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Satisfiction » Edward Wilson-Lee anteprima. Il catalogo dei libri naufragati
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Inediti 21.01.2019

Edward Wilson-Lee anteprima. Il catalogo dei libri naufragati

La passione per i libri, per tutto quanto possa essere stato impresso su carta, è la più grande passione

di Fernando Colombo, figlio naturale e biografo del più famoso Cristoforo, scopritore delle Indie Occidentali per conto del trono di Spagna. Una passione che verso i libri lo spinge verso la raccola e la collezione di tutto quanto sia a stampa, ma anche verso la classificazione di tutti i volumi pubblicati. E che lo metterà in contatto con Albrecht Durer, Erasmo da Rotterdam e Aldo Manuzio. La continua e affannosa ricerca di libri, poi, lo trasformerà anche in un grande viaggiatore, tra le città di Siviglia, Granada e Toledo, e poi Londra, Venzia e Milano, Colonia Strasburgo e Magonza.

La figura di Fernando Colombo, passo dopo passo, assume qualcosa di “monumentale”: compila spasmodicamente vertiginose liste ed elenchi, idea la prima biblioteca universale, concependo il catalogo dei cataloghi, in grado di racchiudere tutto lo scibile umano, e una biblioteca concepita come un immane organismo vivente.

Il catalogo dei libri naufragati, di Edward Wilson-Lee, che esce da Bollati Boringhieri con la traduzione di Susanna Bourlot, racchiude in sé i mondi creati da Fernando Colombo, i suoi vertiginosi sogni, riverbera le sue smanie e passioni, in un trionfo dell’amore per il Sapere. Un libro labirintico, cui è bello abbandonarsi, presi dalla vertigine della lettura e dal piacere profondo di un’avventura intellettuale.

Paolo Melissi

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Nel periodo che seguì il ritorno di Colombo in catene, l’esploratore ormai vecchio e malandato confidò al figlio un progetto segreto, un piano che prometteva di rivelare il mondo sotto una luce del tutto nuova. Un’opera destinata a elevare le scoperte di Colombo sopra i gretti calcoli dei costi e dei benefici su cui si concentravano molti dei dibattiti a corte, inserendole invece all’interno di una grande narrazione religiosa della storia e interpretandole come gli avvenimenti che avrebbero preparato il terreno al trionfo della fede cristiana e alla fine dei tempi. Del manoscritto in cui aveva riunito le sue prove oggi restano 84 fogli di carta molto malridotti, riempiti qua e là di grafie differenti. Ogni foglio di carta, prodotta in Italia, ha in filigrana il disegno di una mano aperta sotto una stella a sei punte. Inizialmente l’opera portava il titolo descrittivo, e piuttosto insipido, di «Libro o raccolta di auctoritates, detti, sentenze e profezie sulla riconquista della città santa e il monte di Dio, Sion, e della scoperta e conversione delle isole delle Indie e di tutte le genti e le nazioni». Fernando lo rititolò il Libro de las profecías, e il ruolo che ebbe nella sua creazione è la prima prova del suo crescente talento per la classificazione.1 Le catene vennero presto tolte all’Ammiraglio del Mare Oceano, anzi, gli sarebbero state tolte anche prima, se Colombo non avesse rifiutato l’offerta del capitano che lo scortava, preferendo assecondare il suo talento per la teatralità sbarcando in Spagna conciato come uno schiavo. I ceppi coglievano alla perfezione, secondo Colombo, la disparità tra le imprese che aveva compiuto e il modo in cui veniva ringraziato: per citare una profezia che amava ripetere, pur essendo l’uomo che aveva spezzato le catene di Oceano in cui era imprigionato il mondo antico, non aveva ricevuto in cambio che delle catene da prigioniero. Per questo motivo – come ricordò Fernando verso la fine dei suoi giorni – le aveva conservate come una reliquia e le aveva volute nella tomba quale segno dell’ingratitudine del mondo. Dopo averne ordinato la scarcerazione, Ferdinando e Isabella lo chiamarono a Granada, e nei mesi successivi Colombo riprese pazientemente a cercare di farsi riconoscere i suoi diritti sul Nuovo Mondo. I Reyes católicos presto condannarono il trattamento riservato da Bobadilla al loro Ammiraglio, e nominarono una nuova commissione guidata da Nicolás de Ovando perché esaminasse la condotta di Bobadilla, cosa che dovette procurare a Colombo una certa soddisfazione.

Colombo però non era entusiasta di tali compiti pratici e amministrativi, e sembra che durante il suo soggiorno in Spagna si fosse dedicato sempre di più al Libro de las profecías. Non si trattava di un capriccio improvviso: dopotutto, era dalle sue prime descrizioni del Nuovo Mondo che Colombo cercava di evocare l’atmosfera edenica dei Caraibi, citando il clima fecondo e la nudità degli abitanti per suggerire che l’impresa costituiva un passo verso un’Epoca dell’Oro benedetta (e, per estensione, verso l’oro). Ma le epistole di Colombo dell’ottobre 1498 e del febbraio 1500 segnano un cambiamento significativo nel suo pensiero. Nella prima parla del suo giro, all’inizio del Terzo Viaggio, attorno un’isola a tre teste (che battezzò Trinidad) e della deviazione verso una vasta distesa di terra, che all’inizio chiamò Isla Santa ma che poi scoprì essere terra firma – un continente – che gli abitanti della regione chiamavano Paria. La deviazione di tre mesi intorno a Paria vide anche accadere alcuni degli eventi più sconvolgenti persino per un uomo la cui vita era stata un catalogo di esperienze quasi mortali. Prima di tutto, dopo aver raggiunto l’equatore veleggiando verso sud, ci furono otto giorni di calma piatta in un clima così torrido che le stive delle navi diventarono forni e le tavole dei ponti iniziarono a scricchiolare e spaccarsi. Rifacendosi al diario del padre, Fernando avrebbe poi ipotizzato che, non fosse stato per il fresco relativo della notte e gli occasionali acquazzoni, le navi sarebbero bruciate con i loro equipaggi. Quando finalmente si alzò il vento, e raggiunsero Trinidad, il sollievo lasciò presto il posto all’orrore non appena imboccarono un tratto di mare tra Trinidad e Paria agitato come un fiume impetuoso, dove le onde provenienti dalle rive opposte si infrangevano nel mezzo e scontrandosi creavano come un muro d’acqua per tutta la lunghezza dello stretto. Chiamarono quello stretto all’estremità meridionale di Trinidad la Boca de la Sierpe.

© 2018 Edward Wilson-Lee; © 2019 Bollati Boringhieri editore, Torino; Traduzione di Susanna Bourlot


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