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Satisfiction » Anche i (Vis)conti mangiano fagioli
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Extravaganze 06.03.2013

Anche i (Vis)conti mangiano fagioli

di

Sinceramente: ma quanto di divertono i registi? Se già ai tempi della Grande Babilonia Sua Fetenzia Erich Von Stroheim (“l’uomo che amerete odiare”) si sollazzavano incastonando i propri confusi attori fra gli Arazzi insanguinati di orge austro-ungariche, l’hobby preferito di Stanley Kubrick era quello di mandar collaboratori al manicomio o, almeno, sul lettino di uno psicanalista vita natural durante…

In Italia, invece, Fellini, ad esempio, si “spataccava” nel lanciar palline di mollica su un risentito Salvo Randone che non aveva ricevuto, as usual, uno straccio di copione (come dimostra lo splendido documentario “Ciao, Federico!” di Gideon Bachman); non che scherzasse manco Luchino Visconti. Uno pensa al Conte di Lonate Pozzolo Luchino Visconti di Modrone e se lo immagina, assiso al trono, nel suo palchetto privato… Non sempre, pazienti lettori, non sempre… Prendiamo “Rocco e i suoi fratelli” (1960), seminale, fondamentale, pietra miliare del Nostro Cinema. E, assieme alla coeva “Dolce Vita”, pietra tombale del Neorealismo. Sì, perché anche se il Conte di Modrone, pur guardando a Verga, lo fa col binocolino dell’esteta, del dandy da palcoscenico. Già la scelta della mitica Katina Paxinou, la più grande Vestale della tradizione della Tragedia Greca, nei panni della Mater Dolorosa, la dice lunga… Ma vi furon momenti, su quel set leggendario, in cui l’atmosfera si surriscaldò al punto da evocare le mani frementi e le gocce di sudore da “Spaghetti Western”. Come già scrivono i libri di storia, Visconti- e non poteva essere altrimenti- era follemente innamorato di Alain Delon… La cosa, incredibile dictu- urtava e non poco la sensibilità del rude Renato Salvatori, consapevole che non avrebbe mai potute sedere nello scranno più vicino al Maestro, tra le dolci nebbie del Parnaso… Che ti va a succedere un bel giorno? Lasciamo la parola allo stesso Salvatori: “Mi convocarono per il trucco alle sette di mattina. Cappotto, barba lunga, sembrava dovessi girare subito. Luchino mi disse: “Siediti da qualche parte e aspetta”…E qui cominciò la Via Crucis del povero Salvatori: i minuti d’attesa, si fecero mezz’ore, le mezz’ore, ore intere…Verso mezzogiorno ecco riapparire il Maestro: ma giusto per proporre ad un Salvatori ormai schiumanti di “bersi un cognac”. Per qualche oscuro motivo, l’attore- notoriamente di carattere un poco fumantino- accetta borbottando. Ma l’attesa, che ora si era fatta insostenibile come ne “il Pozzo e il Pendolo” di Poe, continua: “Finì che girai alle otto di sera…Ma non perché il programma fosse sbagliato, no. Fece apposta, mi tenne sotto purga una giornata intera, per farmi una inquadratura che dura un secondo!”. Salvatori, oltre le Colonne d’Ercole dell’umana sopportazione, sferrò un cazzotto al Conte di Modrone: la marmorea ammirazione, all’ultimo istante, fece virare il pugno contro la parete. L’attore si fratturò la mano, e per tutto il resto delle riprese dovette recitare con un gesso estraebile…Non è dato sapere se durante la potenziale scazzottata il Sommo Luchino, abbia vibrato il severo cipiglio in una parvenza di sorriso…


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