che non ho pazienza.”

“Il nonno ci ha lasciato il pranzo” lo informai. “Basta scaldarlo.”

Andò a sedersi al tavolo in cucina. Restò chino sul foglio per un pezzo, ogni tanto rideva. Dopo un po’ mi alzai, accesi il forno e apparecchiai la tavola. Diego intanto rileggeva quello che aveva scritto facendo su e giù tra cucina e salotto.

“Che roba è?” domandai, ma lui alzò una mano e continuò a leggere. Alla fine sedette a tavola e mi piantò gli occhi addosso.

“Cosa fai se qualcuno ti distrugge il modellino?”

“E perché dovrebbe farlo?”

“La gente è imprevedibile” tagliò corto. “Perciò che fai?”

Ci pensai su. “Lo ricostruirei.”

Lui batté le mani, con gli occhi che si allargavano.

“Ricominci daccapo” mormorò. “È la misura dei sogni, quanto siamo disposti a inseguirli.”

“Hai scritto all’Accademia?” domandai cauto, mentre mi abbassavo sul forno. Lui ci mise un po’ a rispondere, ma lo fece con voce controllata. “Devono capire certe cose.”

“Facevi prima a chiamarli.”

“Non per le contestazioni” rispose. “Sai come siamo, noi militari” aggiunse serio. “Ci piacciono le nostre formalità.”

Il timer del forno suonò, tirai fuori la teglia delle lasagne e la appoggiai sopra una presina. Diego tagliò una fetta per sé, con un’incisione precisa, e la mise nel piatto.

“Pensi che ti prenderanno?” chiesi quando iniziò a mangiare.

“Quello stupido test” disse dopo un po’, pulendosi il sugo dalle labbra. “Capiranno che hanno sbagliato.”

Annuii, abbassando lo sguardo. Per un po’ restò in silenzio, ma sentivo che mi guardava.

“Non mi credi” sentenziò buttando la forchetta nel piatto. “Pensi che mi faccio delle illusioni. Secondo te non ci ho pensato abbastanza?” alzò la voce.

“Spero che ti prendano” mormorai. “È il tuo sogno.”

“Lo è” sbatté un pugno sul tavolo che fece tremare i piatti. “E quei bastardi lo capiranno” aggiunse sventolando la lettera imbustata.

Respirò forte, si calmò. “Mamma ci raccontava la storia di Babele” proseguì, allontanando il piatto per far posto ai gomiti. “La ricordi?”

Annuii, tagliando un’altra fetta di lasagna. Quella storia mi si era attaccata addosso fin dalla prima volta. Uomini antichi, in pellicce di animali, che formavano un’immensa catena per passarsi i mattoni. Quel primo grattacielo non piacque al Signore, ma chissà che sarebbe successo se invece fosse rimasto in piedi.

“Ci insegnano a volere tanto per avere tanto” disse prendendosi la testa fra le mani. “Che se uno vuole qualcosa, è impossibile che non lo ottenga. Non va sempre così.”

“Dipende da ciò che uno vuole.”

Lui annuì con lentezza, senza alzare la testa.

“L’avessi scritta io, la Bibbia, avrei tolto Dio” mormorò. “Avrei detto che gli uomini eressero una torre perché la volevano alta. E che poi questa crollò per sbaglio.”

“Magari è andata così” buttai lì.

Diego mi guardò senza sbattere le palpebre, sbuffò e si alzò in piedi.

“Il punto è che Dio non vuole una torre” disse andando verso la sua stanza. “Ma gli uomini non devono saperlo.”

Poco dopo uscì con la lettera in mano, dicendo che andava a spedirla e poi passava in colonia. Raccolsi i piatti e li misi nel lavandino. Guardai l’Empire State Building in fondo al salotto e pensai che, se fosse crollato, l’avrei riportato al negozio, chiedendone uno con meno pezzi.

copyright Bompiani/Giunti 2019


Notice: ob_end_flush(): failed to send buffer of zlib output compression (0) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 3778