Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Sidebar". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-1". Impostare manualmente id a "sidebar-1" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4161

Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Footer Widgets". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-2". Impostare manualmente id a "sidebar-2" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4161

Notice: wp_deregister_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4161

Notice: wp_register_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4161

Notice: wp_enqueue_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4161
Satisfiction » Edgardo Franzosini anteprima. Rimbaud e la vedova
Notice: Trying to get property of non-object in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: meta_post_keywords in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: wpzoom_sidebar in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/header.php on line 108

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 13

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 14
990x27_promo
Inediti 16.05.2018

Edgardo Franzosini anteprima. Rimbaud e la vedova

E’ un biglietto da visita, a quel tempo chiamato anche Bristol, l’unico elemento tangibile che possa testimoniare la presenza di Arthur Rimbaud a Milano. Il biglietto da visita passò dalle mani di Arthur Rimbaud in quelle dell’amico Ernest Delahaye, che poi ebbe modo di darlo a Georges Izambard, insegnante di letteratura che aveva conosciuto il poeta da giovane. A sua volta, Izambard fornì tre fotografie del biglietto al pittore futurista Ardengo Soffici, che fu anche il primo autore di un saggio su Rimbaud pubblicato fuori dalla Francia.

Il poeta, infatti, soggiornò nella città lombarda nella primavera del 1875, venendo da Stoccarda, dopo aver viaggiato – a tratti anche a piedi – attraverso Germania e Svizzera, per poi entrare in Italia. È questa vicenda che Edgardo Franzosini, con Rimbaud e la vedova, edito da Skira, indaga e ricostruisce a partire dalle poche tracce disponibili. Un lavoro di ricerca e di scavo che – parafrasando un’opera di Georges Perec – potrebbe essere definita come un “Tentativo di esaurire un soggiorno di Arthur Rimbaud a Milano”. Un’indagine e un tentativo che ha del vertiginoso perché non esclude nulla: elementi tratti da lettere ed epistolari, documenti postali, cronache storiche e letterarie. Tutto concorre a costituire un mosaico composto da tessere minutissime, in un processo ricostruttivo che, tra l’altro, risulta terribilmente appassionante. Fino a restituire anche ciò che plausibilmente Rimbaud ebbe modo di fare, e i luoghi che ebbe a frequentare. Ciò che è certo – e lo sappiamo grazie a quel biglietto da visita stampato a Stoccarda su cui fu aggiunto l’indirizzo del domicilio milanese – è che Rimbaud abitò in Piazza Duomo, presso una vedova la cui identità rimane sconosciuta. Ma, probabilmente, non frequentò la “scena” letteraria meneghina, a quel tempo segnata dalla presenza in città di Giovanni Verga, Emilio De Marchi, Carlo Dossi, e degli Scapigliati Emilio Praga, Arrigo Boito e Cletto Arrighi. Dunque “siamo, come direbbe Cioran, condannati a indovinarla, questa storia così povera di riscontri”. E, in questa “condanna”, sta anche il fascino di questo Rimbaud e la vedova, e nella sua seducente capacità di ricostruire “l’arto fantasma” rappreentato da tre mesi di Arthur Rimbaud a Milano.

Paolo Melissi

#

Il primo accenno al soggiorno milanese di Rimbaud lo incontriamo in una lettera spedita dall’Inghilterra, il 7 maggio di quell’anno, da Verlaine a Ernest Delahaye. Nella lettera lo informa di aver ricevuto da Germain Nouveau notizie su Arthur: “Coso è a Milano”, scrive, “in attesa di denaro per la Spagna”. Quest’ultimo particolare evidentemente sorprende Verlaine (o forse lo lascia perplesso), dal momento che a quelle parole fa seguire, alternandoli, due punti interrogativi e tre esclamativi: “?!!?!”. Perplessità o sorpresa difficili da comprendere. Anche Verlaine, due anni addietro, qualche giorno prima di scaricargli addosso i due colpi di rivoltella (Lefaucheux calibro 7 mm) che sappiamo, aveva parlato, in un telegramma spedito a Rimbaud, di un suo prossimo arruolamento sotto la Bandiera di Borgogna dei carlisti: “Volontario in Spagna. Vieni qui. Hotel Liégeois” (ma a Verlaine forse non doveva essere del tutto chiaro quale fosse lo scenario e chi fossero gli attori di quel conflitto poiché, pare, quella mattina stessa si presentò, per avere informazioni sulle modalità di arruolamento tra i ribelli, al console spagnolo di Bruxelles, colui cioè che rappresentava la Repubblica, il potere legalmente in carica a quell’epoca a Madrid, contro il quale, appunto, combattevano i carlisti).

