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Satisfiction » A4. Intervista a Stefano Amato
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Ti ho rivista 18.05.2018

A4. Intervista a Stefano Amato

di

La rivista A4 è la perfetta unione di un’idea semplice e rappresentazione geniale: un solo racconto stampato in fronte retro, con il testo diviso in colonne ovviamente da stampare su di un foglio A4. Ecco l’intervista a Stefano Amato.

Cosa ti ha spinto a creare una rivista letteraria? E quanto tempo fa è successo?

L’idea di “A4” mi è venuta qualche anno fa. Dopodiché ho cominciato a giocare per mesi, nei tempi morti, con il design, i font e l’impaginazione, sicuro che tanto la rivista non avrebbe mai visto la luce. E invece nel dicembre del 2015, trovato finalmente il “look” giusto, ho comprato il dominio aquattro.org e ho lanciato il primo numero. La motivazione a fondare “A4” è venuta dalla noia. Curare una rivista letteraria mi sembrava, e mi sembra tuttora, un bel passatempo.

Prova a definire la tua rivista in poche parole.

— “A4” è, come dice il sottotitolo della testata, una rivista letteraria che non la racconta giusta – in un foglio solo. Contiene cioè un racconto per volta in un singolo foglio A4 stampato in fronte retro, con il testo diviso in colonne. Un racconto di una pagina potrebbe sembrare corto, ma in realtà dentro “A4” ci entra un testo di una lunghezza più che dignitosa, mi sembra.

Quanti numeri sono già stati pubblicati e quando uscirà il prossimo?

— “A4” è arrivata all’undicesimo numero; il prossimo uscirà ad aprile.

Cosa cercate e pubblicate? Racconti, estratti, poesie? Hai/Avete un genere o delle regole precise?

— “A4” pubblica generalmente racconti. Il genere non è importante. L’unica regola a cui attenersi è la lunghezza: fra le 1500 e le 2000 parole. Ultimente però “A4” ha ospitato anche un fumetto, e in un numero alcuni racconti tratti dal sito di McSweeney’s

Cosa deve fare un autore per convincerti/vi a pubblicare un suo lavoro?

Deve scrivere un racconto della lunghezza giusta; e questo racconto deve piacermi: deve cioè invogliarmi alla lettura, ma anche darmi la sensazione che l’autore “sapeva cosa stava facendo” al momento di scriverlo.

Pubblicate anche in cartaceo? Se si, dove si può trovare la tua/vostra rivista?

La rivista è ideata in modo tale che ognuno possa stamparsi la propria versione cartacea partendo dal pdf: basta una stampante in bianco e nero. Io comunque di solito ne stampo un certo numero di copie su carta riciclata e poi le distribuisco nelle librerie della mia città, Siracusa.

Qual è la soddisfazione maggiore o inaspettata che ti ha dato la tua rivista?

Incontrare perfetti sconosciuti che mi hanno chiesto quando sarebbe uscito il nuovo numero di “A4”. E leggere sul blog di Matteo B. Bianchi che «“A4” è senza dubbio l’aggiunta più originale al panorama delle riviste letterarie italiane».

Cos’è che ti/vi ha fatto davvero cascare le braccia?

Più che altro mi lascia perplesso il fatto che, nonostante sul sito sia specificato che i racconti devono essere lunghi fra le 1500 e le 2000 parole, alcuni mi hanno mandato racconti troppo corti (sulle 300 parole) o troppo lunghi (sulle 30 pagine). E poi anche quando mi mandano i racconti senza il nome dell’autore e i suoi contatti, con il file che si chiama, tipo, racconto.rtf.

Cosa ti/vi spinge ad andare avanti in questa attività così poco (o per nulla) produttiva?

La stessa cosa che mi ha spinto a fondare la rivista: la noia.


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