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Satisfiction » Dimmi che esisto
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Recensioni Autore: Selene Pascasi / Edizioni La Gru / pp. / € 15

Dimmi che esisto

Recensione di Domenico Paris
Dimmi che esisto

Ci sono abissi, in fondo al cuore. Abissi nei quali per tanto tempo si è riusciti a non precipitare, gravitando intorno ad un’orbita di normalità autoimposta ed edificata attraverso un misterioso processo di rimozione mai davvero indagato. Ma nelle fondamenta dell’anima, nelle sue latebre le cui porte sembravano serrate, resistono, strenui e implacabili, dei mostri che non si rassegnano a tacere. C’è un solo modo per poter sperare di sopravvivere: decidersi ad affrontarli. E liberarli dalle catene della razionalità con le quali si è riusciti in qualche modo ad imbrigliarli per tanti anni per un agone all’ultimo sangue. Nel quale slanciarsi intonando, come spartani ventricolari, il peana furioso di chi ha voglia di non arrendersi.

È esattamente questo quello che succede a Giulia, l’avvocato protagonista di “Dimmi che esisto” (Edizioni la Gru, 2018, €15)”, possente romanzo esordio di Selene Pascasi. Dopo essere uscita vincitrice da una difficile causa nella quale ha difeso una cliente stuprata dal suo uomo, invece di abbandonarsi alla soddisfazione per il grande successo di lavoro raggiunto, comincia una veloce, inesorabile discesa nel suo lato più oscuro. Perché tanta ansia? Perché tanto urticante e improvviso dolore? La professionista cerca di sfuggire ai suoi demoni con un viaggio-fuga in terra catalana. Ma a Barcellona, sola tra le meravigliose creazioni di Anton Gaudì e le affascinanti strade e piazzette della città, capisce che l’unica risposta al suo implodere un secondo dopo l’altro, è spogliarsi di tutte le difese razionali e combattere.

La sua, sarà una battaglia di epica normalità e amorosa resistenza che non dimenticherete facilmente.

Molto spesso, ci si appassiona a romanzi la cui ratio riposa sulla capacità da parte di uno scrittore di saper creare delle “polifonie”. Tanti personaggi, tanti punti vista e la possibilità di poter allentare e/o variare quel processo di identificazione empatica che ci cattura, volenti o nolenti, quando sfogliamo le pagine. Non in questo libro, che si presenta fin dal suo incipit come un piccolo gioiello “monofonico” nel quale la scena appartiene ad una e una sola protagonista. Il suo, però, non è il classico monologo interiore giocato sul filo della mera rimembranza o di un flusso di coscienza troppo dimensionato: leggendolo, infatti, la Giulia bambina, la Giulia giovane innamorata e la Giulia oltraggiata dal destino prendono corpo quali entità a sé stanti e in costante dialogo e opposizione con la Giulia donna matura. Ecco allora che l’apparente assolo narrativo si rivela in realtà come un calibrato rendez vous tra differenti esseri femminili, che non sono soltanto il frutto di semplici rifrazioni da una fonte unica, ma hanno un peso specifico sempre tangibile e una propria, dolorosa luminosità.

Ad accrescere il fascino del racconto, intervengono poi numerosi inserti lirici in versi, che danno vita ad una stratificazione tra prosa e poesia di sicuro impatto, tanto più che l’autrice tira spesso fuori dal suo cilindro una serie di aforismi in grado di smuovere la coscienza con atroce delicatezza e intimismo.

Dimmi che esisto” sarà una carezza per tutti coloro che avranno la fortuna di leggerlo, non soltanto per le donne che troveranno in questa storia un esempio di introspezione senza sconti e piena di speranza, ma anche per tutti gli uomini che, giunti alla conclusione, avranno forse imparato qualcosa di più su un universo femminile con il quale non dovrebbero aver più paura di riconciliarsi.


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