In fondo alla lettera, come è solito fare talvolta, Verlaine aggiunge un disegno dove sono ritratti: lui stesso, Nouveau, Delahaye, e Coso: Rimbaud. Arthur è tutto intento alla lettura di una “tradduzione” (in italiano nel testo), volta le spalle agli altri tre, fuma la pipa e ha indosso un mantello che gli arriva alle caviglie. Sulla testa porta un cappello di feltro alto a cono, e ai piedi delle ciocie con le corregge che gli avvolgono le gambe oltre il ginocchio. Una via di mezzo insomma tra un suonatore di zampogna o un contadino del Lazio da una parte – del genere che venivano raffigurati all’epoca sulle tele di pittori quali Ernest Hébert e Dominique Papety – e l’immagine che avevano in Francia di un “brigante” meridionale dall’altra (si sarà ricordato di questo ritratto Alberto Savinio quando gli capitò di scrivere: “È un pezzo del resto che i briganti sono al lavoro nei campi più diversi. Rimbaud esercitò il brigantaggio in poesia”?).

(…)

Possiamo quindi immaginare (ancora una volta siamo, come direbbe Cioran, “condannati a indovinarla” questa storia così povera di riscontri) che abbia, per esempio, passeggiato, solo o magari in compagnia della “signora”, per le strade della città, per corso Vittorio Emanuele, per via Monforte, per via Torino, durante il giorno, sotto il sole già vivido di quella primavera inoltrata, o di sera alla luce delle fiammelle azzurre dei lampioni a gas. O che da piazza del Duomo, imboccando via degli Orefici e poi via Broletto abbia raggiunto il Castello, e da lì, tra il via vai delle vetture, dei carri, della folla, si sia diretto verso il Tivoli, verso l’Arena, sino all’Arco del Sempione, la porta monumentale sotto la quale erano transitati “coll’armi gloriose” Vittorio Emanuele II e Napoleone III, dopo le vittorie sui campi di battaglia di Palestro e Magenta. Che abbia camminato lungo i bastioni di Porta Venezia, il passeggio prediletto dai milanesi, all’ombra degli ippocastani allineati in doppio ordine ai bordi del marciapiede (alberi che gli avrebbero potuto evocare il ricordo dei 73 ippocastani – l’altra sorella di Arthur, Vitalie, si era occupata di contarli, riportandone il numero esatto nel suo Journal – che ornavano il giardino pubblico di Charleville). Che sia penetrato all’interno di quel Duomo che aveva tutti i giorni davanti agli occhi – gli era sufficiente affacciarsi alle finestre di casa della “signora” per scorgerne la grigia mole di marmo, con i suoi finestroni, i trafori, le statue, le guglie – e che abbia spinto la propria curiosità fino al punto di salire sino alla sommità dell’edificio, sino alle terrazze (ci si poteva salire “da mezz’ora dopo l’Ave Maria del mattino, ad un’ora prima di quella della sera”; “una disposizione dell’Autorità” non dava il permesso di salire da soli). Anche se è da escludere che, nel caso, si sia lasciato prendere dallo stesso vaneggiante entusiasmo per quel che si riusciva ad avvistare da lassù, a cui si era abbandonato, venticinque anni prima, Théophile Gautier.

(…)

Uno dei pochi luoghi della città in cui si può affermare con una certa sicurezza che Rimbaud abbia messo piede sono gli uffici della Posta. La sede della Regia Posta Centrale si trovava in via Rastrelli 20 angolo via Larga, aperta “dalle 8 della mattina alle 10 della sera”. Le lettere per l’estero potevano essere impostate solo in una apposita buca presso quella sede. Affrancata o meno – alcune biografie notano, con un certo compiacimento, che Rimbaud non affrancava mai le lettere che spediva (con la stessa soddisfazione sottolineano come fumasse la pipa con il fornello all’ingiù) – una lettera, con destinazione Francia, in quella primavera del 1875, Arthur dagli uffici di via Rastrelli la inviò di sicuro.


Notice: ob_end_flush(): failed to send buffer of zlib output compression (0) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 3743