Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Sidebar". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-1". Impostare manualmente id a "sidebar-1" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: register_sidebar è stato richiamato in maniera scorretta. Nessun id è stato impostato nell'array degli argomenti per la sidebar "Footer Widgets". Si utilizzerà il valore predefinito "sidebar-2". Impostare manualmente id a "sidebar-2" per nascondere questo avvertimento e mantenere il contenuto attuale della barra laterale. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 4.2.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_deregister_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_register_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196

Notice: wp_enqueue_script è stato richiamato in maniera scorretta. Gli script e gli stili non dovrebbero essere registrati o accodati prima degli hooks wp_enqueue_scripts,admin_enqueue_scripts, o login_enqueue_scripts. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 3.3.0.) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 4196
Satisfiction » Dove mente il fiume
Notice: Trying to get property of non-object in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: meta_post_keywords in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions/wpzoom-functions.php on line 243

Notice: Undefined variable: wpzoom_sidebar in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/header.php on line 108

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 13

Notice: Undefined property: WP_Error::$parent in /home/plzghlmr/public_html/wp-content/themes/satisfiction/functions.php on line 14
990x27_promo
Recensioni Autore: Daniele Bellomi / Prufrock Edizioni / pp. 80 / € 12

Dove mente il fiume

Recensione di Gianluca Garrapa
Dove mente il fiume

Per la poesia di Bellomi, come per certa musica contemporanea, è necessario maturare un diverso tipo di ascolto, e abituarsi ad accogliere, con occhi nuovi, gli aspetti abituali del mondo. In definitiva non ha senso, ad esempio, voler comprendere le moderne teorie della fisica quantistica restando ancorati alle leggi della fisica classica. Allo stesso modo, per godere della lettura di questa silloge, è opportuno, credo, mettere da parte, per un attimo, le conoscenze letterarie che abbiamo al riguardo delle figure retoriche nell’ambito della poesia tradizionale e godere di una logica che non sia solo del significato, ma del suono, e del senso estetico. Non che Bellomi distrugga la classicità o neghi il valore della tradizione, ma la sua operazione è sostanzialmente diversa, credo, affine a quella che portarono avanti gli esponenti del Gruppo 63, in particolare, per stessa ammissione dell’autore, Corrado Costa, di cui si dovrebbe leggere, per l’appunto, Il Fiume. Ovviamente, però, come per tutti i movimenti letterari che erano nati come rottura rispetto a una tradizione, il Gruppo 63 è, a sua volta, diventato ‘tradizione’ e questo, ahimè, per la tendenza tipica del pensiero umano a categorizzare, imbrigliare in definizioni, e omologare il pensiero, ha distrutto il concetto stesso di ‘ricerca’. Per questo, oggi, spesso, si ha a che fare con un paradosso per il quale un autore del Gruppo 63, che nega il concetto di ‘scuola’, si trova a essere un ‘maestro’, un exemplum, e in definitiva lo spirito stesso del Gruppo viene meno laddove si cerca di essere, noi postdigitali, il più possibile aderenti al suo spirito. Una caratteristica di questo gruppo attivo in Italia negli anni 60, era la ‘riduzione dell’io’ e un interesse più approfondito al rapporto dell’io con la società e la natura, cosa, questa, che oggi è praticamente un’utopia, checché se ne parli male dell’io e dell’ego, anzi proprio dove se ne critichi l’ingombrante presenza, è lì che c’è l’insidia del peggior narcisismo. Nell’opera di Bellomi c’è, invece, un sintagma corporeo che si ripete spesso, di più rispetto ad altri sintagmi: occhio. L’occhio, la visione, che guarda il mondo e che guarda il proprio corpo mentre guarda il mondo. Il mondo che Bellomi vede e osserva, che scruta e analizza attraverso la trivella del suo linguaggio, è presentato nel suo candore vorticistico, nella sua speciale mondanità caotica che non ammette alcun pregiudizio. Una cinepresa, quasi, impiantata nella mano e nella testa. Una consapevolezza del ‘gruppo’ cui s’appartiene