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Satisfiction » Avventure minime
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Recensioni Autore: Alessandro Broggi / Transeuropa / pp. 128 / € 9.90

Avventure minime

Recensione di Gianluca Garrapa
Avventure minime

Nel libro di Broggi, la narrazione sembra articolare il linguaggio prima di diventare racconto. Al di qua di ogni prosa e di ogni poesia. È come se l’autore restasse sempre di qua dalla narrazione, come un bimbo che sta imparando a parlare, un infans, che non sa (ancora) parlare. Ma non ce ne accorgiamo subito. All’inizio, le foto-scritture dei fascicoli nei Quaderni Aperti (2000-2012) riprendono lo svolgersi quotidiano dell’esistente attraverso gli occhi narranti di una cinepresa, e di volta in volta questa cinepresa è portata a spalla da uomini e da donne. Questo è un piacevole spaesamento: il punto di vista che varia, o meglio il linguaggio che attraversa diversi corpi, di uomini o donne, e nel divenire-donna, Broggi descrive il mondo con gli occhi di una donna: non finge un punto di vista, mostra lo sguardo. Leggendo, vi ritroverete in una sorta di acquario, dove le creature sono chiamate ‘situazioni’, racconti dove la perfezione matematica supera la poesia e rende lirica la precisione descrittiva dell’interiore nel suo dispiegarsi esteriore, e le cose galleggiano o affondano per moto o inerzia propria. Broggi mette in pratica la difficoltà maggiore per un uomo maturo: osservare il fondo del mare con gli occhi di un bimbo al suo primo bagnetto senza braccioli. In questi accadimenti troverete l’amore, la sessualità e dunque il corpo, il cuore, lo sperma, la pubblicità, le stanze, le strade, i giocattoli, gli annunci pubblicitari, gli affitti, il mondo, e dunque i mondi, le onde di uno tsunami, la cronaca vera degli individui e delle masse di persone, dei fruitori, dei consumatori di città. Avrete un senso di ubiquità che vi farà sentire onnicomprendenti, perderete il filo perché seguirlo non avrebbe molto senso, è come pretendere di cogliere le storie dietro le finestre, attraversando in treno le campagne della periferia: forse che le vostre saccades si preoccuperebbero di leggere un fine comune nelle plausibili e impercettibili vite che si svolgono dentro quei palazzoni, alla guida dei fari di automobili, sotto gli ombrelli in una greve giornata di pioggia? Vi muoverete cullati dalla leggerezza del dondolio e dalle visioni periferiche, attraversati da una musica in prosa dove tutto è presente, anche la memoria, come fatto che ci accade personalmente. Tra vari stili c’è un’odissea al tempo dei pixel e del digitale terrestre. Dopo varie situazioni che, più che accadere, vi fanno accadere in un Nuovo Paesaggio (tipicamente) Italiano (2007-2008), vi ritroverete al Servizio della Realtà (2007-2014), in una sorta di letteratura breve e ergodica, in piena fiction laddove una Teoria dei gruppi raccoglie oggetti spezzati, sintagmi interrotti, pronunce di nomi famosi, googlismi, risultati memorizzati di una ricerca web: un po’ difficile orientarsi in questa Babele se, prima di questo §§§§ (come lo indicizza l’autore), non ci fosse Daily Planet, dove potrete provare il godimento di essere ubiquitari, in una sorta di blob di notizie vere dal mondo di personaggi illustri, e di fatti probabili e anche truci dal sottobosco di esistenze anonime (c’è sempre un ventaglio temporale dell’azione, una varietà dei luoghi che il linguaggio investe, un caleidoscopio di toni e di umori: il quotidiano, il truce, l’ironico, l’assurdo, l’intimo, il pubblico, l’accadimento quotidiano) senza forzature, spontaneamente. D’altronde, il Cage in esergo proprio a Daily Planet dice: ‘Nessuno ha mai avuto in mente la maggior parte di ciò che accade’, e forse non è un caso che Broggi abbia scelto proprio un musicista, visto che dalla musica si può essere colti come dalle immagini che ci attraversano leggendo gli eventi del libro. Questo per dire che in Broggi aleggia la presenza del rapporto uomo-donna nel Carmelo Bene di Ritratto di signora, per esempio, o anche l’epifania del futuro come già stato, che richiama l’après coup del Lacan ispirato da Heidegger, però: o vi stupirete della capacità inconsapevole di tali riferimenti privi di citazionismi e scopiazzature; o dell’immediatezza con cui sarete stati trasportati in un mondo nuovo, cioè questo, che vivete, o da cui siete vissuti, ogni giorno, vostro malgrado. Avrete imparato a narrarvi non dal vostro passato e nemmeno dal presente immediato, ma da ciò che è già accaduto nel futuro. Non si potrebbe dire meglio se non riutilizzando le stesse parole dell’autore, tratte da una delle affascinanti quartine ‘sintagmatiche’ del Fondo Perduto (2001-2012) dell’ultima sezione del libro: Una nuova lettura del mondo / si definisce e si realizza.

 


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