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Satisfiction » Carmen Pellegrino anteprima. Una stanza tutta per loro
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Inediti 05.12.2018

Carmen Pellegrino anteprima. Una stanza tutta per loro

Una stanza tutta per loro, bella iniziativa di Avagliano editore. In libreria.

Se guarderemo in faccia il fatto – perché è un fatto – che non c’è neanche un braccio al quale dobbiamo appoggiarci ma che dobbiamo camminare da sole e dobbiamo entrare in rapporto con il mondo della realtà e non soltanto con il mondo degli uomini e delle donne, allora si presenterà l’opportunità.

(Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé)

Quattro domande, una sessione fotografica, e una catena di stima e amicizia che si fa via via più stretta a raccontarci di una legame e di un senso di appartenenza che si vanno costruendo. Così nasce il libro Una stanza tutta per loro, una bella iniziativa di Avagliano editore che ci restituisce l’importanza dell’incontro tra donne e il loro dialogo con l’universo della scrittura (Una stanza tutta per loro. Cinquantuno donne della letteratura italiana, Avagliano editore, 123 pp., 22 euro). A capo del progetto Alessio Romano, D’amore e baccalà è il suo ultimo libro, e Ale di Biasio, fotografo che avendo accarezzato l’idea di scrivere si è poi scoperto innamorato della fotografia. Mediatrice dell’incontro, come per una sincronicità junghiana, Virginia Woolf e il suo Una stanza tutta per sé, imprescindibile saggio dell’autrice inglese.

Bello vedere i volti delle scrittrici con le loro espressioni serie o sorridenti, pensose e leggere, e bello entrare (o uscire, a seconda dei casi) nei loro spazi, nelle loro stanze, sapere di rituali e ricerca della concentrazione: Dacia Maraini si ritira tra i boschi dell’Abruzzo perché per scrivere ha bisogno del silenzio e le piace avere “un paesaggio aperto davanti agli occhi”; Rosella Postorino scrive ovunque (nella stanza degli ospiti occupata da Alice, il suo cane, come nella lavanderia tra lo stendino e il cesto dei panni) purché sia all’interno della casa, non spiata da occhi estranei; Wanda Marasco scrive nella vecchia stanza della figlia, sul tavolino la macchina da scrivere, la Olivetti Lettera35, il cui ticchettio stabilisce una corrispondenza con il suo ritmo interiore; Nadia Terranova scrive su treni, pullman e aerei convinta che ogni libro sia un viaggio, abbia un inizio e una fine, e tutta l’ingovernabilità della vita; Sandra Petrignani scrive ovunque (anche in macchina se ha scadenze da rispettare) ma ama ritirarsi nella sua casa in Umbria; Vivian Lamarque ha trovato il suo posto in soggiorno, sul divano, e prima di scrivere conta le persone che aspettano il tram, qualche volta si mette smalti colorati sulle unghie che poi toglie prima di uscire, quasi per vergogna. E poi ci sono Lidia Ravera, Teresa Ciabatti, Veronica Raimo, Marilù Oliva, Gaia Manzini, Loredana Lipperini, Donatella di Pietrantonio e tantissime altre. Anche Daniela D’Angelo, che cura la linea editoriale e la comunicazione per Avagliano editore. Cinquantuno in tutto: donne, scrittrici italiane.

Nell’ultima parte del volume un’indagine, una domanda: Esiste una letteratura femminile italiana con una sua specificità? Una domanda forse insidiosa ma da cui sono usciti spunti di riflessione non scontati e soprattutto la rimodulazione del quesito che appartiene da sempre a chi scrive. A chi leggerà il libro il gusto di scoprire di più a proprosito di queste cinquantuno donne…

Rossella Pretto

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Carmen Pellegrino

Mi capita, per necessità, di scrivere in viaggio, nei treni, nei caffè. Devo ammettere che mi piace sostare in una storia mentre intorno qualcosa si muove, mentre la vita accade. Trattengo parole, sussurri, pianti, risa. Mi piace la vita degli altri, la fretta, l’urgenza che hanno. A casa mia, invece, tutto tace. Ho una vecchia scrivania di legno costruita da un mio zio falegname. Legno d’ulivo. A quel tavolo mi sembra di sentire l’odore della mia terra, di avere intorno gli alberi di grande complessione sotto o sopra i quali sono cresciuta: gli olmi o gli ulivi appunto, da cui mio padre ricava l’olio che mangiamo. Torno anche così in quella terra a cui non ho smesso di appartenere. Non scrivo mai in pigiama. Mi vesto di tutto punto, strati su strati di lana in inverno perché ho sempre freddo. E riesco poco a stare ferma. Mi tolgo dalla sedia, vado alla finestra, poi ritorno al tavolo, poi mi rialzo, cammino nella stanza, descrivo cerchi bellissimi sul pavimento… È un corpo a corpo con me stessa!


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