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Satisfiction » Achille Mauri. Il paradosso di Achille
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Inediti 31.01.2019

Achille Mauri. Il paradosso di Achille

Un divertissement, quello di Achille Mauri, in libreria da pochi giorni con Il paradosso di Achille (Bollati Boringhieri, 2019, pp. 254, euro 16.50), seguito del fortunato Anime e acciughe che raccontava l’aldiquà- che per noi è l’aldilà, ma per un trapassato è il suo qui e ora e dunque l’aldiquà.

Ancora lì Mauri colloca la scena del nuovo romanzo, pensando di non aver detto abbastanza del luogo che dovrà accoglierci una volta che il nostro tempo sulla terra sarà terminato. Ma il paradosso del titolo sta nel fatto che tempo e spazio non saranno più un problema e che tutti potremo godere di un interminato spazio-tempo, mai noioso; perché è questo che spaventa l’autore, non tanto la prospettiva che l’attende, e ci attende, ma la sua qualità.

Il protagonista viaggia sempre con il suo seguito di acciughe, vive in una porsche rossa, e tutti incontra e con tutti parla, partecipando a diversi convegni in vari luoghi dell’ultramondo, viaggiando in uno zainetto dove si riuniscono le anime per attraversare in fretta lo spazio.

A quei convegni si parla d’amore, di vecchiaia, di solitudine e di immigrazione: temi fondamentali e problematici del nostro quotidiano. Mauri tutti li tocca con quella leggerezza che lo contraddistingue cercando di andare in profondità senza rinunciare al brio e all’inventiva di una mente curiosa e vivace.

Filostrato il Vecchio (III sec. d.C.) nelle sue Imagines esemplificava il suo concetto di creatività- una delle declinazioni della parola greca sophia, intesa nel senso di “ingegno”, “genio”-, descrivendo la scena in cui Ermes ruba la faretra ad Apollo che, quando se ne accorge, anziché mostrare ira, si diverte moltissimo. Ecco, Filostrato ci dice che la creatività sta nel saper cogliere una complessità emotiva sorprendendo lo spettatore con una reazione contraria a quella che si sarebbe aspettato: lo spiazza.

Questo cerca di fare Mauri divertendo il suo lettore e prospettandogli un mondo che molto si discosta dall’immagine di perdita con cui molti si accostano all’eventualità della morte.

Rossella Pretto

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ACHILLE MAURI Nel 1836, quando fu pubblicato, mi resi subito conto di avere destato scompiglio: ero stato volutamente provocatorio e avevo stuzzicato, forse troppo, un’ampia maggioranza conservatrice. Ma, sapete, in fondo il bello sta proprio nella provocazione, nel far parlare di sé perché fuori dagli schemi, perché tanto coraggiosi da chiamare in causa autori per secoli considerati eretici, affiancandoli a quelli più canonicamente apprezzati.

Che senso avrebbe ingabbiare i giovani all’interno dei confini del “noto”? Bisogna al contrario sostenerli e spingerli oltre, verso l’ignoto, a volte anche verso il proibito. Questo era appunto uno degli obiettivi del mio Libro dell’adolescenza.

[…] Io credo che, a modo loro, questi ragazzi si sveglino ogni mattina con delle aspettative, che poi, a causa della giovane età, tentano di reprimere e nascondere quando si ritrovano in mezzo ai coetanei. Un insegnante che sia anche un attento osservatore lo intuisce e sa insinuarsi nella crepa che, per forza di cose, si crea tra le aspettative fintamente rinnegate e l’apparenza da preservare. Proprio qui, un buon maestro riesce a inserire la propria didattica, costituita non solo da nozioni, ma anche da autentica empatia.

Su consiglio di Benedetta ho scelto di approfondire il mio discorso sull’adolescenza attraverso le parole di un poeta, scrittore, storico e politico il cui nome spesso ricorre tra le pagine del mio libro: Alphonse de Lamartine.

Oggi, come mi è stato spiegato, rientra nella categoria dei poeti romantici, quelli che diedero spazio all’esternazione delle emozioni in relazione al contatto con la natura e il suo mutare, quelli che sognavano di fuggire in luoghi esotici, quelli che raccontavano il loro travaglio interiore, la melanconia, il sublime, la Sehnsucht.

Ma non voglio parlarvi di Romanticismo, avendolo vissuto senza neppure sapere che avrebbe preso questo nome, non mi sento all’altezza. Oltretutto, fra voi ci saranno senz’altro uomini di lettere molto più esperti di me. Mi preme invece sottolineare come Lamartine, e prima di lui Rousseau- che mi dicono essere preromantico quando si parla della sua Nuova Eloisa-, si fossero concentrati, come molti autori dell’epoca, a narrare vicende amorose adolescenziali.

Non che l’adolescenza attraverso le epoche sia stata sempre considerata con lo stesso metro di valutazione, ma l’importante in questo caso è poterla paragonare a quella contemporanea, a quella che affolla questi spazi. Julie e Saint-Preux si dicono addio sul battello che porterà lontano, oltreoceano, il giovane precettore, separato dalla sua amata dall’intromissione delle irrevocabili scelte del padre di lei, che si appella ostinatamente al lignaggio.

Nella poesia Le lac, a me tanto cara, Lamartine porta un innamorato a ripercorrere i momenti felici trascorsi in gioventù sulle sponde di un lago che si rende cornice del più immortale degli amori: un amore che, in seguito alla morte della fanciulla, rimane scolpito in eterno tra le fronde, trasportato da un vento incessante e da onde implacabili che trascinano lo strascico di perfezione dei momenti idilliaci.

La mia silenziosa amica, che nonostante la timidezza siede in prima fila in mezzo a voi, mi ha aperto gli occhi su quanto, nonostante le generazioni si susseguano, anche i giovani di oggi eleggano ambienti comuni a palcoscenici naturali sui quali mettere in scena le proprie vicende amorose: non più una nave e un lago, bensì un ponte dai lampioni sovraccarichi di lucchetti, o un muro ornato da una scritta a caratteri cubitali dalle tinte sgargianti. I contemporanei emulatori degli ariosteschi Angelica e Medoro, ben lontano dagli intagli sulle cortecce di alberi secolari, arrivano al punto di imprimersi sulla pelle marchi indelebili da sfoggiare in ogni occasione, per ricordare, a se stessi e a chi li circonda, che un tempo, magari lontano, c’è stato un coetaneo il cui nome suonava come la più melodiosa delle sinfonie mai composte, ininterrotta e deconcentrante colonna sonora delle ore adolescenziali.

Copyright Bollati Boringhieri 2019


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