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Satisfiction » A mezzanotte va, la Ronda del (Dis)piacere
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Extravaganze 29.11.2013

A mezzanotte va, la Ronda del (Dis)piacere

di

Tinto Brass, persona squisita e raffinato teorico innamorato di Roland Barthes, perse la propria proverbiale bonomia un bel giorno del 1979, durante le riprese del famigerato “Opus Magnum” Caligula, il film più disconosciuto, rinnegato, sbertucciato della storia del cinema. Si doveva girare una scena in cui l’imperatore fresco di giornata (un Malcom McDowell, con ancora l’eyeliner dell’Alex di Arancia Meccanica) e la sorella Drusilla (Maria “Ultimo tango a Parigi” Schneider), tornati dalle esequie funebri del padre Tiberio (Peter O’Toole tramutato in un osceno macchiettone espressionista), si danno ad un furibondo amplesso liberatorio, convinti che ora, davvero, il mondo intero sia ai loro piedi. Sorpresa: Maria Schneider punta i piedi. Non ci sta. “Io e Caligola siamo fratelli! Non ha senso che noi si faccia l’amore! Soprattutto dopo il funerale di nostro padre!”, urla al regista veneziano… Che con infinita pazienza (cioè senza strapparsi i capelli dalla disperazione) le dice, con voce flautata: “Noi qui non stiamo girando un porno…Io il sesso lo uso come metafora… Se non sai il significato di questa parolina, fattela spiegare dal prossimo regista con cui lavorerai…Addio.” Foera di ball, in pratica. La fumantina Schneider aveva di già fatto saltare i precordi al Sommo Maestro Surrealista Luis Buñuel che, nel 1977, l’aveva cacciata dal set di “Quell’oscuro oggetto del desiderio” dopo un manciata di ciak, inventandosi poi, per sostituirla, il geniale Jekyll & Hyde Carol Boquet-Angela Molina… Ora, ci vuole stile, a parlar male dei morti- e noi comuni mortali non siamo certo il Breton di “Un cadavre”, furibondo libello scritto con l’unico scopo di ballare una scatenata mazurca sulla tomba dell’odiato Anatole France… Però, però: la povera Schneider, recentemente, per colpa di un infelice “pentimento”  mediatico di Bernardo Bertolucci, è stata vista dai più come la Martire, una ingenua attricetta modello Mary Pickford martoriata, spogliata di umana dignità, dagli Orchi Bertolucci e Brando. Ci sia consentito fare due piccole considerazioni: 1) Se Bertolucci quel giorno rimasto nella sua meravigliosa Parma a deliziarsi con un cabaret di culatello, la Storia del Cinema ne avrebbe guadagnato. 2) E’ curioso come nessuno, nei giorni del dibattito si sia preso la briga di consultare “La mia vita” la commovente autobiografia di Marlon Brando ove il nerboruto eroe di Fronte del porto racconta che il set di Ultimo tango a Parigi fu una sorta di spossante seduta da analista… Racconta Brando che Bertolucci lo convinse pure ad affrontare la sfida del “nudo frontale”, ma il gelo di quell’appartamento tramutato in set aveva ridotto le pudenda della star hollywoodiana ad un grinzoso lupino: “Ho sempre creduto fermamente al potere della mente sulla materia- scrive Brando- mi concentrai sui genitali cercando di costringere il mio pene ed i miei testicoli a tornare alle dimensioni normali; mi misi anche a parlargli, ma in quell’occasione la mente mi tradì”… Nessun nudo integrale, anzi, nessuna scena di sesso, se non simulate: “anche quella della sodomizzazione, nella quale usavavo il buroo: non c’era niente di vero”. Signori della corte, il caso è chiuso.


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