e di cui si sta parlando, parlati. Una posizione di consapevolezza che difficilmente si può comprendere se si scrive e basta, senza avere mai avuto esperienze musicali di gruppo, dove, per esempio, ascoltare gli altri e portare il ritmo proprio e degli altri, con una batteria, o un basso, ad esempio, affina l’ascolto e prelude alla sinfonia totale, anche, e soprattutto, fuori dalla musica tradizionalmente intesa, melodica, leggera, orecchiabile e, dunque, spesso, passiva, neutra, comoda. Dunque, se dobbiamo analizzare la poesia di Bellomi secondo le categorie classiche per cui comunicare significa far capire e far intendere il significato, allora faremmo prima a non leggere, e non solo Bellomi, ma quasi la totalità della produzione poetica attuale, tranne, ovvio, quella strettamente ‘comunicante’, leggera, consolante, e non c’è in questa etichetta alcun pregiudizio ma una scelta di gusto, più che di campo, che non deve costruire gerarchie: la poesia che si ‘capisce’ (subito) è più bella di quella che non si capisce (subito). Insomma, c’è la musica melodica di San Remo, ma c’è anche la musica rock avant-garde, o il postrock, l’indietronica, oppure Maderna, Nono, Schönberg. Ovviamente non posso aspettarmi che Maderna sia fruito con la stessa facilità con cui, passivamente, ascoltiamo il tormentone estivo, magari anche ben fatto e ben musicato. Dunque, per tornare a Dove mente il fiume, è davvero questo libro in grado di prepararci a un nuovo di tipo di ascolto, se consideriamo la scrittura come un vero e proprio strumento musicale, e quindi con un distacco fisico necessario alla stessa riuscita del suono e del ritmo: la chitarra, la batteria, il pianoforte sono come la scrittura: c’è bisogno di un certo distacco fisico per suonare, per creare sintagmi poetici. E il ritmo, la tenuta fonica del testo, sono garantiti da puntelli di significanti in lingue altre, autre, rispetto al testo italiano, appunti sonoro-segnaletici che paiono indicare la direzione in cui sta andando il testo, come dei segnali in una vasta terra di confine tra la materia e il fluido. E questa caratteristica, del plurilinguismo, ricorda Sanguineti e lo fa scordare, allo stesso tempo, perché Bellomi non è un semplice epigono o rifacitore di una certa scrittura di ricerca. Questo è il punto: Bellomi è dentro il tempo di ora, dentro la transmedialità, i riferimenti non dialettici al corpo, fanno parlare il corpo e non del corpo, quello che era auspicabile per una certa scrittura di ricerca, cioè l’interrelazione delle discipline e degli ambiti, qui diventa fatto, urgenza, accadimento, ‘è l’attualità’. La scrittura diventa quadrifonica, abbraccia più dimensioni, va oltre se stessa e definirla ‘di ricerca’ sarebbe farla ricadere, di nuovo, nel pregiudizio classicista che distingue, appunto, poesia tradizionale e poesia d’avanguardia. Bellomi, invece, sembra voglia intraprendere un nuovo oltre, non oppone la sua scrittura a quella, per così dire, neo-lirica, comunicabile, ci fa capire che non esiste un sistema dominante più giusto, più normale, e un sottosistema che lo giustifichi opponendogli l’innovazione, l’apertura o, come avrebbe scritto Luciano Anceschi, la vitalità, e che sarebbe quello di ricerca, di avanguardia, opposto allo scrivere anacoreta, tradizionale, chiuso. La musica-parola scritta di Bellomi è questo tempo, certo ispirato da un passato in cui la ricerca era ancora letta in chiave classica, è questo presente che non può, pena l’opacità della comprensione, essere affrontato entro categorie retoriche che usano la poesia tradizionale. Allitterazioni, anafore, metafore, hanno la stessa utilità dei concetti della fisica pre-newtoniana ai tempi di Planck. Non fanno capire, né ascoltare. Dove mente il fiume apre un mo(n)do di intendere la poesia, e noi lasciamoci guidare, con fiducia, perché non sappiamo se sarà questo il futuro, ma di certo è questa l’ora che stiamo vivendo e che sarà il testimone di domani, ammesso che domani varranno ancora categorie come passato, presente, futuro, e non, invece, una neutralizzazione dei transiti, a favore di un flusso che diventa parola, musica, fine dell’impero egoico, appunto: solo Dove mente il fiume, forse, si può tornare ad ascoltare l’umano.  


Notice: ob_end_flush(): failed to send buffer of zlib output compression (0) in /home/plzghlmr/public_html/wp-includes/functions.php on line 3778