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Satisfiction » ANTEPRIMA Léo Malet, Nestor Burma e la bambola
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Inediti 26.06.2019

ANTEPRIMA Léo Malet, Nestor Burma e la bambola

«(…) è giudicato, non a torto, migliore di Simenon», scrive Corrado Augias di Léo Malet, l’insuperabile maestro del noir francese, che esce per Fazi Editore nella collana Darkside (con traduzione di Federica Angelini) con Nestor Burma e la bambola, uno dei suoi libri più amati dai conoscitori e sino a questo momento inedito in Italia.

E’ nella Parigi del 1971 che si prospetta una nuova avventura per il detective anarchico più scorretto di Francia: lo ritroviamo testimone di un duplice omicidio ai danni di un ex medico dal passato torbido, sospettato di aver causato la morte di una diciottenne dopo averle praticato un aborto clandestino.

Catalizzatore di pathos e scenari inquietanti, Léo Malet ammicca al lettore, sullo sfondo di una città in cui il ’68 ha portato costumi più liberali, dove troviamo una Hélène in minigonna, e dove Burma, con l’insolenza e umanità che lo contraddistinguono, rimane uno dei detective noir più riusciti del Novecento.

 

Ne pubblichiamo un estratto in anteprima.

#

Si stava meglio da Hélène che fuori. Meglio che ovunque, del resto. E c’era un buon odore. Non si sentivano né la cordite né la benzina, come da Mauffat. Si sentiva il suo profumo, il suo odore caldo di donna strappata al sonno. E poi c’era il caffè di cui avevamo già bevuto due tazze. Come sarebbe stato piacevole, in quell’atmosfera serica, quasi voluttuosa, parlare del più e del meno e farsi avvolgere da una sensazione di sicurezza. Ma fuori la tempesta imperversava sulla città assopita e io avevo da raccontare solo una storia di furore e grida, mentre, da qualche parte, le verghe che avevo fabbricato io stesso si stavano riunendo per accarezzarmi il didietro.

Seduta di fronte a me, avvolta in una vestaglia che si era infilata sopra la camicia da notte con affascinante noncuranza, Hélène mi guardava con una certa paura negli occhi.

Avevo finito il mio racconto.

«Ma, insomma, come le è venuto in mente di andare da quel tizio in piena notte. Il suo è proprio un dono. Deve essere sempre in prima fila! Pensava di poterlo incastrare sulla piccola Bonamy?», mi chiese.

«Oh, niente affatto!», risposi. «Sapevo che per quanto riguardava Yolande non c’era da cavarne niente. Ma mi è sembrato che fosse la mia buona stella a mandarmi quel tizio, così sospetto, già cotto a puntino. Il denaro non dà la felicità, vero Hélène? Glielo confermeranno tutti i milionari», dissi io ridendo.

«Va bene, ho capito», rispose lei.

«Tanto meglio. Non voglio più parlare di questo. Di questo dettaglio, intendo».

Si chinò verso di me e mi tamburellò il ginocchio:

«Povero Nés», fece, con un sorrisino triste.

«È comunque straordinario!». Esclamò. «Il pensiero di chiamare il commissario Faroux non l’ha sfiorata nemmeno per un istante, mentre assisteva alla corrida?».

«Forse ero preso dall’azione. Come quando si guarda un film appassionante. Ho pensato a Faroux solo dopo, lungo la strada del ritorno».

«E si è detto che…».

«Che quando alla Tour Pointue scopriranno che un certo Mauffat di Boulogne si è fatto ammazzare, si ricorderanno che ero andato a chiedere informazioni proprio su di lui e, anche se non mi sbatteranno dentro, di certo mi renderanno la vita impossibile. Mi piacerebbe però intanto allontanare subito i sospetti, qualsiasi siano, dalla mia testa».

«Facendo cosa?».

«Costruendomi un alibi. Abbiamo passato la notte insieme, proprio qui, Hélène. Ecco cosa dovremo raccontare al vecchio Faroux».

«Ah sì? Benissimo! E la mia reputazione che fine farà?».

«Andiamo, tesoro! Sono anni che un sacco di brava gente se lo chiede: Nestor Burma va a letto con Hélène? Diamo loro una risposta, finalmente. Saranno tutti contenti».

«Va bene, capo. Scherzavo. Sia sulla mia reputazione, sia sulla sua eventuale galera. Non potrebbero comunque trattenerla un’eternità. Ma per lei sarebbe comunque già troppo e preferisce avere le mani libere, vero?».

«Sì, vorrei ficcare un po’ il naso in questo casino. Dopo tutto, sono quasi pagato per questo e mi terrà in forma. A stare lì tutto il tempo a rivangare i propri guai finanziari ci si arrugginisce e non fa bene alla salute…».

 

 


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